
Nei suoi dossier, Legambiente Calabria ha sempre rilevato la presenza di forti anomalie poichè in provincia di Catanzaro solo pochissimi impianti hanno quantità di fanghi smaltiti compatibili con le quantità di acqua trattata secondo il rapporto di ISPRA. In altri termini, il rapporto tra fanghi prodotti e acqua trattata dovrebbe essere il primo elemento da monitorare in fase di controllo. Sin dal 2015 Legambiente Calabria ha suggerito che la comunicazione della quantità di fanghi, di acqua trattata e della modalità di smaltimento degli stessi dovesse essere una delle condizioni essenziali per ottenere i finanziamenti per migliorare la depurazione. L’associazione ambientalista ha anche proposto, da tempo, che lo smaltimento dei fanghi sia gestito direttamente dagli enti locali per controllare l’efficienza della depurazione. Tuttavia passano gli anni e la Regione Calabria non riesce ad uscire dalla logica dell’emergenza e delle continue proroghe dei lavori senza che mai venga realizzato un sistema efficace di rifunzionalizzazione e controllo degli impianti di depurazione dei comuni costieri calabresi. A monte, però, i dati che la Regione riceve dovrebbero essere sottoposti a maggiori controlli e analisi per poter intervenire con azioni e misure tempestive. Tutto questo in una Regione a vocazione turistica, circa 810 chilometri di costa e con paesaggi ed un mare bellissimi. Se verranno confermate le ipotesi di reato, Legambiente Calabria interverrà, a tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini, anche sul fronte legale con l’ausilio del Ce.a.g.( Centro di azione giuridica), braccio giuridico dell’associazione presieduto dall’Avv. Anna Parretta.
Nel frattempo Nettuno, una delle divinità più importanti dell’antichità quando il mare era temuto ed onorato, ha tutte le ragioni per essere irato. Ma ancora di più dovrebbero essere arrabbiati ed indignati tutti i calabresi che amano la propria terra ed il proprio mare.
