
“È pur vero che viviamo in un Paese in cui le politiche di welfare, a partire dagli asili nido, dalla scuola a tempo pieno, alla cura di anziani e disabili, sono davvero carenti o, a volte, del tutto inesistenti. Mancano, inoltre, le misure basilari per favorire il mantenimento di un posto di lavoro, a partire da uno stipendio adeguato a sostenere tutte le spese che una persona e una famiglia devono affrontare. Tutte queste carenze fanno sì che spesso le giovani donne siano costrette a scegliere tra un lavoro o un figlio. Quale soluzione, dunque? Un’efficace legislazione, unita ad una corretta applicazione, può certamente costituire uno degli strumenti più adatti per “gestire” la discriminazione tra i sessi. La crescita del tessuto sociale, ma anche del tessuto produttivo della società, dipende largamente dalla valorizzazione del nostro capitale umano: per questo vanno rimossi gli ostacoli che oggi cancellano progetti di vita e ciascuno va messo in condizione di formarsi, di aggiornarsi e di lavorare. Ma ciò, da solo, non può bastare. C’è bisogno di un cambio culturale, c’è bisogno di “ridisegnare” l’immagine della donna, non più ipersessualizzata o donna-santa, come è rappresentata ancora dai pubblicitari, ma una donna assolutamente vera e reale nella vita di tutti i giorni. Le donne reali sono altro, sono persone che studiano, che lavorano, che pensano alla famiglia, che fanno di tutto per essere, come si dice oggi, “multitasking”, e sono le sole a riuscirci, peraltro. E’ certamente doveroso ricordare il grande lavoro fatto dalle generazioni femminili che ci hanno preceduto, che ha permesso di godere di libertà e diritti che fino a un secolo fa neanche immaginavamo potessimo avere, ma celebrare la Giornata Internazionale della Donna non significa ricevere le mimose o andare a cena con le amiche”.
“Spesso siamo noi stesse donne a fuorviare il vero senso dell’8 marzo, limitandoci alla soddisfazione di essere per un giorno al centro dell’attenzione. Per tale motivo, noi donne del Comitato Pari Opportunità presso il Consiglio Giudiziario della Corte d’Appello di Reggio Calabria, in occasione dell’8 marzo, desideriamo invitare le donne ad una riflessione: quanto ci costa, in termini di discriminazione, essere “festeggiate”, ogni anno, un giorno solo!”, conclude.
