Per dare testimonianza di questo, il CABS (ovvero l’organizzazione specializzata nella lotta al bracconaggio) e la Lega per l’Abolizione della Caccia hanno raccolto ogni segnalazione che faccia luce sui reati commessi ai danni degli animali selvatici, stilando un calendario che riporta informazioni importanti a tal riguardo: emerge, infatti, che il bracconaggio in Italia é praticato principalmente da cacciatori con licenza di caccia (81%) e che l’attività di caccia illegale è sistematicamente diffusa sul territorio, rappresentando una reale minaccia per gli uccelli e i mammiferi, protetti e non.
548 casi relativi ai danni causati alla fauna selvatica, trasmessi da articoli di stampa, comunicati della forestale, della polizia provinciale o della vigilanza venatoria volontaria, sono raccolti all’interno di questo calendario; i reati sono stati commessi da 1.133 bracconieri nei 365 giorni fra l’ultimo giorno di caccia della stagione scorsa e l’ultimo di quella appena terminata: tra di essi, l’81% dei colpevoli sono cacciatori in possesso di licenza di caccia, mentre solo il 15,5% va imputato a bracconieri puri, senza licenza. Gli uccelli pagano i costi più alti del bracconaggio: verso di loro si orienta il 70% dei crimini, contro il 30% sui mammiferi.
Si ricorda, inoltre, che nel 2013-2014 sono stati uccisi 2 orsi (uno in Trentino a colpi di fucile e uno in Abruzzo col veleno) e almeno 21 lupi (11 uccisi a fucilate, 6 con i lacci e 4 col veleno). I rapaci sono vittime comuni dei cacciatori: nell’anno appena trascorso sono stati 121 i rapaci abbattuti a schioppettate, fra cui aquile reali, aquile del Bonelli, lanari, falchi pellegrini, gheppi, sparvieri e numerose poiane.
Per quanto riguarda i reati più diffusi, vengono annoverati i seguenti: con una percentuale del 22% l’uso dei richiami sonori elettromagnetici, ormai ubiquitari, che servono ad attrarre gli uccelli a portata di fucile e permettono di fare grossi bottini in poche ore; con il 20%, l’abbattimento di specie superprotette, mentre con il 12% la caccia in zone di divieto, come i parchi naturali.
I reati riportati si concentrano nelle province di Brescia (da sempre maglia nera dell’illegalità venatoria) con l’8% dei casi, Salerno con il 7%, Caserta, Bergamo e Reggio Calabria, tutte con il 5%, Foggia con il 4% e Cosenza, Cagliari, Lecce e Napoli con il 3%.
La Regione con la maglia nera è dunque la Campania, che detiene il 17% dei bracconieri nazionali, segue la Lombardia con il 15%, la Puglia con l’11% e la Calabria con il 10%. La Regione, invece, dalla quale perviene una sola notizia di bracconieri sorpresi in flagranza di reato, è la Val d’Aosta.
Per Graziella Zavalloni, Presidente della LAC (Lega Abolizione Caccia), il calendario mette in mostra notevoli criticità legate alla lotta al bracconaggio: “È notevole rimarcare – sottolinea – come spesso gli stessi cacciatori siano sorpresi ripetutamente a commettere lo stesso reato, oppure come regolarmente gli stessi crimini vengano ripetuti sistematicamente nelle stesse aree. Ogni anno i cacciatori entrano a sparare nel Parco del Cilento, delle Murge, del Pollino o addirittura nel Parco Nazionale d’Abruzzo. Ogni anno da Brescia arrivano decine di sparvieri abbattuti. Si può predire in anticipo dove e quali reati verranno commessi. L’illegalità venatoria si è incistata nel territorio. Il sistema non funziona, le pene, prevalentemente risolvibili con ammende pecuniarie, rimaste per di più invariate dal 1992 non hanno più potere deterrente e i cacciatori preferiscono pagare e continuare a bracconare. La vigilanza è saltuaria e insufficiente, in molte province addirittura completamente latente. Nei contesti più gravi (come nelle valli bresciane, in provincia di Foggia o nelle vasche del casertano) se non fosse per l’intervento del Nucleo Operativo Antibracconaggio della Forestale, la criminalità venatoria avrebbe un impatto davvero nefasto sulla biodiversitá.”
A pronunciarsi a riguardo, anche il redattore del calendario per il CABS, Andrea Rutigliano: “Quelli che abbiamo raccolto sono solo la punta di un iceberg – ha dichiarato – Ritengo, però, che sia uno specchio piuttosto fedele di quanto rimanga sommerso”.
