
Trattasi, in particolare, di FONTANA Giovanni cl. 45 (già imprenditore reggino capo dell’omonima cosca) e dei suoi figli FONTANA Antonino, FONTANA Francesco Carmelo, FONTANA Giuseppe Carmelo e FONTANA Giandomenico, tutti attualmente reclusi per i reati di associazione per delinquere di tipo mafioso e trasferimento fraudolento di valori aggravato dalle finalità mafiose.
Tale provvedimento rappresenta l’epilogo dell’articolata e capillare attività investigativa svolta dal Nucleo di Polizia Tributaria – G.I.C.O. di Reggio Calabria, che ha permesso di accertare un’ingiustificata discordanza tra il reddito dichiarato e il patrimonio a disposizione, direttamente o indirettamente, di FONTANA Giovanni e dei suoi familiari.
In tale contesto sono state, altresì, valorizzate le risultanze investigative delle operazioni “Olimpia” e “Athena” coordinate dalla locale D.D.A. che hanno consentito di accertare la continuità tra il passato ed il presente della cosca FONTANA e la sua operatività, con una posizione dominante di FONTANA Giovanni.
L’elevato spessore criminale di quest’ultimo è, tra l’altro, testimoniato dalla sua partecipazione, in seno alle consorterie della ‘ndrangheta reggina, a gruppi organizzati di stampo mafioso nonché dal suo ruolo e dalla sua militanza tra le file del c.d. “gruppo separatista” che, per i gravi fatti di sangue commessi, ha sconvolto la città di Reggio Calabria negli anni 1985/1991 (c.d. “seconda guerra di mafia”).
Nella successiva fase della seconda guerra di mafia, invece, lo stesso avrebbe avuto un “ruolo superiore rispetto a quello di capo dell’omonima consorteria mafiosa ponendosi al vertice di una federazione tra le cosche CONDELLO, FONTANA, ROSMINI, IMERTI, SERRAINO (lo schieramento c.d. antidestefaniano) impegnate nella lotta per il predominio sulla città di Reggio Calabria”.
Nel corso degli anni, inoltre, FONTANA Giovanni, nonostante la carcerazione e la latitanza, è riuscito – avvalendosi dei figli e di altri soggetti insospettabili – a mantenere una posizione di rilievo all’interno del panorama delle cosche operanti nel territorio di Reggio Calabria che agiscono al fine di assicurarsi l’accaparramento delle risorse pubbliche e la percezione di profitti illeciti, anche mediante l’infiltrazione nel lucroso settore delle società miste, considerato dalla ‘ndrangheta uno dei settori più redditizi e, allo stesso tempo, indispensabile per attuare il pieno controllo mafioso delle attività economiche.
Come emerso nell’operazione “Athena” la cosca FONTANA è, infatti, riuscita ad assicurarsi il controllo di una delle società miste partecipate dal Comune di Reggio Calabria, la “LEONIA S.p.a.”, affidataria del servizio di raccolta dei rifiuti solidi urbani, con la compiacente disponibilità di coloro che gestivano la società stessa.
Più in generale, la cosca FONTANA – grazie al “permesso” delle altre consorterie criminali della città – ha acquisito il controllo delle attività economiche legate al settore dello smaltimento dei rifiuti e della distribuzione di carburante nonché della raccolta delle somme necessarie per il pagamento delle tangenti da corrispondere alle altre cosche che – una volta resesi conto della rimuneratività di tali affari – hanno preteso la loro parte.
Conclusivamente il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria – in esecuzione dei pertinenti decreti emessi dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria – ha proceduto:
- ad applicare la misura di prevenzione personale della sorveglianza speciale di p.s. a FONTANA Giovanni cl. 45 per la durata di anni 5, al figlio Antonino per la durata di anni 4 e ai figli Francesco Carmelo, Giuseppe Carmelo e Giandomenico per la durata di anni 3;
- a sottoporre a confisca l’intero patrimonio aziendale di 5 imprese, di n. 11 fabbricati, di n. 20 terreni, di n. 43 automezzi nonché diversi rapporti finanziari nonché a sequestrare n. 3 fabbricati per un valore complessivo stimato in circa 27 milioni di euro.
