
“Noi” dice Angela Panzera, giornalista di cronaca, siamo giornalisti che abbiamo preso una posizione, quella di andare controcorrente all’interno della stampa. Nei tribunali la legge a volte non è uguale per tutti anche in una città come la nostra dove ci sono giudici preparati, magistrati di eccellenza, cancellieri, assistenti giudiziari ma che nel tempo e negli anni scorsi non hanno -guarda caso- portato a compimento determinate indagini, abbiamo visto grandi cambiamenti con Giuseppe Pignatone e Cafiero De Raho, che hanno affrontato e trattato casi che nessuno osava fare. Reggio nelle sue ultime fotografie pubbliche sulla vita notturna, o della città perfetta, falsifica il volto della città stessa poiché nasconde le convivenze in determinati ambiti per Michele Inserra capo redattore de Il Quotidiano del Sud; il problema non è la mafia ma la cultura mafiosa e a volte il cittadino crede a certa stampa che falsifica e crea articoli con verità di comodo. Tutto ruota intorno agli apparati della cultura mafiosa e purtroppo sono sotto gli occhi di tutti. Come mai chi scrive di certa sinistra non riesce ad avere incarichi? E poi come mai l’immunità di stampa per la sinistra viene eseguita non toccando mai determinati personaggi ? La città perché non si interroga per queste cose ?
Inserra, Panzera e Cordova stimolati dalle domande del pubblico in sala si sono soffermati sulla pubblicazione delle intercettazioni, lavoro fatto sempre tenendo conto di non andare oltre la privacy e di pubblicare quello che è notiziabile. Ed ancora si è parlato di associazioni antimafia, quelle create ad hoc con contributi della stato, sono associazioni che soddisfano l’egocentrismo di manie personali, la vera antimafia dice Inserra si sporca le mani e non aspetta i soldi pubblici che arrivano dalla politica e ti fanno perdere la libertà. Anche di associazionismo si è discusso, troppe le associazioni che si dicono culturali in questa città, invece nascondono padroni di turno, che faranno leva sul territorio per raccogliere voti o arrivare a determinati scopi definiti falsamente -sociali-. E se la ‘ndrangheta e le associazioni culturali entrano in relazione fanno entrare in contatto mondi che non dovrebbero dialogare. Durante la serata che ha utilizzato la metafora della musica come elemento armonico di coniugare parola e pensiero le aree napoletane cantate dal Coro delle Muse diretto dal Maestro Enza Cuzzola e la presentazione della collettiva d’arte PAROLE, mostra degli artisti delle Muse che hanno utilizzato la forza delle lettere e delle frasi per ottenere surreali restituzioni pittoriche e fotografiche ribadendo la forza della scrittura anche nell’arte, approdando così al linguaggio visivo. Alla mostra partecipano: Pierfilippo Bucca, Francesco Logoteta, Rossella Marra, Pina Calabro’, Manuela Lugarà, Antonella Laganà, Mimma Gorgone, Nunzia Gimondo. Dalla parola negata, alla parola inventata, dall’urlo contemporaneo al potere delle lettere dell’alfabeto attraverso le quali l’uomo e l’artista comunicano i loro senso di denuncia nel tempo attuale.
