
In occasione dell’evento sarà presentata l’anteprima del film sperimentale “Un patrimonio sulle spalle” realizzato nell’ambito del progetto per la regia di Francesco De Melis. Girato “dall’interno” nel corso delle quattro feste, il film è un’incessante contrappunto di immagini e suoni prelevati dal cuore delle feste nel corso della ricerca sul campo effettuata allo scopo. I Gigli di Nola sono otto strutture, una per ogni antica corporazione di mestiere. Ogni macchina è trasportata a spalla da circa 120 uomini, detti Cullatori, che si muovono danzando al ritmo incessante di musicisti e cantanti collocati sulla base quadrangolare di ognuna delle altissime piramidi. Questa processione musicale, aperta dalla barca di San Paolino, coinvolge centinaia di migliaia di persone: una “festa felice” semplicemente travolgente. La Varia di Palmi è una complessa macchina processionale che celebra l’ascensione della Vergine Maria. Il carro votivo, una immensa nuvola con astri rotanti che rappresentano l’universo, ha un’altezza di sedici metri e viene trascinata e sospinta da duecento ‘Mbuttaturi (portatori). Su di esso trovano posto figuranti che rappresentano il Padreterno, gli Apostoli e gli Angeli: li sovrasta l’Animella, una bambina collocata ardita-mente sull’estrema sommità della Varia, scelta per rappresentare la Madonna Assunta in Cielo. I Candelieri di Sassari sono dieci grandi colonne di legno dipinto ornate di nastri e stendardi, che rappresentano altrettanti ceri votivi in onore della Madonna Assunta. La Faradda, cioè la discesa, dei Candelieri ad opera dei Gremianti, avviene al suo-no e al ritmo di tamburi e pifferi, con coinvolgenti coreografie a passo di danza. Il dieci candelieri dopo aver fatto il giro di tutta la città, si ritrovano sul sagrato della Chiesa di Santa Maria di Betlem per le ultime giravolte danzanti, prima di entrare a rendere omaggio alla vergine.
La Macchina di Santa Rosa di Viterbo è una imponente torre illuminata da fiammelle e luci elettriche, alta circa trenta metri e pesante cinque tonnellate. Nella città medioevale, totalmente oscurata per dar risalto alla sua luminescenza, la macchina viene portata a spalle da centotredici uomini detti “Facchini di Santa Rosa” lungo un percorso di oltre un chilometro tra le vie, talvolta molto strette, e le piazze del centro storico.
