
“Decisa ieri 30 la nuova aliquota IMU sugli immobili locati a canone agevolato ai sensi dell’art. 2, comma 3, della Legge 431/98 e del D.M. 16/01/2017-. La nuova aliquota, che sostituisce quest’anno quella più favorevole del 6 per mille degli anni 2015, 2016, 2017, aumenterà la tassazione a causa delle difficoltà di cassa del nostro Comune ma, per onestà intellettuale, bisogna riconoscere che la determinazione del Sindaco Falcomatà e del consigliere Rocco Albanese, peraltro delegato del Sindaco ai tributi, hanno ridimensionato e fatto tramontare la iniziale e amara ipotesi di IMU al 9 per mille + Tasi dell’1, che avrebbero portato ad un complessivo 10 per mille decisamente disincentivante a chi volesse sottoscrivere un contratto a canone agevolato. La disponibilità al confronto fra l’Assessore al bilancio Avv. Irene Calabrò e il Dirigente AVV. Demetrio Barreca da una parte e, dall’altra, le Associazioni della proprietà UPPI, CONFEDILIZIA, CONFABITARE, FEDERPROPRIETA’ e dell’inquilinato ANIA, CONIA, SICET, SUNIA ha consentito una puntuale e corretta verifica del minor gettito causato dalla aliquota agevolata e con grande senso di responsabilità le parti hanno condiviso, in medio virtus est, che il 7,5 per mille fosse il giusto punto di accordo. Per effetto della Legge di stabilità 2016 la riduzione al 75% delle aliquote IMU e TASI porterà conseguentemente per l’anno 2018 l’IMU al 5,625 per mille e la TASI allo 0,675 per mille per totale 6,3 per mille“. Lo scrive in una nota stampa Domenico Cuccio, presidente onorario UPPI area metropolitana di Reggio Calabria.
“Chiaramente le Associazioni si augurano che per il prossimo 2019 la tassazione possa ritornare al 6 per mille e per ottenere questo traguardo bisognerà puntare sul recupero della morosità in senso lato, canoni idrici, TARI, ma anche la stessa IMU per dare linfa alle asfittiche casse del Comune-. Del resto una tassazione superiore al 7,5 già di per se gravosa, avrebbe minacciato una richiesta di aumento dei canoni di locazione a circa 2000/2400 famiglie come consentito dall’art. 6, comma 4,del D.M. Infrastrutture e Trasporti del 16/01/2017, che avrebbe inciso sui bilanci familiari già appesantiti dalla crisi economica” conclude.