
– Associazione di tipo mafioso (artt. 416 bis, commi 1°, 2°, 3°, 4°, e art. 71 d. L.vo n.159/2011, 99 co. 2, 3 e 4 c.p.);
– Associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti ( art.74 dpr n. 309/90, 99 co. 2, 3 e 4 c.p.);
– Concorso in detenzione e porto in luogo pubblico di diverse armi da fuoco, aggravati dall’aver favorito un sodalizio di tipo mafioso (artt. 110, 112, 61 nr. 2 e 81 cpv c.p., artt. 1, 2, 4 e 7 della legge 895/1967, art. 23 comma 3° della legge 110 del 18 aprile 1975 e art. 7 d.l. 152/91 conv. In legge 203/1991).
Emerge in maniera indubbia dall’indagine come le famiglie di quest’ultimi siano perfettamente consapevoli del meccanismo esistente, sapendo a chi rivolgersi per ottenere somme di denaro a loro destinate.
L’indagine, quindi, permette, nel suo complesso, di ricostruire gli assetti interni alla cosca, gli equilibri esistenti e di individuare veri e propri accordi volti a stabilire chi e’ incaricato di consegnare il denaro e chi, invece, e’ deputato a riceverlo, rivelando come le somme di denaro utilizzate per il sostentamento dei detenuti vengano procurate attraverso la consumazione di altri delitti, quali il traffico di sostanze stupefacenti e i reati contro il patrimonio.
L’indagine definisce la complessita’ della struttura organizzativa della cosca di ‘ndrangheta. Essa e’ costituita da plurimi cerchi concentrici che dal fulcro decisionale si dipartono verso l’esterno, con un progressivo mutamento del legame fiduciario tra gli associati che, in andamento centrifugo e progressivo, perde le caratteristiche di relazione solidale e condivisa, perche’ e’ inquinata, sempre di piu’, dalla forza intimadoria del vertice che, anche all’interno della medesima consorteria, costituisce uno dei principali collanti del vincolo associativo. Non solo, ma l’allontanarsi dal centro decisionale della struttura associativa, accentua tra i sodali la consumazione di condotte e comportamenti antagonisti tra loro, in un clima di costante fibrillazione e diffidenza, stimolato dalla necessita’ di mantenere una visibilita’ ed una fedelta’ al vertice associativo che e’ il connotato saliente che rassicura e tranquillizza la componente periferica dell’associazione.
La figura centrale intorno alla quale si sviluppa l’indagine e’ Laurendi Domenico, prossimo a Condemi Domenico, cognato insieme al Cuzzola Natale di Borghetto Eugenio detto Gino. Il suo ruolo per come emerge dalle attivita’ era quello, in seno alla cosca, di far fronte alle consegna di somme di denaro necessarie ai piu’ stretti congiunti del Condemi in quel momento detenuti (Borghetto Eugenio, il fratello Cosimo e Latella Paolo).
La consegna delle somme doveva essere costante e periodica “mese per mese glieli devi dare”.
Il gruppo si approvvigiona di risorse economiche attraverso il traffico di sostanze stupefacenti del tipo cocaina, reperite sui mercati illeciti di Plati’ e Roccaforte.
L’indagine, inoltre, consente di svelare che Nava Carmela, detta Melina, madre dei fratelli Zindato, a causa della detenzione dei figli, svolge il compito di gestire concretamente sul territorio le dinamiche dell’omonima cosca, ricomponendo i dissidi insorti tra i sodali direttamente riferibili al gruppo governato dai figli, nonche’ gestendo le contrapposizioni e le frizioni con gli altri gruppi di ‘ndrangheta federati con quello Zindato.
