Ed ecco che inesorabile è arrivato il verdetto emesso dal “Tavolo Adduce” nell’ultima riunione romana, che verificando lo stato di attuazione del Piano di rientro dal debito sanitario della Calabria ne ha decretato gli insoddisfacenti risultati. Tanto che il SSR calabrese è addirittura a rischio di una procedura d’infrazione dell’Unione Europea, per i ritardi nei pagamenti dei ticket da parte delle Asp di Cosenza e di Reggio Calabria, per l’incapacità di adempiere alle rendicontazioni obbligatorie e per ulteriori disfunzioni e disservizi di natura contabile ed organizzativa. Per l’ASP di Reggio Calabria si torna a parlare di commissariamento, sempre per la ben nota ed irrisolta situazione della gestione contabile. Ma non si era appena usciti da una lunga ed improduttiva sequenza di gestioni commissariali? Lo stesso Commissario Scura ha dovuto ammettere che la Calabria, continua a rimanere ancora all’ultimo posto e che la peggiore ASP d’Europa è quella di Reggio Calabria. Una situazione quella dell’Azienda Sanitaria Provinciale reggina non più tollerabile, rispetto alla quale la CISL Funzione Pubblica denuncia da anni lo stato di allarmante disorganizzazione, offrendo accurate disamine utili ad individuare e sradicare prassi e comportamenti al di fuori della comune deontologia professionale. Ancora una volta, la CISL FP ha proclamato lo stato di agitazione dei lavoratori e ha preannunciato una o più giornate di sciopero, per tutelare i tantissimi operatori sanitari, che sono le prime dirette vittime di un “sistema che ha bisogno di essere curato”.
Ma i rilievi del “Tavolo Adduce” non risparmiano neanche il Dipartimento Salute della Regione Calabria, additando il processo di progressivo smantellamento ormai in corso da alcuni anni come una delle cause della disastrosa situazione. La CISL Funzione Pubblica Calabria, a questo punto, si chiede: Se il Dipartimento che ha la governance della Tutela della Salute e delle Politiche Sanitarie calabresi è sguarnito di personale, sia Dirigente che del Comparto; se su 13 Dirigenti previsti ce ne sono solo 5 impegnati esclusivamente nel Settore di competenza ed altri 2 che seguono ad interim il Settore loro affidato, mentre ne restano scoperti ben altri 6; se su una dotazione organica di 110 dipendenti solo 30 sono in organico alla Giunta regionale della Calabria mentre i rimanenti 80 addetti provengono da altre Amministrazioni e sono assegnati al Dipartimento in utilizzo; se addirittura anche la figura del Direttore Generale è costretta a dividersi in un interim fra il Dipartimento Salute ed il Dipartimento Risorse Umane, come poteva auspicarsi un risultato diverso da quello decretato dal “Tavolo Adduce”? E si chiede, ancora, fino a che punto sarà necessario elevare il grido di allarme prima che coloro che sono deputati a dare risposte si accorgano che il tempo è scaduto e che la Sanità calabrese in generale e quella reggina in particolare hanno preso una deriva senza ritorno?
Quanto ancora gli operatori sanitari e gli utenti dovranno pagare sulla loro pelle le conseguenze derivanti da questo sfascio progettuale, gestionale ed organizzativo? Non ci sono più attenuanti e giustificazioni per nessun livello istituzionale. E’ il caso di affrontare con coraggio la realtà e chiedersi se la salute dei calabresi interessi effettivamente a qualcuno. E’ tempo che i vari soggetti istituzionali preposti a governare il SSR della Calabria si preoccupino di dettare linee di indirizzo politico chiare ed univoche, che dovranno costituire per tutto il management sanitario un imprescindibile riferimento per ricondurre nei parametri della normalità la sanità calabrese“. Lo scrive in una nota stampa il segretario generale Luciano Giordano.
