Due parole passano di bocca in bocca, due parole che fanno paura e rabbia: “rifiuti tossici“. Il sospetto è corroborato da alcune rivelazioni di boss della ‘ndrangheta, venute alla luce tramite testimonianze o intercettazioni. Ascoltando una conversazione tra Vincenzo Melia e Nicola Romani, i due si dicono preoccupati per “una fonte radioattiva” che si trova sulle montagne. “Roba degli anni ’70“, dicono, quando c’erano al comando i boss Filippone e Peppe Barillaro: “c’è un camion che è bruciato. E dietro il camion c’è una fossa…“. Anche Antonino Lo Giudice, fuggito dai domiciliari e catturato pochi giorni fa a Reggio Calabria, confermò di aver sentito parlare Pasquale Condello di un traffico di rifiuti radioattivi, che venivano gettati in mare o sepolti in montagna.
Ma un’altra figura spicca tra le altre. Quella di Michele Morabito, detto “U Tiradritto”. Nel 2011 il direttore del servizio segreto italiano AISI (Agenzia Informazioni e Sicurezza Interna), Giorgio Piccirillo, riferì ad una commissione parlamentare di un’operazione di scambio effettuata da Morabito: un carico di armi a fronte dell’autorizzazione di seppellire nel territorio di Africo delle scorie tossiche, probabilmente radioattive.
Intanto ad Africo si continua a morire. E si teme che i rifiuti tossici abbiano colpito la popolazione tramite i mattoni realizzati con argilla contaminata. La maggior parte delle morti di via Matteotti sono avvenute all’interno delle case popolari. Il sindaco Domenico Versaci ha incaricato l’Arpacal di effettuare esami a tappeto, dalle case all’acqua, piante, terreni. Tutto insomma. Basterà?
C’è chi contro questo nemico invisibile combatte da anni. È Antonio Pratticò, che ha perso la sorella Maria Grazia a soli 42 anni, per cancro. Da quel giorno è sempre in prima linea: tiene una mappa aggiornata delle vittime e dei malati, in modo da poter cercare di capire chi è più a rischio e magari trovare le cause. Pratticò è riuscito a far firmare a 1800 concittadini una petizione, che ha inviato alle massime cariche dello Stato. Una petizione per dire basta a queste vittime del silenzio e dell’omertà, a questi innocenti – tra i quali un bimbo di pochi mesi – condannati a morte per crimini altrui.
