
La minuziosa analisi dell’impianto contabile dell’azienda verificata ha permesso di rilevare che la frode fiscale avveniva attraverso l’utilizzo di fatture false emesse da ditte “compiacenti”, prevalentemente per prestazioni varie di elevatissimo quanto improbabile ammontare, risultate essere mere “cartiere”, vale a dire soggetti esistenti solo sotto il profilo formale, in quanto titolari di regolare partita iva, ma la cui concreta attività si esaurisce nell’emissione a beneficio di terzi di fatture attestanti forniture di beni e prestazioni di servizi in realtà mai effettuate, oppure mediante la creazione ex novo di falsi documenti fiscali, utilizzando i dati identificativi di soggetti “inconsapevoli”, del tutto estranei alla frode, o addirittura “inesistenti”, ricorrendo a dati di pura fantasia.
L’attività testimonia il forte impegno del corpo nella lotta all’evasione fiscale ed al contrasto delle frodi a tutela degli interessi dell’erario, tanto sul versante delle entrate quanto su quello delle uscite, caratterizzandone l’azione, costantemente protesa a contrastare gli effetti distorsivi causati all’economia dall’evasione tributaria che falsa, come noto, la leale concorrenza tra le aziende, danneggia le finanze dello stato, diminuendone le capacità di spesa pubblica, ed impedisce la riduzione del carico fiscale per cittadini e imprese.
