
Nel dettaglio il bilancio dell’operazione Recherche 2 (portata a termine questa mattina dalla Squadra Mobile di Reggio Calabria e dallo SCO di Roma) è di dodici ordinanze di custodia cautelare in carcere, sei arresti domiciliari e una con obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Otto soggetti in più rispetto agli undici fermati il 4 aprile scorso finiscono nella rete dei investigatori della Polizia di Stato. Si tratta per lo più di uomini di fiducia del carismatico PESCE Marcello, facenti parte della sua rete di protezione e della filiera comunicativa, grazie ai quali il boss latitante riusciva ad amministrare le risorse finanziarie incamerate dalla cosca, di assegnarle ai membri del sodalizio detenuti ed ai loro familiari, di gestire, in regime di sostanziale monopolio, l’attività di trasporto merci su gomma per conto terzi, di curare i rapporti con le altre consorterie, intervenendo, a più riprese, per risolvere alcune controversie sorte all’interno della propria compagine criminale o con altre organizzazioni della ‘ndrangheta.
L’ex latitante Marcello Pesce personaggio di primissimo piano della ‘ndrangheta di Rosarno
Nella rete del narcotraffico anche soggetti cosentini, vibonesi e catanesi
Nel traffico di sostanze stupefacenti gestito dall’articolazione della cosca Pesce , facente capo a Marcello Pesce, erano coinvolti anche soggetti della provincia di Cosenza, Vibo Valentia e Catania. I trafficanti rosarnesi, godendo evidentemente di molta credibilità, avevano anche svolto attività di mediazione per l’acquisito di rilevanti quantitativi di marijuana tra alcuni soggetti catanesi e fornitori cosentini. Contestate tre cessioni di marijuana di 38, 67 e 4 kg. Contestato anche il delitto di associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti.