
Tanti, e intrecciati con la narrazione, sono i riferimenti autobiografici contenuti in questo libro intenso nel quale autobiografia, come scrive lo stesso Teti riferendosi a Corrado Alvaro, significa possibilità di rivivere, riscrivere, ripensare quanto ci è accaduto e anche quanto abbiamo immaginato e avremmo desiderato accadesse. La presentazione del libro è affidata allo scrittore reggino Saverio Pazzano, letture a cura di Cinzia Messina. Vito Teti è professore ordinario di Antropologia Culturale presso l’Università della Calabria, dove ha fondato e dirige il Centro di iniziative e ricerche “Antropologie e Letterature del Mediterraneo”. Si è occupato di storia e culture dell’alimentazione, di antropologia del viaggio e dell’emigrazione, di riti e feste nella società tradizionale e in quella attuale, di antropologia ed etnografia dell’abbandono con particolare riferimento al Mezzogiorno d’Italia e al Mediterraneo. E’ autore di volumi, saggi, racconti (tradotti in inglese, francese, spagnolo), reportage fotografici, documentari etnografici. Tra le più recenti pubblicazioni: Storia dell’acqua, Donzelli, Roma, 2003; Il senso dei luoghi. Paesi abbandonati di Calabria, ivi, 2004; Storia del peperoncino, ivi, 2007; La melanconia del vampiro, Manifestolibri, Roma, 2007 (I ed. 1994); Pietre di pane. Un’antropologia del restare, Quodlibet, Macerata, 2011; La razza maledetta. Origini del pregiudizio antimeridionale, Manifestolibri, Roma, 2011 (I ed. 1993); Il patriota e la maestra. La misconosciuta storia d’amore e ribellione di Antonio Garcèa e Giovanna Bertòla ai tempi del Risorgimento, prefazione di Maurice Aymard, Quodlibet, Macerata 2012; Maledetto Sud, Einaudi, Torino 2013; (a cura di) Corrado Alvaro. Un paese e altri scritti giovanili (1911-1916), Donzelli, Roma 2014; Fine pasto. Il cibo che verrà, Einaudi, Torino, 2015; Terra Inquieta. Antropologia dell’erranza meridionale, Rubbettino, Soveria Mannelli, 2015; Quel che resta. L’Italia dei paesi, tra abbandono e ritorno, Donzelli, Roma, 2017.
