Una conferenza stampa con lo scopo di ristabilire tempestivamente la verità di fronte ai cittadini che per l’ennesima volta, a ridosso del voto, assistono al copione già visto della macchina del fango messa in azione. Il sindaco Mario Occhiuto, al centro suo malgrado di una campagna denigratoria arrivata persino sui media nazionali con l’intento di dare ridondanza a un caso che non avrebbe neppure ragione d’esistere perché non lede la collettività in base al modo di governare, non ci sta a subire ancora attacchi che non si basano sui contenuti dell’attività politico-amministrativa ma, al contrario, vengono rivolti alla persona. Così – con la squadra di governo tutta stretta attorno a lui (assessori, consiglieri comunali, dirigenti, staff, funzionari, sostenitori), chiarisce gli aspetti di una vicenda che ha del paradossale.
Nel salone di rappresentanza di palazzo dei Bruzi, questa mattina, Occhiuto ha parlato a 360 gradi della questione debitoria sia personale che dell’ente.
Quindi giù a rimettere un po’ d’ordine: “Noi abbiamo preso in mano questo Comune – ha proseguito Occhiuto – quando era quasi destinato al dissesto finanziario. Dopo alcuni anni siamo riusciti a dimostrare che questa amministrazione ha risanato i conti, fra l’altro utilizzando molte risorse strutturali che prima andavano perdute, dunque senza utilizzare risorse del bilancio comunale. L’aspetto assurdo è che ad attaccarci sono quelli che hanno fatto la cresta sui rimborsi regionali e sono stati pure rinviati a giudizio con forti elementi probatori. Gli stessi che vogliono darci lezioni di moralità. Ogni qualvolta ci sono le elezioni dobbiamo assistere a campagne denigratorie perche i nostri avversari non possono che ricorrere a questi mezzi, essendo sprovvisti di argomenti e contenuti. Oggi hanno indetto una conferenza stampa i soliti noti – ha rimarcato ancora – quelli che devono rispondere a dei padroni. Va detto che Carlo Guccione è stato estromesso dalla giunta regionale e rinviato a giudizio per appropriazione indebita di denaro pubblico, quello sì denaro dei cittadini. Io non devo assolutamente vergognarmi delle mie cose, sono un professionista, a 30 anni avevo tanti dipendenti, sono stato uno dei primi contribuenti in Calabria, per almeno sette anni, quindi ho fatto tante attività com’è noto. Ho avuto momenti di crisi poi, dovuti a intoppi burocratici, tant’è che ho in corso una causa col Ministero per ottenere 30 milioni di euro e questa è una cosa che non ho mai detto. Lo dico adesso perché le polemiche arrivano da questi fannulloni che non hanno mai fatto nulla di produttivo in vita loro, se non i portaborse. Noi a Cosenza abbiamo dimostrato che le cose in Calabria possono cambiare anche in condizioni non facili, addirittura con pressioni di ricatto mediatico. Tutta l’attività contro di noi viene sempre portata avanti cercando qualcuno che possa bloccarci. Questo Comune – ha aggiunto poi come un fiume in piena – lo abbiamo trovato con una mole consistente di debiti. Appena ci siamo insediati abbiamo ricevuto comunicazione dalla Corte dei Conti regionale che in pratica non ci dava scampo per i debiti ereditati e che il Comune era in dissesto. Prima di noi, a palazzo dei Bruzi frammentavano ogni sei mesi gli affidamenti per evitare le certificazioni antimafia. Qui hanno fatto cose gravissime e presumo che ciò che hanno fatto qua lo avranno fatto con eguali gestioni clientelari anche alla Regione, data la situazione in cui versa la Calabria. In seguito al nostro insediamento, le sezioni riunite della Corte dei Conti hanno valutato positivamente il nostro Piano di rientro. Oggi risparmiamo circa 15milioni di euro all’anno per le spese del personale. Un Sindaco e un’Amministrazione sono onesti non solo se non rubano, sono onesti se portano avanti politiche di sviluppo e di crescita per la comunità. Grazie anche al lavoro di Luciano Vigna siamo riusciti a salvare l’andamento finanziario dell’ente. Come dicevo, senza utilizzare risorse del Bilancio del Comune, abbiamo realizzato opere che oggi sono risorse e ricchezza per la città. Noi non produciamo annunci, produciamo opere”.
A continuare lungo la scia della chiarezza, l’assessore Luciano Vigna, con un intervento tanto preciso quanto appassionato: “Sinceramente – ha esordito – in questi cinque anni di esperienza ne ho viste di tutti i colori. Non avevo messo in conto però di rispondere ancora al Pd su fatti che hanno del paradossale. Personalmente, essendo stato chiamato in causa, dico che sto combattendo la mia battaglia a testa alta a differenza di chi mi accusa. A differenza di Guccione, infatti, creste sui rimborsi pubblici non ne ho mai fatte, finora ho solo pagato in primo grado per delle scelte assunte quattordici anni fa in un Cda nel quale avevo rinunciato ad ogni emolumento. Per questo non ho nulla di cui vergognarmi”.
Il riferimento dell’assessore Vigna è a una vicenda giudiziaria che lo ha visto e lo vede coinvolto, in appello, con l’assessore Michelangelo Spataro, ma nulla che abbia a che vedere con la legge Severino.
Il dissesto, durante l’Amministrazione Occhiuto, è stato per fortuna scongiurato.
“Ci accusano di spese folli per eventi – ha concluso Luciano Vigna – ma quelle stesse persone, soltanto per tre eventi nel giro di pochi giorni, sono riuscite a spendere oltre un milione di euro, all’epoca, con le elezioni alle porte. Con un buco di 300 milioni non avrebbero potuto farlo ma, nonostante questo, in piena campagna elettorale, hanno indebitato ulteriormente il Comune. Sappiano questi signori che da oggi in poi non accetteremo più queste critiche strumentali. Riempiremo questa stanza dei faldoni pieni delle magagne che hanno commesso, perché la misura è colma”.
A chiudere l’incontro, il dirigente dell’Avvocatura comunale Giovanni De Rose sollecitato dalle domande dei cronisti: “Al momento, non avendo formalmente avuto notifica di questa sentenza, che abbiamo appreso dai giornali, abbiamo fatto istanza di accesso al fascicolo ufficiale. Ci sarebbero due profili di discutibilità – ha sottolineato – ovvero la totale pignorabilità dell’indennità e non del quinto come già altre ordinanze del tribunale di Cosenza hanno stabilito e per le quali il Comune in questi anni ha proceduto all’accantonamento. E poi l’altra discutibile questione sarebbe relativa alla considerazione anche della parte lorda dell’indennità quale somma pignorabile. Questa sentenza, in sintesi, non assegna somme a nessuno ma esclusivamente quantifica la indennità e la dimensione di pignorabilità”.

