
La stima, sicuramente stupefacente – a Pordenone, dove il Pil e’ 8,2 miliardi, sono stati giocati 380 milioni – per gli investigatori significa una sola cosa: che si e’ in presenza “di un rilevante sommerso economico”. Sommerso che, e’ l’analisi degli investigatori, non e’ spiegabile solo con la presenza di lavoro nero. Cosi’ come la massa di giocate non puo’ trovare riscontro in fattori sociali come la ludopatia. Il problema della provincia di Reggio, ma piu’ in generale della Calabria, e’ la presenza della ‘ndrangheta.
Anche il comandante provinciale della Guardia di finanza reggina, Alessandro Barbera, ha infatti evidenziato “la sproporzione tra i giganteschi volumi di denaro giocato e le percentuali di occupazione e reddito. Mettendo insieme i dati – ha detto l’ufficiale – ne puo’ emergere che una consistente economia occulta. In presenza di un Pil bassissimo, Reggio ma piu’ in generale la Calabria, presentano un volume di gioco assolutamente inspiegabile”. Analisi che trova conferma anche nel sequestro effettuato a casa di uno degli indagati. All’uomo sono stati trovati 160 mila euro in contanti, 20 mila dei quali nascosti in una lavatrice. “Voleva fare un lavoro di ‘lavaggio’ completo” ha detto, usando l’ironia, Barbera e riferendosi all’opera di riciclaggio delle cosche. Ma dietro la battuta ci sono la considerazione e la consapevolezza degli investigatori – suffragata dalle analisi – di istituzioni e importanti centri di ricerca ed, in ultimo, dall’operazione conclusa oggi con due miliardi di beni sequestrati – dell’immenso potere economico delle cosche che dispongono di capitali illimitati e “nascosti” con i quali riescono a drogare il mercato legale a proprio vantaggio, affossando l’economia lecita non solo della Calabria ma anche di altre realta’ nazionali.
