
“Il paradosso di liquidare un ente che vanta ingenti crediti proprio nei confronti della Regione, offre servizi d’eccellenza e garantisce professionalità di alto profilo, rappresenterebbe una pagina buia nella storia amministrativa calabrese” – stigmatizza il consigliere.
“I passaggi per l’operazione di salvataggio in argomento – sostiene Mangialavori – sono molteplici. Ma ne esiste uno che potrebbe fare da apripista a tutti gli altri: l’immediato versamento di tutti i crediti vantati dalla Fondazione nei confronti della Regione. Una scelta precisa, rapida e coerente con le dichiarate volontà di risolvere la difficile vertenza politica. L’esborso di tali somme garantirebbe di superare le più immediate criticità e consentirebbe di avviare una nuova fase di gestione della struttura sanitaria interessata”.
“Si tratta, insomma, di operare una decisione che vada ben oltre le parole e che affronti il nodo della vicenda con piglio pragmatico e coraggioso. Salvare un patrimonio di professionalità acquisito in tanti anni di ricerca e cure terapeutiche; impedire che i dipendenti sprofondino nel baratro della disoccupazione e, ancor di più, offrire ai pazienti calabresi di curarsi in loco, rappresentano priorità politiche e umane ineludibili. Una regione che voglia vivere adeguatamente la contemporaneità deve evitare in tutti i modi di sprofondare nel baratro della carenza dei servizi sanitari fondamentali. Soprattutto, se essi incidono – conclude Giuseppe Mangialavori – in maniera preponderante sul destino di così tante famiglie”.
