Rosanna Scopelliti in esclusiva a StrettoWeb: “vorrei tornare piccola tra le braccia di papà, il mio impegno è per la legalità”

E’ la vera grande novità delle sempre più vicine elezioni politiche: Rosanna Scopelliti, reggina di 29 anni, figlia del giudice Antonino ucciso dalla ‘ndrangheta il 9 agosto 1991 a Piale di Campo Calabro, è candidata nel Pdl in Calabria al 2° posto della lista alla Camera. Nella kermesse nazionale di presentazione dei candidati del partito, a Roma lo scorso 25 gennaio, è stata la prima a prendere la parola sul palco del partito dopo Berlusconi e Alfano, a simbolo del rinnovamento che gli stessi leader hanno fortemente voluto, escludendo dalle liste personaggi come Cosentino, Dell’Utri, Scajola, Papa e Milanese e dando la copertina a una giovanissima, sana e pulita espressione della società civile e dell’impegno antimafia che viene dalla Calabria. Oggi abbiamo ospitato Rosanna nella nostra Redazione, per ascoltarne la storia, le motivazioni che l’hanno spinta a mettersi in gioco e le ambizioni future.

La tua infanzia è stata molto difficile, come hai vissuto i primi 7 anni della tua vita, prima dell’assassinio di tuo padre?

I primi anni della mia vita sono stati molto complessi, anche se l’ho capito solo in futuro. Quando ero piccola mi sembrava tutto normale, anche il fatto di non riuscire ad essere sempre sotto lo stesso tetto con mio padre mi sembrava normale; io e mia madre eravamo abituate a  vivere con grandissima intensità i momenti in cui potevamo stare insieme a lui. Papà era una persona che nonostante fosse molto preso dal lavoro, e molto esposto ai “delinquenti”, come li chiamava lui, ha cercato di non farci mancare mai nulla. Io lo ricordo benissimo e non mi posso lamentare di nulla, nei primi anni della mia vita, prima che fosse ucciso, era una presenza vera, intensa, costante. La sera rientrava a casa e stava sempre insieme a me, eravamo una famiglia segreta e nascosta ma molto normale nell’anormalità del contesto, la sera giocavamo e guardavamo la TV  insieme, papà appena aveva un attimo libero lo trascorreva insieme a me. Era comunque una situazione difficile perché non potevamo andare al mare insieme, dovevamo fare tutto di nascosto, ma solo dopo molti anni mi sono resa conto che erano cose anormali. Comunque quei 7 anni sono stati i più belli della mia vita, vorrei tornare piccola e ri-accoccolarmi tra le sue braccia, non penso che potranno esserci altri anni belli come quelli, non riesco a immaginarli“.

Da quel tragico 9 agosto 1991 la tua vita è diventata ancor più difficile, come hai trascorso quel periodo e gli anni successivi?

Papà era il magistrato che aveva in mano il maxi-processo contro Cosa Nostra e proprio quando è stato ucciso aveva con sè tutte le carte di quell’inchiesta. E’ stato ucciso per un patto di sangue tra Cosa Nostra e ‘Ndrangheta e purtroppo a 21 anni dal suo assassinio non abbiamo ancora avuto giustizia, ci sono stati diversi processi ma purtroppo nulla. Dopo l’assassinio di mio padre, nonostante io e mia madre avessimo un ottimo rapporto con la Calabria e con il territorio, per motivi di sicurezza ci siamo dovute allontanare e siamo andate a Roma. Per diversi anni abbiamo dovuto subire un allontanamento forzato dalla nostra Calabria. Sono stati anni difficili per una bambina come me, che è dovuta crescere senza un papà. Ancor più difficile è stato poi per un’adolescente crescere senza verità e giustizia. Poi sono stata io a non voler tornare in Calabria perché qui c’era un profondo silenzio, mi sembrava proprio come se i calabresi si fossero dimenticati di mio padre, in quegli anni non si parlava di mafia, non ci sono stati segni tangibili di vicinanza e di memoria, e questo a noi familiari ci ha fatto star male. Sono cresciuta nella solitudine e nella tristezza, e ho subito molto l’indifferenza da parte di questa mia terra. Poi ci sono stati i processi, le tristi sentenze, e una storia finita nel dimenticatoio“.

