Villa San Giovanni: ecco tutti gli spettacoli previsti al Teatro Primo [INFO e DETTAGLI]

Tanti spettacoli al Teatro Primo di Villa San Giovanni

fabio abateSabato 10 marzo alle ore 21:30 al Teatro Primo  di Villa San Giovanni (Rc) fa tappa, con uno spettacolo unico nel suo genere, Fabio Abate. Un concerto per raccontare al pubblico canzoni, storie di vita dal sapore tragi-comico, tematiche surreali, ballate bohemienne. Un viaggio introspettivo di un artista poliedrico ribattezzato da Fiorello “Il cantattore”. Fabio Abate è un cantautore catanese che vanta, tra le numerose collaborazioni, quella illustre con Carmen Consoli, un incontro da cui è nato il disco e progetto “Itinerario precario”, prodotto da Massimo Roccaforte, Puccio Castrogiovanni e dalla stessa cantautrice di “Parole di burro”. A consacrare definitivamente l’artista è stata senz’altro la candidatura del brano “Senza farsi male” al Premio David di Donatello come miglior canzone originale per il film “L’uomo che ama” di Maria Sole Tognazzi. Domenica 11 marzo ci sarà una doppia replica prevista alle ore 18:15 e alle ore 21:00. Sempre Domenica 11 marzo è previsto lo spettacolo “‘O Megalomèn” scritto e interpretato da Vincenzo Mercurio (Allestimento scenico  luci e video : Giuseppe Zito, Davide Torre. Claudio Mannino, Alessandro Fabozzi. Musiche e Arrangiamenti: Luca De Simone, Marco Mantovanelli e Vincenzo Mercurio). ‘O Megalomèn è il soprannome dato a Joe, famoso cantante del genere musicale neomelodico. Comincia a cantare per sopperire a debiti familiari che lo costringono a sottostare al volere di criminali. Il suo compito è di scrivere messaggi in codice ed inviarli durante i suoi concerti via radio all’interno del carcere. Il linguaggio che Joe usa è metaforico: possiede un “vocabolario per pochi intimi” come ama definirlo. La scenografia è completamente proiettata, fatta di luci, ombre, visioni alterate della realtà circostante. Le musiche originali e in stile neomelodico sono parte integrante del racconto, di una storia fatta di sentimenti contraddittori, paradossi e silenzi. Il testo è ironico, leggero e senza toni moralistici per quanto Joe è un personaggio tragico, emblema di chi non può scegliere quando non c’è differenza.

Mercoledì 14 marzo alle ore 21:30, I “Dogs Over The Hil” avranno il piacere e l’onore di condividere il palco con il grande Vincenzo Tropepe. Questo è “Southbound” un viaggio in musica che ha in se due componenti che ci stanno particolarmente a cuore: l’andare (il viaggio come esperienza di vita e rimedio all’irrequietezza) e l’amore per il sud (terra madre, musa e strega…grande madre). Domenica 18 marzo alle ore 18:15 va in scena “Dora In Avanti” di Domenico Loddo  con Silvana Luppino, Regia di Christian Maria Parisi, Luci Guillermo Laurin, Scene Valentina Sofi e Produzione Teatro Primo. Questo testo è un gioco. Un gioco serio, però. Come la vita vera. Dentro ci sono parole che si muovono in cerchi concentrici, con l’intento di creare un gorgo emotivo. Al centro di questo gorgo troviamo lei, Dora Kieslowsky, che è la protagonista di questa storia, ma ne è anche l’antagonista, come pure, ad un certo punto, ne diventa persino drammaturga e regista. Dora sta ferma, perché e la cosa che più le riesce meglio. Dora sta ferma eppure va avanti e indietro con la sua altalena, va avanti e indietro nel suo racconto. Forse non sa neppure cosa dire, ma lo dice bene. Usa una canzone come macchina del tempo, e con quella si aiuta a tornare nel passato, nel suo passato, proprio nel punto preciso in cui il suo mondo è precipitato. La sua inerzia sacrale nasce li, da una spinta mancata, che in qualche modo l’ha sconfitta e l’ha arresa, costringendo la sua esistenza in una specie di eterno fermo immagine. Ed è ancora li, la nostra piccola Dora. Ferma. Lo sguardo di bambina perso in tutto quel futuro che non sarebbe poi stata capace di viversi. Dora ha fallito come figlia, come moglie, come madre. Dora non è altro che uno specchio: è la cartina di tornasole delle nostre sconfitte, la somma di tutti i nostri fallimenti.  Perché dietro la dolorosa finzione della sua esistenza c’è una cosa che ci riguarda tutti da vicino: la vita vera.

