
“Ma questo è solo la punta dell’iceberg. Poniamoci, dunque, alcune domande: se il PD ha perso il contatto con il proprio elettorato, dove abbiamo sbagliato? Possiamo correggere il tiro? Abbiamo un’idea di progetto per recuperare il rapporto con i cittadini? La verità è che il Partito Democratico soffre da più tempo di un deficit di dialogo fra classe dirigente, militanti, base e cittadino. Negli organismi statutari, quando vengono convocati, si consumano dibattiti che hanno il sapore della retorica piuttosto che di un laboratorio dove discutere di problemi concreti, organizzativi, politici. Gli organismi direttivi devono ritornare ad essere luoghi di dibattito franco, non solo in vista di appuntamenti congressuali, ma con sistematicità e, soprattutto, devono essere costituiti sulla base della rappresentanza territoriale e non correntizia. Non servono ne’ padroni di tessere, ne’ “yes man”. Serve, invece, il coinvolgimento più ampio della classe dirigente, trovando forme più partecipate di condivisione e di ascolto soprattutto delle istituzioni locali e territoriali, che ci rappresentano, e della gente. Si riconoscano gli errori commessi da ognuno, secondo il ruolo rivestito: quelli di non aver saputo interpretare il disagio latente della società, impegnati troppo caparbiamente, specie in quest’ultima tornata elettorale a posizionare, con un bilancino sfasato, rappresentanti non sempre condivisi dai militanti e dalla base del Partito, dando così il fianco ad una sconfitta annunciata. Siamo il Partito Democratico, non si può scindere il sostantivo dall’aggettivo; siamo un tutt’uno. E se crediamo ancora in questo, ognuno deve assumersi le proprie responsabilità, secondo il ruolo che ricopre, per recuperare il senso di comunità che ha caratterizzato il Partito Democratico sin dalle origini e praticando i valori fondanti del lavoro, dello sviluppo sostenibile, della cittadinanza e dei diritti, dell’innovazione e del merito, della laicità, della democrazia, dell’integrazione sopranazionale, della pace e della sicurezza, che sono alla base del nostro credo e del nostro essere”, prosegue.
“Abbiamo la volontà, la consapevolezza, il senso di appartenenza per ricominciare da questa sconfitta e per ritrovare il bene comune? Recuperiamo quello spirito di comunità nato federando le diverse anime democratiche, progressiste e cattoliche del Paese, e poniamoci l’obiettivo di riconfermare i nostri valori, diversamente siamo destinati tutti al fallimento“, conclude.
