
Erano due grandi appassionati di calcio e di sport Mino e Tonio Licordari, due storici giornalisti figli dello Stretto. Lo stesso cognome. La stessa passione diventata professione. Una vita che si intreccia su percorsi paralleli e che si spegne praticamente in simultanea. Potrebbero essere fratelli, a prescindere dal nome.
Mino nasceva il 5 aprile 1942, a Reggio Calabria dove ha vissuto fino all’età di 11 anni. Ma lui è messinese nel sangue e nell’anima, per tutta la sua vita di cittadino, avvocato e giornalista si schiererà sempre dalla parte della sua città difendendola da soprusi e attacchi mediatici, da uomo libero e da giornalista serio. Ha conquistato il cuore di tutti i messinesi diventando il più noto volto delle televisioni private locali, amato dai tifosi del Messina che ai funerali in piazza Duomo qualche settimana fa l’hanno ricordato con uno striscione che recitava “Simbolo di una città di cui ti vantavi, continua a difenderla da lassù… buon viaggio avvocato Licordari“.
Popolare ma mai populista, sempre serio ed equilibrato forte di una preparazione profonda e molto ampia.
Tonio nasceva a Bova Marina il 23 agosto 1944, appena due anni dopo rispetto Mino. Pur non avendo trascorsi televisivi, la sua storia umana e professionale sembra quasi venir fuori da un film. Appassionato di giornalismo sin da ragazzino, scrive sul periodico dei ferrovieri “Voci della rotaia” dopo aver ottenuto il posto di segretario delle Ferrovie dello Stato, in servizio negli uffici del Compartimento di Reggio Calabria. Ma per inseguire il proprio sogno lascia il posto statale e viene assunto dalla Gazzetta del Sud, dove inizia un percorso che lo porterà ad essere una delle figure più autorevoli del giornalismo meridionale. Un vero e proprio decano, sia per la carta stampata che per le istituzioni del settore (Odg, Fnsi, Ussi) in cui ricopre importanti incarichi di responsabilità. Scrive a lungo di sport, poi diventa vice redattore capo della Gazzetta del Sud e per molti anni guida la sede reggina da caposervizio della redazione di Reggio Calabria. Non ha mai smesso di amare il calcio e il ciclismo, il suo sport preferito non solo da raccontare ma anche da praticare sempre sui pedali con la forza e l’entusiasmo di un bambino. Ha continuato a scrivere anche dopo il pensionamento del 2012, nonostante la lunga malattia che l’ha portato alla morte, affrontata a testa alta e con grande dignità.
Mino e Tonio hanno lasciato allo Stretto due figli, Maurizio e Natalino, entrambi giornalisti, entrambi sportivi, e tanti altri semi di professionalità che hanno sparso in anni e anni di attività dedicata ai giovani. Hanno insegnato i trucchi del mestiere a tanti giornalisti che sono diventati tali grazie alla passione genuina e alla professionalità trasmessa da due figure così importanti che ci mancheranno tantissimo.
Adesso chissà come se la staranno spassando lassù, a raccontare quello che succede nello sport, nel calcio, nello Stretto. Perchè quella grande passione non potrà morire mai.
