
Teresa Timpano che a luglio sarà al festival dei due Mondi di Spoleto con il personaggio di “Penelope” già in prima nazionale a Reggio Calabria, ha raccontato la sua passione per il teatro, le scelte e il grande scavo della coscienza che occorre fare per i personaggi scelti. Penelope, la mia Penelope è personaggio carnale forte ed al tempo stesso fragile. Le scelte vengono fatte insieme al regista e Matteo Tarasco che ha scritto i testi, ha studiato 7 autori tra cui anche Omero e ne ha ricavato 24 poemetti per un ruolo da cento sfaccettature. Il personaggio lo costruisco con le emozioni poi conta l’impronta personale, ecco perché non mi ispiro a nessuna attrice come riferimento, ma amo molto la Magnani. Occorre essere distaccati dalla vita che si ha per Serenella Fraschini soprano, interprete prestigiosa e docente del Conservatorio di Musica “Cilea”: costruire quello che si è in scena lo puoi fare, solo se hai la forza ed il dinamismo per cambiare pelle. La Fraschini reduce dall’estero per motivi di lavoro ha messo in evidenza i suoi inizi, l’aver sostituito all’età di 24 anni la Ricciarelli al teatro greco di Taormina ed anche l’avere calcato importanti palcoscenici, poiché se non vi è esperienza non si puo’ comunicare alle nuove generazioni. “Oggi sbagliano – dice la Fraschini -, i giovani che vanno a lezione da piu’ maestri, ognuno di noi ha delle caratteristiche e piu’ maestri non danno continuità al lavoro. Altro elemento importante è quello dei ruoli, ci vuole maturità ed anche senso di appartenenza per intepretare personaggi per esempio come Mimi’ o Musetta nella Boheme e personamente prediliggo ruoli sempre animati da profondo pathos, dolore e sofferenza. Nel palco si diventa diverse ed occorre pero’ aspettare prima di fare incontri con il grande pubblico, la nostra città manca di grande occasioni e così siamo sempre alla ricerca di spazi che possano presentare alla collettività ed a grandi platee i nostri vivai, non dimenticando che tra i giovani calabresi delle ultime generazioni sono usciti Katia Riotto, Giuseppe De Stefano o Vincenzo Nizzardo solo per citarne alcuni”.
Con un collegamento telefonico anche la partecipazione di Maria Pia Cristaldi – artista del carretto catanese e come artista vivente, facente parte del patrimonio Unesco. Siamo poche ormai, ma un ruolo al femminile il nostro che ha dato da sempre il senso della storia dei cunti siciliani. Dipingiamo portelle e masciddari dei carretti divenuti veri e propri oggetti d’arte ma un tempo veri e propri mezzi di locomozione con il senso del decoro. Un lavoro per la Cristaldi in estinsione, sta scomparendo, siamo pochissimi ma ultimamente, vi è un grande recupero e senso di appartenenza e proprio per questo ho rappresentanto la Sicilia all’Expo di Milano nel 2015, conversando con un pubblico internazionale del carretto dipinto e storie tipiche della mitologia siciliana. Tutti i vari ospiti del salotto delle Muse sono stati concordi nell’affermare che oggi, le nuove generazioni dovrebbero affidarsi a professionisti del settore e soprattutto nel campo della musica e del teatro, dubitare sempre di corsi privati e non istituzionali: sono scelte professionali queste molto lunghe che se prive di costanza, forza, tenacia ed anche adeguate condizioni economiche, non si possono affrontare e dunque sostenere. Ma il Sud in questo, ha centri di formazione adeguati e di livello.