Sei mai stata sfiorata dall’idea che il sacrificio di tuo padre sia stato vano?

Mi sono sempre chiesta se mio padre fece scelte giuste, se ne era valsa la pena. A mio padre furono offerti 5 miliardi di vecchie lire per chiudere un occhio sul suo lavoro ed essere più clemente con i mafiosi, sono cose documentate da testimonianze e carte dei processi, ma papà questi soldi li ha rifiutati, e io tante volte ho pensato se ne è valsa veramente la pena. Ho passato molti anni a interrogarmi su questo. Poi piano piano ho iniziato a darmi delle risposte, tutto è cambiato dal 2005…

Qual è stato il punto di svolta, quella scossa che ti ha fatto cambiare il modo di vedere le cose?

Il punto di svolta fù nel 2005 quando venne ucciso Fortugno, il vicepresidente della Regione Calabria. Quel giorno in Calabria è successo qualcosa di importantissimo: c’è stata da parte dei ragazzi una rivolta spontanea, proveniente dal basso, e così è nata l’associazione “Ammazzateci Tutti”: lì ho visto che quello che non è successo nel 1991 invece stava succedendo nel 2005 con i giovani che scendevano in piazza per pretendere di poter vivere e crescere in questa terra, cosa che a me è stata tolta. Ho deciso di unirmi a loro con questa grande motivazione; io a Roma non raccontavo mai a nessuno chi ero, che ero la figlia del giudice Scopelliti ucciso dalla ‘ndrangheta, dicevo solo che mi chiamavo Rosanna e che mio padre era morto. Ho risentito forte e ho ritrovato quella voglia di scendere in Calabria e di lottare per questa terra. Tutto è nato da una frase di Aldo Pecora, quando aveva 19 anni … io gli dissi di non dimenticare Fortugno come avevano fatto con mio padre, e Aldo mi disse che lui sapeva chi era mio padre, lui che nel 1991 aveva 6 anni, e allora mi sono vergognata e ho capito che non tutti i calabresi si erano dimenticati di mio padre, ho deciso di tornare in Calabria e di impegnarmi con Ammazzateci Tutti. Poi abbiamo fondato la Fondazione Scopelliti dedicata a mio padre, che si occupa da sei anni proprio di quello che è mancato a me, dà sostegno e vicinanza alle vittime dei familiari della ‘ndrangheta, oltre a fare convegni e attività culturali sempre contro la criminalità organizzata. Un’esperienza molto importante che mi ha arricchito molto e che mi ha dato grande speranza per il futuro, ho scoperto quante persone avevano voglia davvero di ricordare mio padre. Ammazzateci Tutti è un movimento che è in tutt’Italia, con moltissimi giovanissimi. I coordinatori sono quasi tutti sotto i 18 anni e tutti giovanissimi. Spero che sia un segnale importante per il futuro, un cambiamento culturale significativo. Dopotutto già oggi passi avanti importanti ne sono stati fatti eccome, nel 1991 non si poteva neanche nominare la ‘ndrangheta…

Come avviene il “salto di qualità”, il passaggio dall’impegno sociale antimafia all’attivismo politico e alla candidatura alle politiche?

L’impegno che ho maturato in questi anni è stato un impegno che ha una naturale evoluzione; credo che sia finito il tempo delle deleghe in bianco. Quando il governatore Giuseppe Scopelliti in persona mi ha fatto questa proposta, ho pensato “oddio, è sicuramente un grande impegno e una grande responsabilità”, però probabilmente è anche un modo più incisivo per poter portare avanti ciò in cui credo. Poterlo fare in parlamento, se tutto andrà bene, è comunque qualcosa di importante, e io vorrei cercare di essere quel collante tra cittadini e istituzioni che purtroppo a volte manca. Negli ultimi anni noto che si è verificato un allontanamento tra i cittadini e le istituzioni , perchè forse i cittadini non si sentono più ascoltati e rappresentati dai partiti. Ho valutato che poteva essere molto importante cercare di mettere al servizio della politica e dei cittadini tutta la mia esperienza. A volte c’è la necessità di prendere delle decisioni, e di farlo in prima persona. Il mio impegno si può concretizzare anche in questo, e io lo faccio con spirito di servizio“.

