
Sebbene la donna abbia avvertito il morso, non vi ha dato particolare importanza, spiega Pezzi a Live Science. La mattina dopo, si era formata una lesione dolorosa sul dito e la temperatura era salita fino a 38,2°C. La 65enne si è recata presso il pronto soccorso ma è stata subito trasferita nel reparto di terapia intensiva in quanto le sue condizioni non facevano che peggiorare: il respiro diventava affannoso, la pressione era in discesa e i battiti in aumento.
Non esiste un antidoto per il veleno di Loxosceles in Europa, ha spiegato Pezzi a Live Science: è disponibile solo in Brasile, dove questi ragni sono più comuni, ha aggiunto.
Purtroppo la donna è morta circa 12 ore dopo essersi recata in ospedale.
Secondo il medico statunitense Jon Dumitru, del Baptist Health di Jacksonville, che ha trattato casi simili, il ragno descritto nel report poteva appartenere al genus del ragno eremita marrone (Loxosceles reclusa): il veleno di questi ragni contiene un enzima, il phospholipase D, che, può creare necrosi, reazioni tossiche e rendere difficoltosa la coagulazione, cosa che potrebbe portare anche a dissanguamento.
L’unico modo per curare i pazienti, hanno spiegato sia Pezzi che Dumitru, è trattare i sintomi e tenere in vita i pazienti finché è il corpo stesso a reagire al veleno. Si possono anche effettuare trasfusioni e seguire procedure per mantenere alta la pressione, spiega Dumitru.
Non è purtroppo chiaro perché su alcune persone gli effetti siano più gravi, prosegue l’esperto statunitense. Potrebbe anche dipendere dalla quantità di veleno, da patologie pregresse, ma anche dall’età, in quanto le persone molto giovani o avanti con l’età, sembrano essere più vulnerabili, conclude Dumitru. La donna 65enne per esempio soffriva di miastenia gravis, una malattia neuromuscolare caratterizzata da debolezza muscolare.
