L’Agenzia qui a Reggio, e questo è emerso chiaramente dall’incontro, è un forte segnale di legalità.
Scongiurato il rischio dell’eliminazione delle sedi decentrate e dell’accorpamento delle stesse in un’unica sede a Roma, D’Ascola commenta così quanto è accaduto: “Quella di oggi non vuole essere una nostra posizione di campanile; vogliamo adesso, al di là della campagna elettorale, difendere l’efficienza di queste strutture, perché riteniamo che proprio tale efficienza sia amplificata dalla loro posizione geografica: l’Agenzia sta dove deve stare, ossia dove i beni immobili hanno una loro effettiva collocazione. Per ratio – continua D’Ascola – è giusto che questi uffici siano vicini sia agli immobili confiscati che a dove esiste effettivamente la criminalità”.
Necessità di avere una magistratura preparata, di una vicinanza geografica e di un funzionamento dell’Agenzia, come è sempre stato, da supporto alla magistratura, ecco su cosa il NCD punta.
“Chiederemo ad Alfano – ha esordito il senatore Caridi – un rafforzamento dell’Agenzia. Verso quest’ultima – ha voluto evidenziare il senatore – non abbiamo riscontrato un briciolo di interesse, visto quanto accaduto in questi giorni, né da parte di Rosy Bindi, che è molto spesso qui a Reggio, né da parte del PD”.

Il collegamento con il territorio non solo non costa nulla, ma sostiene la magistratura, è questo che si è voluto fare intendere.
Per quanto riguarda, invece, una polemica nata sulla base della poca sintonia che probabilmente è emersa dalla decisione del viceministro di presentare il disegno di legge e la forte opposizione a questo del ministro Alfano, D’Ascola ha continuato precisando che “non si può certo evitare ad un viceministro di fare ciò che è suo prerogativa fare, si può, però, prendere in seguito una posizione a quanto deciso, così come ha fatto in primis Alfano, e poi noi”.
Certo, tra un viceministro facente parte del PD e un ministro del NCD una certa dissonanza di idee è anche logico che ci sia, ma quello che oggi i senatori hanno voluto specificare è che si deve avere “una mentalità tollerante, anche considerando il contesto democratico in cui fortunatamente ci troviamo a vivere, dove è fisiologico avere opinioni divergenti”.