Venerdì 23 marzo alle ore 21:30 andranno in scena i Dr. Feelgood and the Black Billies. Honky tonk, bluegrass, rockabilly e hillbilly rock, rigorosamente targato anni ’50, proposto con rigorosa fedeltà da una band che annovera tra le sue fila alcuni dei musicisti più importanti a livello nazionale. Il repertorio di Dr Feelgood and the Black Billies si basa sulle canzoni meno scontate di famosi artisti rock and roll come Buddy Holly, Everly Brothers e Elvis Presley; di artisti country come Johnny Cash, Marty Stuart, Hank Williams, Webb Pierce, Marty Robbins e di nomi storici del bluegrass come Bill Monroe e Flatt & Scruggs. Grazie al loro approccio inequivocabilmente rock and roll, i Black Billies riescono a far apprezzare sonorità specifiche del periodo anni ’40 e ’50 provenienti dal Sud Est degli USA, culla della migliore tradizione musicale americana, anche ad un pubblico non avvezzo al vintage sound. Il frontman racconta storie, aneddoti, curiosità che catturano l’attenzione del pubblico con la stessa capacità di coinvolgimento dimostrata al microfono di Virgin Radio. E’ lui il Dr Feelgood che dal 2010 sveglia il popolo del rock con il suo morning show dalla più importante radio nazionale rock. Un valore aggiunto che il pubblico non manca mai di gradire. Il rock and roll e la sua storia in uno show sempre coinvolgente, spassoso e tecnicamente di alto livello artistico. Alla voce e acustica Maurizio ‘Dr Feelgood’ Faulisi, telecaster e voce Ruben Minuto, steel guitar e voce Matt Ringressi, contrabbasso Bruno ‘Bridgebreaker’ Pannone e snare drum Mauro Florean. Sabato 24 Marzo ore 21:00 e Domenica 25 ore 18:15 va in scena “Frida Kahlo” di e con Donatella Venuti e Arcadio Lombardo ispirato a “L’ncantesimo di Frida K.” di Kate Braverman. “Ho immaginato un viaggio dentro la mente di F.K. Personalità complessa, icona di un’epoca, simbolo per eccellenza di femminilità trasrgressiva, di sofferenza fisica e spirituale che si traduce in arte. Nulla mi è sembrato più provocatorio e dirompente come porsi in prima persona a svelare ad una ad una le carte segrete della sua psiche. Come a voler dire: si, questa sono io! Dovete prendere tutto se è vero che mi amate, la bellezza dei miei quadri e l’orrore del mio corpo che si gretola! Mai una scrittrice contemporanea ha incontrato tanta affinità elettiva con la sua musa ispiratrice, da vestire i panni dell’artista come se parlasse delle proprie emozioni più recondite. L’andamento monologante e autobiografico ha favorito l’identificazione in un percorso senza ritorno, scoprendo i segni di un dolore radicato e profondo che travalica la persona stessa e affida all’arte la sola immagine di se. L’ultimo viaggio di Frida è un incantesimo sconvolgente che rapisce la mente e conduce in una zona morta tra i colori dei suoi quadri, i sogni e i desideri di una esistenza possibile ma impossibilitata dai limiti fisici, l’amore ingordo per la vita stessa, il desiderio di maternità, dove il dolore diventa creazione, visioni allucinate di una realtà parallela, abbagliata dalla luce della verità. “Nella pioggia sono nata e nella pioggia morirò” E’ l’intro di uno spettacolo che cerca la sua memoria e i suoi accordi tra la poesia della parola e la musica dal vivo della chitarra di Arcadio Lombardo che interagisce con la recitazione. Come due attori/interpreti dell’universo poetico di Frida, attrice e musicista hanno scelto di narrare quest’ultimo viaggio, quello preparatorio alla Grande Festa, un dolce commiato pieno “di rumore e di furore”, di rimpianto e d’amore dalla terra del dolore”.