
Abbiamo intervistato Lia Staropoli chiedendole innanzitutto cosa significa l’inchino della statua della Madonna verso la casa del boss.
“La ‘ndrangheta riesce a controllare intere aree proprio perché continua a mantenere subdolamente il controllo degli individui che vi risiedono, non solo per mezzo della forza intimidatrice, ma anche per mezzo del consenso estorto con l’inganno tramite l’ostentazione di falsi valori. La partecipazione degli ‘ndranghetisti a pubbliche funzioni religiose è una delle più efficaci forme di propaganda e di legittimazione del proprio potere nelle zone dove prevale una cultura cattolica. L’ossequiosa considerazione che si ritagliano boss ed affiliati all’interno di processioni pubbliche è funzionale all’affermazione del proprio potere all’interno del territorio. Dopo la scomunica del Papa tuttavia assume un significato ancora più forte una sorta di messaggio di sfida, ed il fatto che nessuno dei fedeli ha seguito i Carabinieri che abbandonavano la funzione religiosa è altrettanto denso di significato…”
“Il Pontefice ha già preso le distanze scomunicando boss e affiliati, adesso devono fare altrettanto i rappresentanti della Chiesa locale, applicando senza troppe personali interpretazioni il messaggio del Papa, non devono più consentire la partecipazione alle funzioni religiose pubbliche ai mafiosi ma devono vietare anche sacramenti che vengono strumentalizzati, ad esempio il ruolo dei padrini in battesimi e cresime, si tratta di vere e proprie cerimonie di affiliazione nel corso della vita degli ‘ndranghetisti che si intersecano con i sacramenti religiosi, in questo modo si sanciscono alleanze e si rafforzano consorterie mafiose. I fedeli in un paese di poche migliaia di abitanti conoscono bene l’identità dei malavitosi e di coloro che girano attorno al loro mondo, se intendono intraprendere un cammino di fede autentica secondo i precetti del vangelo devono schierarsi dalla parte della Giustizia e della Legalità evitando certe frequentazioni o esternazioni che si traducono inevitabilmente in “consenso sociale”. Mentre i preti e i fedeli che si ammantano di legalità sotto gli emblemi di associazioni antimafia devono iniziare a sbattere fuori dalle associazioni chi presta consenso sociale pubblicamente ai mafiosi nelle roccaforti della ‘ndrangheta, se intendono davvero essere credibili agli occhi di tutti. Distinguere i cattivi maestri è possibile, non è sufficiente predicare bene ma si deve osservare attentamente anche la condotta posta in essere e quando si desumono delle evidenti contraddizioni si deve valutare!”
Il tuo libro è stato pubblicato nel 2011 cosa è cambiato?
“Quando è stato pubblicato molti “professionisti dell’antimafia” dicevano che sono delle informazioni superate che la ‘ndrangheta non usa più la religione e i simboli religiosi nei propri rituali, ma dopo le recenti notizie di cronaca e le indagini delle Forze dell’Ordine in importanti operazioni di polizia chi credeva superate queste esoteriche cerimonie di affiliazione da parte della ‘ndrangheta deve ricredersi, intercettazioni telefoniche e ambientali confermano ancora una volta che l’organizzazione criminale non rinuncia alle proprie tradizioni “sacre” e alla “benedizione” dei propri santi. La ‘ndrangheta infatti ammantando di sacralità i propri rituali esoterici, tipici di ogni setta occulta, aumenta l’adesione psicologica e il senso di appartenenza dei propri adepti“.
Cosa ne pensi delle esternazioni della figlia del boss?
“Mi preoccupano molto di più coloro che manifestano alle donne di ‘ndrangheta il proprio sostegno, il potere della ‘ndrangheta deriva proprio dal consenso sociale”.
