In relazione a questa questione, proprio ieri sera è andata in onda una puntata, come sempre esilarante del programma Le Iene, in cui è stato lanciato un servizio incentrato interamente sulla bocciatura delle quote rosa; è stato qui posto all’attenzione di tutti il fatto che le donne, anche se inserite all’interno delle liste elettorali, vengono messe sempre alle ultime posizioni, cosicchè, anche se si vota il Partito e non il nome, vengono obbligatoriamente lasciate fuori da ogni scelta. L’alternanza dei nomi maschili e quelli femminili, dunque, si presenta come una necessità avvertita da molte parlamentari.
Ma andiamo a vedere i numeri; come prontamente riportato dal servizio, le donne in politica, su tutto il territorio italiano sono davvero poche: su 106 capoluoghi di provincia ci sono solo 3 Sindaci donna, ad Alessandria, Fermo e ad Ancona, su 20 Regioni solo 2 Presidenti donna (in Umbria e in Friuli Venezia Giulia). A completare il quadro, anche i dati che riguardano Sardegna e Calabria: un mese fa in Sardegna sono state elette alle regionali solo 4 donne su 60, sottolinea la “Iena”, mentre in Calabria, in Regione, ci sono solo 2 donne su 51 eletti. Ed eccoci arrivare al punto dolente di tutta la faccenda: durante le solite domande di rito, fatte dall’inviato di turno del programma ai parlamentari, ce ne è stata una in particolare, al seguito della quale un noto esponente della Lega Nord, Gianluca Bonanno, ha dato una risposta non proprio edificante né per la sua persona, né per il messaggio (errato) trasmesso.
“Le donne non sono il WWF, non sono creature da proteggere” – ha affermato Bonanno, e fin qui le affermazioni si possono ritenere abbastanza discutibili; ma ecco che arriva la seconda parte della risposta: “Le donne quando sono troppe in uno stesso ufficio, su 3 di loro 2 sono già di troppo, perché bisticciano, si fanno i dispetti. È evidente – ha inoltre aggiunto -che una donna carina ha un vantaggio in più rispetto ad una bruttina, forse sono le amanti di qualcuno e quindi una marcia in più ce l’hanno”. Ecco, allora che le affermazioni cominciano a non essere più tanto discutibili, arrivando a trasformasi in offese vere e proprie, nel momento in cui il deputato, chiamato a dare un parere sul fatto che in Calabria sono presenti solo 2 donne su 51 eletti, si pronuncia in questo modo: “in Italia la mentalità del Nord non è la stessa di quella del Sud. Il Sud, per molti aspetti, è molto più vicino all’Africa che all’Europa”.
Bene, adesso sicuramente uscirà fuori qualche scusa “mediatica”, qualche giustificazione basata sul fatto che è stato inteso un qualcosa che non si voleva dire, eppure le cose, come sempre, si sono dette e noi le vogliamo evidenziare per la difesa non solo delle donne in generale, ma anche del Sud Italia, della nostra Calabria; qui le donne lavorano, sono indipendenti, fanno le mamme, curano la casa, insomma svolgono le stesse mansioni di tutte le donne del Paese, non fanno parte di un mondo a parte, ma forse di una fascia di territorio lasciato per troppo tempo indietro, vittima di pregiudizi che ancora adesso “macchiano” ciò che di bello esiste e può offrire il Sud.
