
Tra presidenti e amministratori delegati, si tratta in tutto di sessantacinque persone, alle quali è stato dato un volto e un nome grazie a questo libro, dimostrando che il potere non è occulto, oscuro o indecifrabile ma ha nomi e cognomi che operano alla luce del sole. Evitando qualsiasi teoria del complotto o analisi superficiale, il libro è accompagnato da un rigoroso lavoro di ricerca scientifica basato su fonti aperte realizzato dalla ricercatrice Roberta Calderazzo che ha curato le appendici dell’intero lavoro e che è intervenuta all’incontro. Durante la presentazione, ha posto l’accento sul ruolo dei fondi sovrani e su come il potere è spesso in mano ad élite cinesi, russe o arabe provenienti da contesti non propriamente democratici. Ha proseguito sostenendo che “c’è in gioco un grande compromesso: da un lato l’interesse collettivo della comunità mondiale nel sostenere l’apertura dei mercati dei capitali e dall’altra parte la legittima preoccupazione dei cittadini sulla sicurezza nazionale per i paesi destinatari degli investimenti di questi fondi sovrani”. La ricercatrice ha poi anticipato un tema che verrà trattato in un prossimo lavoro sull’importanza della finanza islamica come mezzo d’integrazione e di sviluppo e sul crescente ruolo nell’economia globale delle élite finanziarie cinesi, russe e arabe.
Florindo Rubbettino ha evidenziato l’impegno della propria casa editrice nel divulgare lo studio dell’intelligence, che si collega con l‘impegno editoriale a promuovere studi sulla criminalità organizzata e la questione centrale della sicurezza per tutela le libertà della società aperta. Ha evidenziato in particolare come le classi dirigenti finanziarie siano cooptate e non elette, quindi individuate in un contesto non trasparente e non controllabile. Ha concluso il dibattito l’autore Mario Caligiuri che ha spiegato che “Come si comanda il mondo” “è un libro che è più libri” poiché tratta dell’efficienza della democrazia e della trasformazione del potere, del ruolo della propaganda e dell’influenza dell’economia, della formazione delle élite e della centralità dell’educazione. “L’intenzione del volume – ha detto – al di là del titolo “impegnativo”, è quello di estrarre “il segnale dal rumore” e cercare di comprendere le tendenze sociali di fondo nell’eccesso della società della disinformazione, tenendo conto che la realtà è sempre davanti agli occhi di tutti”. L’obiettivo del saggio è stato quello di mettere tutti insieme per la prima volta i fili dispersi di fatti noti per costruire uno scenario comprensibile, da contrapporre a quello inevitabilmente frammentato e distorto narrato dai media. “In questo gioco degli specchi e in questa società delle ombre – ha sottolineato Caligiuri – si crea un corto circuito cognitivo in cui la realtà sta da una parte e la percezione della realtà dall’altra”. Caligiuri ha infine concluso ribadendo il ruolo fondamentale di strumenti educativi come l’intelligence che aiutano i cittadini a comprendere la realtà, identificando le informazioni rilevanti e contribuendo a fronteggiare la disinformazione dilagante che è probabilmente uno dei problemi più gravi della società contemporanea.
