La nozione di costo standard in sanità, recentemente introdotto a superamento del concetto di costo storico, è un principio che mira a modificare il modo in cui lo Stato quantifica i soldi da trasferire alle Regioni e in cui le Regioni ripartiscono questi trasferimenti alle singole aziende sanitarie e ospedaliere. Dal sistema che prevedeva di ricevere quanto si è speso, passando poi alla regola di fissare il trasferimento dei fondi stabiliti in base al numero degli abitanti, senza comunque abbandonare del tutto l’uso di considerare la spesa storica, l’obiettivo ora è diventato quello di ripartire le risorse sulla base di costi individuati a priori come congrui per un determinato tipo di prestazione.
Il Dott. Mancuso spiega che “il costo standard è un obiettivo a cui tendere per aumentare l’efficienza dell’azienda. Esso deriva da una verifica reale dell’esperienza aziendale e consente un confronto sistematico (benchmark) che permette alle aziende sanitarie che applicano tale metodologia di compararsi con le migliori, fissando modelli di riferimento per apprendere e migliorare qualità ed efficienza del sistema. Lo standard rispetto al quale si collocano le aziende diventa lo strumento fondamentale di gestione, anche a livello regionale, per tenere sotto controllo lo scostamento tra il costo reale e quello standard, impostare il sistema sanitario in un’ottica di sostenibilità, erogare risorse in relazione ad un reale fabbisogno”. “Dall’utilizzo dei costi standard – conclude il Dg dell’Asp – dovrà derivare una sostanziale considerazione dell’utilità e dell’appropriatezza delle prestazioni, un miglioramento della loro efficacia, ma anche tariffe più eque che premino le attività efficienti.”
