Ci trovavamo in Calabria, su un vecchio treno regionale locale. Davanti a noi stava seduto un signore sulla settantina, dall’aria stanca. Passa un controllore distratto, ma gli casca l’occhio sul signore, che riconosce: è un suo collega ormai in pensione. I due si salutano calorosamente, come vecchi amici. Il controllore, anch’egli prossimo alla pensione, ha finito il turno e sta tornando a casa. Si siede anche lui e i due iniziano a parlare. Nostro malgrado, non possiamo fare a meno di ascoltare.
Mario (nome di fantasia), il ferroviere in pensione, ha in effetti quasi settant’anni. E alla domanda classica e scontata del collega, “come te la passi?”, storce un po’ la bocca e risponde scoraggiato. Ha dovuto lasciare la casa di Reggio, dice, l’affitto costava troppo. Ha preso armi e bagagli, moglie e un figlio, ed è andato a stare in quella estiva di Scilla. La pensione non basta più. Mese dopo mese, euro dopo euro, si è andata assottigliandosi. Meno di 1500 euro non erano sufficienti. E non lo sono neanche adesso.

Può un padre acciaccato, anziano, dire a un figlio di andare dall’altra parte del mondo per crearsi un futuro? Evidentemente sì. Sembra di essere ritornati ad un secolo fa, quando si partiva per l’America in cerca di una vita migliore. Ci scuseranno i protagonisti per un’altra cosa: questa storia ci ha messo una grande tristezza. L’Italia, il Sud, la Calabria, sono davvero così disastrati da non fornire altre alternative?
Una voce registrata annuncia l’arrivo alla stazione di Villa. È la nostra fermata e ci alziamo per andare verso l’uscita. Prima di scendere dal treno cogliamo un’ultima, significativa frase. Mario dice al collega: “la crisi c’è da dieci anni? Vedrai che durerà altri vent’anni. E a mio figlio ho detto che non può aspettare fin quando avrà cinquant’anni. Che lavoro potrebbe trovare? Deve andare via adesso e fregarsene di noi”. Un futuro migliore è davvero così lontano? Così lontano sia nel tempo che nello spazio? Caro Mario, speriamo davvero tu ti stia sbagliando. Anche se in fondo, da molti punti di vista, non si può non pensarla come te.