
1) la diffusione del coleottero è ormai ben oltre il limite del focolaio (“zona di protezione”), tanto è che è stato già rinvenuto a Siracusa in Sicilia ed altre segnalazioni potrebbero interessare altre regioni italiane.
2) Laddove si sono effettuati i roghi, con esecuzione perentoria di quanto disposto dall’ordinanza, sono state in seguito ritrovate ulteriori infestazioni di larve ed adulti su arnie esca poste a verifica dei risultati. Il trattamento eseguito non ha dato alcun effetto.
3) L’ordinanza non si limita alla distruzione delle arnie su cui viene rinvenuto il parassita, bensì obbliga alla distruzione dell’intero apiario.
4) Laddove l’insetto parassita è già presente ed endemico da anni (Florida), gli apicoltori hanno imparato ad adottare sistemi e tecniche efficaci alla sua prevenzione ed al suo controllo, che risulta meno problematica di quanto avviene per altri parassiti infestanti noti da tempo agli apicoltori (esempio varroa).
Gli apicoltori calabresi non accettano questo stato di cose e hanno deciso di andare oltre la semplice denuncia. Il 20 novembre a Lamezia Terme si è costituito il Gruppo Autonomo Permanente di apicoltori calabresi “Salviamo le api”, a cui hanno aderito oltre 70 apicoltori che allevano circa il 60% del patrimonio apistico calabrese. Gli stessi apicoltori hanno già dato mandato allo Studio Legale Gualtieri Verbano di Catanzaro, che hanno già provveduto a depositare contro l’ordinanza ricorso al TAR e chiesto la sua sospensiva e la revoca.
Il Gruppo “Salviamo le api” ha nominato un proprio comitato di coordinamento e rappresentanza, che si adopererà per comunicare ed interagire con le Autorità Pubbliche competenti ed attivare un gruppo di esperti tecnico–scientifici, per proporre “soluzioni” concrete al problema.
Gli apicoltori calabresi fanno anche appello alla sensibilità di tutte le organizzazioni economiche e civili ed ai singoli cittadini. Difendere oggi le api in Calabria, significa difendere il futuro di tutti.