E’ terminata la seconda puntata della seguitissima minifiction Rai ‘Il Giudice Meschino’.
La pista dell’ecomafia fiutata dal giudice Lenzi, interpretato da Luca Zingaretti, si concretizza nel corso della seconda puntata.
La trama è più incalzante e dinamica rispetto alla prima puntata, e il set si amplia fino a Monaco di Baviera, in Germania, dove le indagini di Lenzi trovano delle tristi conferme sul mercato illegale dello smaltimento di rifiuti tossici radioattivi dallo stato tedesco fino alla Calabria.
Un viaggio, quello delle scorie radioattive, che si trascina dietro una rete di omertà, ricatti, e infiltrati in ogni settore, e dove gli insospettabili, persone di legge e nobili signori, diventano pedine nello scacchiere della ‘Nndrangheta.
Come dice nel suo linguaggio metaforico il personaggio di Don Mico Rota, che incarna la vecchia mafia calabrese e il suo pensare, spesso si arriva solo al ‘campanaro’ della chiesa e non al campanile; o come si direbbe in Sicilia, non si capisce bene chi è il ‘puparo’ che muove i fili della malavita, pur vedendo molti pupi in movimento.
Il messaggio che trasmette la fiction, e il libro di Mimmo Gangemi a cui è ispirato, è che la mafia ha molte faccie, molti tentacoli di una piovra che deve essere decapitata. Farlo è un’impresa lunga e difficile, che si nutre di uomini di legge e coraggiosi come Giorgio Maremmi, assassinato per aver capito la verità sui traffici illeciti radioattivi, che trova nel ‘meschino’ giudice Lenzi il suo erede.
Il pubblico apprezzerà l’autenticità che offre questa fiction nel suo raccontare con toni dolci-amari la bellezza della Calabria, terra sospesa tra aspettative di riscatto sociale e retaggi del passato.
