
“Siamo consapevoli dei limiti di questa iniziale risposta a un fenomeno che si presenta problematico per l’elevato numero di migranti, per la loro diversità etnica, la drammaticità del loro vissuto quotidiano e le loro legittime attese. Siamo altresì consapevoli dei limiti e dell’inadeguatezza di un piccolo Comune e della sua macchina amministrativa, messa in grave affanno dal disimpegno di nuove attività e dalle continue richieste legate alla presenza dei migranti sul territorio. E’ appena il caso di ricordare che il Comune di San Ferdinando vive una condizione di fragilità complessiva dopo gli anni della spoliazione e del danno e oggi, pur affrontando generosamente l’emergenza migranti, ha il dovere di garantire la normalità amministrativa e di procedere alla ritessitura delle dinamiche morali e materiali della comunità. E’ evidente che tale drammatica incadescenza non può gravare sulle spalle di una piccola comunità priva di mezzi e di risorse, ma deve essere affrontata da – e con – più alte e articolate sinergie capaci di costruire prospettive concrete e scenari sostenibili, considerata anche la emergente necessità di liberare l’area industriale per accogliere gli insediamenti della Zona Economica Speciale. L’obiettivo auspicato rimane naturalmente l’accoglienza diffusa che, tuttavia, non deve essere una imposizione ma al contrario deve avvenire in armonia con i territori e confortata dal sostegno finanziario a favore dei Comuni disponibili. Unica alternativa intermedia praticabile, utile a comporre tutte le diverse esigenze espresse dai diversi attori sul campo, appare la riallocazione dei migranti nel contiguo territorio di Gioia Tauro, che presenta aree dotate delle caratteristiche necessarie a una accoglienza adeguata e rispettosa dei bisogni dei migranti. Siamo chiamati a scegliere se subire questo epocale fenomeno migratorio o compiere tutti gli sforzi per governarlo con lungimiranza, intelligenza e umanità e trasformarlo in epocale occasione di crescita economica e arricchimento culturale” conclude.
