Ecco l’intervista a Pasquale Romeo appena eletto segretario generale della Cisl Medici di Reggio Calabria.
Pasquale Romeo appena eletto segretario generale della Cisl Medici di Reggio Calabria come vede in questo momento la sanità reggina?
Penso che si stanno compiendo enormi passi in avanti. Si è lavorato alacremente su fronti irrisolti soprattutto nella più grande delle aziende reggine che è l’ASP con un tentativo di mettere ordine nel comparto, nella dirigenza medica e nelle pratiche amministrative. Abbiamo ereditato negli anni un automobile non ben funzionante, occorrerà del tempo per poterlo fare e lasciare tempo a chi lo sta facendo bene.
Cosa cambierebbe in sanità?
A me non piace questa contrapposizione, che è negativa per la provincia di Reggio, tra il commissario Scura e i manager, mi sembra invece che assieme dovrebbero lavorare per un unico risultato e non stanno di sicuro lavorando per cose diverse, per cui non mi è chiaro tutto questo come a nessun cittadino che auspica solo una sanità migliore.
Come se lo spiega da psichiatra e studioso, visto che lei è anche docente e scrittore?
Penso che stiamo attraversando un’epoca di eccesso dell’IO, come dice Osho uno dei nostri mali è l’ipetrorfia dell’IO e abbiamo dimenticato il motto evangelico del porgere l’altra guancia che tramite il perdono consentiva di superare se stessi e fare imprese mirabolanti per la collettività. La nostra epoca, lo vediamo anche da psichiatri nella coppia, ha perso la capacità di dire NOI e dice sempre IO IO. Abbiamo dimenticato che senza un TU non esiste un IO e il NOI nasce solo dalla dialettica costruttiva e non distruttiva tra un IO e un TU.
Cosa pensa di fare?
Penso che a Reggio abbiamo ereditato una situazione che viene da realtà diverse come quella tirrenica, ionica e reggina, infatti nella mia segretaria vi è un componente della tirrenica (Calogero) e uno della ionica (Gentile), dal punto di vista amministrativo la macchina non è oliata e integrata e richiederà parecchio tempo. Per farlo è necessario una continuità amministrativa seria.
Qual è il suo sogno?
Il sogno è una sanità svecchiata, non tanto anagraficamente ma nella mente. Una sanità che pensa al futuro e non al passato e soprattutto alle nuove generazioni, creando posti di lavoro e nuovi modi di fare, non dimenticando mai che ogni nostro atto anche cartaceo ha una conseguenza reale sulla salute del medico, del biologo, del veterinario, dell’operatore in genere, ma soprattutto del paziente.
