Vi avevamo parlato in agosto dell’archiviazione del caso da parte della Procura di Viterbo, decisione che ha fatto non poco scalpore. A poche ore di distanza, su Facebook, apparirono delle dichiarazioni da parte di un fantomatico testimone che confermava quanto da sempre sospettato dalla famiglia Manca, e sul quale non si è forse mai indagato a fondo. Attilio fu probabilmente il chirurgo che prima visitò e poi assistette al famoso intervento alla prostata al quale si sottopose il boss Bernardo Provenzano in una clinica di Marsiglia. Attilio Manca era infatti pubblicamente riconosciuto come uno dei più brillanti chirurghi specialisti italiani in questo tipo di interventi, nonostante la giovane età.
Nel ribadire che Attilio fu una vittima della mafia, perché probabilmente sapeva troppo di Provenzano, ieri a “Chi l’ha visto?” sono stati presi in considerazione altri particolari, altri indizi che fanno pensare ad una sorta di insabbiamento del caso. Al centro la figura del generale Salvatore Gava, ex capo della Squadra Mobile di Viterbo, al quale competevano le indagini del caso. Gava è stato poche settimane fa condannato a 3 anni ed 8 mesi di reclusione per aver falsificato il verbale relativo all’irruzione nella scuola “Diaz” di Genova del 2001, durante l’ormai tristemente celebre G8, nel quale tra le altre cose morì il giovane Carlo Giuliani.
Gava infatti, nel corso delle suddette indagini, sostenne che Attilio Manca non poteva trovarsi a Marsiglia, in quanto non risultava assente dall’ospedale dove lavorava. Si è scoperto però che Gava si sbagliava: Attilio si trovava in Costa Azzurra in quei giorni, come ebbe anche modo di dire alla madre nel corso di una telefonata. Ci si chiede ora se verrà finalmente accolta la richiesta di 41 senatori, avanzata al Ministro della Giustizia Cancellieri, di ispezionare la Procura di Viterbo per verificare se non vi sia stata una certa superficialità nel corso delle indagini sul caso Manca.
Attilio, mancino, morì per un’overdose di farmaci iniettata nel braccio sinistro. Un chirurgo, un medico esperto e sulla cresta dell’onda, tra i più rispettati professionisti nonostante avesse solo 35 anni. Può una persona del genere essere un tossicodipendente o, nell’improbabile ipotesi che lo fosse, data la sua esperienza, sarebbe stato così incauto da iniettarsi una dose letale? La famiglia non ci ha mai creduto, e quanto emerso in questi 10 anni, suggerisce un solo scenario, mai preso in considerazione dalla Giustizia italiana: Attilio è l’ennesima vittima innocente della mafia.
