
“Sono stati attimi tremendi. La prima reazione è stata quella di isolarmi: ho preso la bici e ho fatto un giro per distrarmi. Ero da una settimana in ritiro e l’impatto era stato eccellente. Allenamenti tiratissimi in un ambiente ideale per ritrovarmi dopo un anno turbolento. Ho subito chiamato Valeria, la mia fidanzata, e il mio agente Andrea Cattoli. Ho affidato a loro i miei timori e l’indomani mi hanno seguito a Milano per l’ecografia decisiva. In quei momenti la loro vicinanza è stata fondamentale. Quando varchi la soglia dell’ospedale ti rendi conto a cosa stai andando incontro. Le premure dei medici non mascherano le sofferenze di chi ti è intorno e le paure si ingigantiscono”.
I precedenti di Lance Armstrong e Robben lo rassicurano: “So che il campione americano ne ha parlato anche nella sua autobiografia: ora la leggerò in ritiro, sono curioso. Di sicuro quest’esperienza mi dà una forza incredibile. Ho capito una volta di più dove voglio arrivare e so che devo fare le cose per bene. Ho voglia di spaccare il mondo. Mi sto rendendo conto che nella sfortuna mi è andata bene. Perciò abituatevi a vedere un Acerbi grintoso in campo ma sempre con il sorriso sulle labbra nella vita di tutti i giorni. Sto vivendo con serenità anche questa tappa difficile: spero di conservarla a lungo”.
