
In particolare, i provvedimenti magistratuali sono scaturiti a seguito di indagini di polizia giudiziaria, svolte dalle “fiamme gialle”, nel corso delle quali è stato accertato, fra l’altro, che un membro della c.d. “commissione” di una cosca egemone di Lamezia Terme, avvalendosi del potere intimidatorio derivante dal suo notorio status delinquenziale, ha imposto a diversi imprenditori locali la sua fittizia assunzione, quella della di lui moglie e quella della cognata.
Tale comportamento illecito è peraltro risultato “trasversale” e consueto nelle cosche lametine, poiché è stato accertato dalle “fiamme gialle” che anche un altro esponente di rilievo, peraltro di una cosca contrapposta alla prima, attraverso analogo modus operandi, aveva imposto la sua assunzione e quella di una sua congiunta ad un imprenditore agricolo, beneficiando anch’egli in tal modo di indebiti profitti simili a quelli sopra descritti (pensione e indennità previdenziali varie).
Il contrasto alle frodi nel settore previdenziale rientra tra gli obiettivi prioritari del corpo ed è finalizzato ad individuare quelle condotte illecite, che, sottraendo risorse destinate al sostegno delle fasce più deboli della collettività, danneggiano chi ne ha effettivamente bisogno. Dette risorse, alcune volte – come nel caso di specie – confluiscono addirittura, invece, verso soggetti senza titolo e, come dimostrato nella circostanza, anche con gravi precedenti di polizia ed inseriti in sanguinarie consorterie ‘ndranghetiste, che, con metodi mafiosi, hanno ottenuto l‘assunzione fittizia, estorcendo in proposito la volontà degli imprenditori.
