Presepe vivente incendiato nel reggino: quando l’arte del ‘saper fare’ si scontra con la mancanza di valori

Presepe vivente incendiato a Sant'Eufemia d'Aspromonte: la colpa è soprattutto "di chi non ha insegnato il senso del rispetto di ciò che è comune; di chi sta a guardare e non interviene"

presepe-santeufemiaE’ un paese, Sant’Eufemia d’Aspromonte, in cui si cerca di scrollarsi di dosso i banali e semplicistici luoghi comuni, e in cui le eccellenze emergono sempre di più, valorizzate da associazioni private ed enti pubblici che incentivano ed organizzano attività ed eventi, culturali e ludici, in grado di fare da polo di attrazione anche per le comunità limitrofe. Iniziative lodevoli e ben organizzate, che vanno però a scontrarsi con un grosso ostacolo: quello della mancanza di valori e di rispetto per il bene comune. In questi giorni, come accade in molti altri comuni italiani, è stato organizzato e ‘messo in scena’ il presepe vivente. L’inaugurazione è avvenuta il giorno della Vigilia di Natale. Il 24 dicembre e il pomeriggio del 25, dunque, sono stati numerosi i cittadini che hanno partecipato attivamente all’evento, e ancora di più quelli che vi hanno preso parte come spettatori. In attesa del prossimo appuntamento, previsto per venerdì 30, le ‘casette’ erano state coperte da tendoni.

Ieri intorno alle 13, quindi in pieno giorno e alla luce del sole, un incendio di natura probabilmente dolosa è divampato da uno di questi tendoni. Fortunatamente è stato subito spento da alcuni residenti, ma si sarebbe diffuso anche ad altre baracche se le fiamme non fossero state domate in tempo. Il sindaco, Domenico Creazzo, e il parroco, Don Marco, hanno subito denunciato l’accaduto ai Carabinieri che stanno ora indagando sulla dinamica. E proprio il primo cittadino di Sant’Eufemia ha voluto esprimere attraverso la pagina Facebook del Comune l’amarezza e l’indignazione nel constatare che nemmeno un’occasione come quella del presepe vivente sia riuscita a fermare l’inciviltà.  “Dietro a quei tendoni e a quelle baracche ci sono stati tanti mesi di progettazione, di lavoro, di sacrifici, ma anche tanto entusiasmo, voglia di dare e di fare – si legge –. L’idea era quella di coinvolgere la comunità, aiutandola a ritrovare un significato diverso nel proprio cammino che non si limitasse all’avere, ma al riscoprire la dignità dell’uomo, riappropriandosi del senso di umanità, di comunità, di famiglia, di giustizia sociale e di fratellanza. Don Marco ed io, appena abbiamo appreso la notizia dell’incendio, abbiamo incassato il colpo, denunciato l’accaduto ai Carabinieri e deciso di ricominciare, supportati da tutti coloro che in questi mesi hanno creduto e lavorato a questo progetto. Perché chiunque sia stato ha comunque compiuto un atto gravissimo e va punito. Ma io credo che in questo gesto, come in molti altri, la colpa sia soprattutto di chi non ha insegnato o veicolato il senso del rispetto di ciò che è comune; di chi non ha educato alla bellezza; di chi non ha fatto fino in fondo il proprio dovere di educatore; di chi sta a guardare e non interviene, non per punire, ma per correggere, perché tante cose si cambiano più con l’ascolto che con la punizione“.

E la comunità, ovviamente, non si fermerà. Gli appuntamenti con il suggestivo presepe vivente di Sant’Eufemia d’Aspromonte restano confermati per il pomeriggio di venerdì 30 dicembre e per il 6 gennaio. “Giorno 30 dicembre saremo di nuovo là, con un presepe ancora più bello e più partecipato, che continuerà a trasmettere un messaggio di speranza e di amore anche verso chi ha provato a fermarci” fanno sapere ancora dall’amministrazione comunale. Perché la vigliaccheria e la gioia per la distruzione del lavoro altrui, purtroppo, sono parte di questo mondo imperfetto, ma l’arte e il ‘saper fare’ sono gli antidoti migliori per tenerle lontane.