
“Tutte queste tre ricostruzioni lessicali presentano a nostro avviso un grave limite: innanzitutto non partono da un’analisi concreta e dettagliata della società grecanica; infine non considerano i campi semantici verbali attraverso cui si genera e si ripropone a distanza di secoli (e millenni!) il linguaggio simbolico-affettivo uomo-animale, tipico del mondo contadino magnogreco. In effetti nella Bovesìa chi conduce un maiale dentro il porcile, il più delle volte lo induce con un fare gentile, alla maniera affettuosa degli antichi Greci, allettandolo con il gioioso richiamo di “zzimbò!” l’equivalente di “ambatò!” per il pollame. Ma che vuol dire nel linguaggio comune grecanico zzimbò? E quale grado di parentela linguistica intercorre tra esso e la voce zzìmba? Rispondiamo subito. Il sostantivo femminile zzìmba (porcile) è vocabolo connesso semanticamente al verbo zzimbò “bevo insieme”, lo stesso verbo da cui trae origine il termine “simposio”, tanto caro ai filosofi (Platone), ai poeti della classicità (Archiloco) e, ovviamente, anche agli uomini di spirito; qui, nello specifico, si compone di due elementi grammaticali, ossia il prefisso ??? (“insieme”) + il verbo greco dorico ? ?? (“bevo”) > ? (nella forma contratta), secondo i seguenti passaggi fonetici: ??? > ??? + ? = ????? (zzimbò). Zzimbò tuttavia, con il passar del tempo, per analogia con il sostantivo ambatò (pollaio), diverrà nel dialetto romanzo dei paesi dell’Area Ellenofona l’equivalente maschile di zzìmba” prosegue.
Quindi, in buona sostanza, zzìmba è parola che intende la “fonte comune” (da ??? “comune” + il sost. gr. dorico ???? “fonte” = ??????), il luogo da cui i maiali traggono la loro preziosa “fonte” di vita, celebrando alla maniera morigerata degli uomini astemi, un loro simposio fatto di abbondante broda, cioè acqua, ortaggi, legumi o cereali (“mbiveruni” nel dialetto calabrese), attingendo a piene fauci da una comune coppa scavata nella pietra, denominata in grecanico scìfo (??????). Tutto ciò pertiene al lessico specifico e simbolico del simposio. Concludendo, mi pare di avere fin qui dimostrato la piena validità di un siffatto approccio metodologico e ricordo a quanti hanno a cuore la lingua, la cultura e la filosofia (non solo enoica) dei Greci di Calabria, che il bere insieme, con intelligenza e moderazione è per noi tutti una specie di dovere civico che rinsalda la comunità, migliora l’uomo e, a detta dei nostri nonni, migliora anche il vino, perché ?? ?????? ????? ???? ?????, ??? ???????? ??? ????? ??? ???? (il vino migliore è quello che si beve in casa d’altri)” conclude.
