
L’incontro è stato aperto dal docente Unical Giancarlo Costabile, Responsabile del Laboratorio di Pedagogia della R-Esistenza, che ha teorizzato la necessità di un ’68 contro le mafie: «Gli accademici smettano di fare come gli struzzi e mettere la testa sotto la sabbia. La nostra funzione a queste latitudini è preparare i giovani alla ribellione morale e civile, e non all’accettazione passiva di tutto questo. Dobbiamo colpire duramente questa pedagogia complice delle mafie, che vive di corruzione, inginocchiatoi, omertà. L’Università torni allo spirito della Rivoluzione sessantottina: dobbiamo servire il Paese e non essere serviti». Il seminario è stato chiuso dagli interventi di Michele Inserra de Il Quotidiano del Sud e Chantal Castiglione dell’Officina della Disobbedienza Lorenzo Milani. Inserra ha insistito sul valore pedagogico della denuncia: «Dobbiamo prendere nettamente le distanze dai comportamenti opachi. Non possiamo più vivere nella zona grigia e accettare la collusione con le mafie come metodo esistenziale. Stiamo desertificando le nostre terre. Non possiamo più accettare di essere governati da questa minoranza di criminali». Chantal Castiglione ha concluso l’iniziativa incentrando la sua riflessione sulla centralità del messaggio costituzionale nella costruzione di una pedagogia dei diritti e delle libertà.
