Stamattina si è più volte detto che lo straordinario evento giudiziario è ruotato intorno ad un specifico modello investigativo, di forte contrasto alla criminalità transnazionale. Tale modello, definito dai presenti vincente, mira a colpire le centrali finanziarie che muovono i traffici e non solo il singolo traffico di cocaina, ma soprattutto si basa su una grande collaborazione tra i Paesi, a livello internazionale; non per niente, ad intervenire nell’operazione, sono state oltre la direzione centrale per i servizi antidroga, anche la polizia brasiliana, con la quale si è instaurata una proficua sinergia che ha portato all’attività investigativa attuata; attività che ha ottenuto il successo comunicato stamane, anche grazie alla trasmissione di alcuni atti, inviati proprio da Reggio, atti che contenevano il quadro iniziale delle indagini, che Gratteri e gli uomini della Guardia di Finanza avevano stilato già a partire dal 2012.
Sono stati moltissimi i soggetti coinvolti nell’Operazione “Buongustaio”: peruviani, portoghesi, cileni, spagnoli, italiani, e il tutto si è basato sempre sul modello investigativo di collaborazione “internazionale”, adatto, per l’appunto, ad uno sviluppo internazionale sempre più capillare della ‘ndrangheta, oltre a quello locale, già tristemente noto.

“È dal 1989 che lavoro con la Guardia di Finanza per contrastare la ndrangheta e la sua attività di droga – ha dichiarato Gratteri – Sono partito con il mio primo sequestro di 100 chili ed ero contento, adesso, invece, mi sembrano pochissimi. Il Goa della Guardia di Finanza di Catanzaro sta acquisendo sempre più valore e ne sono felice, non per niente periodicamente vengono mandati qui 15 nuovi finanzieri per addestrarli; anche la Procura di Reggio ha ottenuto grande rilevanza, stiamo lavorando, insomma, con gente di prim’ordine”.
Circa una cosa in particolare, però, Gratteri, ha dimostrato un po’ di rammarico, ossia circa il fatto che “è più facile collaborare con le forze dell’ordine del Sud America che con quelle europee, perché queste ultime non capiscono che se si continua in una determinata maniera per contrastare la mafia non si va da nessuna parte. A noi interessa la gallina domani, non l’uovo oggi – ha continuato il Procuratore aggiunto – l’organizzazione cioè, il sequestro di soldi”.
E questi soldi, si è chiaramente capito, provengono principalmente dalle famiglie di spicco della mafia della fascia jonica, sono queste i primi finanziatori dei traffici; ovviamente, si è spiegato bene, per far circolare la droga ci vogliono diverse specializzazioni, diversi ruoli, (conoscenze, soldi, ecc) che ciascuna cosca possiede.
A pronunciarsi anche il Comandante della Guardia di Finanza di Catanzaro: “È stata effettuata una vasta operazione chirurgica – ha detto – iniziata sin dal 2010 osservando i movimenti di un broker della jonica, il quale aveva iniziato in quel periodo a tessere dei contatti con stranieri, mirati ad organizzare il traffico di droga. La droga – continua a descrivere dettagliatamente il Comandante – veniva collocata all’interno di borsoni posti all’ingresso dei container per rendere immediato ed agevole il loro recupero nei porti di destinazione o di transito. Solo dall’America Latina – conclude il Comandante – partivano quasi 2 mila kg della cocaina sequestrata”.
Ecco i punti essenziali emersi quest’oggi: volontà di indebolire la forza militare della mafia, investire più risorse nelle indagini, arrivare direttamente a chi investe finanziariamente nei traffici.