Come mai hai scelto proprio il Pdl per la tua candidatura? 

Innanzitutto vorrei precisare che la mia è una candidatura indipendente all’interno del Pdl, anche se comuqnue io mi ritrovo nel Pdl che è il principale partito liberale e moderato del nostro Paese. Un Paese che oggi versa in un tale stato di precarietà e di incertezza nel futuro per cui c’è bisogno di una spinta che può essere data solamente dai grandi partiti, una spinta attuativa e legislativa. I partitini e i personalismi dobbiamo lasciarli da un’altra parte“.

Hai detto nei giorni scorsi che il Pdl e in generale i governi guidati da Berlusconi sono stati quelli che hanno combattuto la mafia più di tutti gli altri. 

Sì, e lo confermo, dopotutto non lo dico io, lo dicono i numeri, nessuno può dire il contrario. Vorrei ricordare che Pietro Grasso, oggi candidato con il Pd, quando era procuratore antimafia disse che bisognerebbe dare un premio a Berlusconi per la grande lotta contro la mafia che ha portato avanti negli 8 anni in cui ha governato, e io sono d’accordo con lui. Berlusconi nel 1994 ha inasprito le pene previste dal 41-bis con il carcere duro per i mafiosi, poi tra 2008 e 2011 ha battuto tutti i record di arresti, sequestri e confische a beni e patrimoni mafiosi in tutte le Regioni del sud e non solo, quando le forze dello Stato si sono mobilitate e hanno catturato tutti i più pericolosi latitanti tra cui Condello, a Reggio, uno che sicuramente sulla morte di mio padre sapeva qualcosa più di altri. Poi penso che Alfano sia stato il miglior ministro della Giustizia di sempre, con quel famoso Consiglio dei Ministri tenutosi a Reggio Calabria pochi anni fa, introdusse nella nostra legislazione per la prima volta la parola ‘ndrangheta, una vera rivoluzione culturale; anche per questo mi ritrovo perfettamente in un partito come il Pdl in cui sono certa di poter portare avanti le mie idee e i miei valori assolutamente antimafia“.

Qualcuno, però, parla del Pdl come un partito di mafiosi, e ricorda le figure ambigue che l’hanno rappresentato negli scorsi anni.

Chi dice queste cose, secondo me, offende l’intelligenza delle persone, perchè generalizzare è assurdo. Milioni di persone votano per il Pdl e per il centro/destra da sempre, e non sono certo tutti criminali o tarati di mente, serve rispetto per tutti. Il Pdl è un partito composto da migliaia di persone, tra le quali purtroppo può capitare qualche mela marcia come in tutti i partiti. Generalizzare è stupido, io credo nelle persone che conosco e che ho conosciuto, nel governatore Scopelliti prima di tutto ma poi anche nei vertici nazionali, è ovvio che in un grande partito ci può essere chi sbaglia ma non sono tutti scemi, io ho una storia personale tale che non potrei mai andare ad accostare a persone che non ritengo oneste. Inoltre penso sia stupido ancora oggi focalizzarsi su chi adesso non c’è più, su cui è stato escluso dal partito. Il Pdl ha iniziato a fare una grande opera di rinnovamento, la mia presenza va vista anche in quest’ottica, e sarebbe più opportuno parlare di chi c’è oggi piuttosto di chi c’era ieri“.

Il governatore Scopelliti ti ha fortemente voluto come candidata in Calabria.

Scopelliti è un politico giovane che è stato molto coraggioso perchè ha voluto tentare questo progetto di rinnovamento e di cambiamento all’interno del partito; è una brava persona, esempio di lotta antimafia per quello che ha fatto a Reggio quando era Sindaco e per quello che sta facendo adesso alla Regione. Io lo stimo molto, mi è sempre stato molto vicino in tutti questi anni, sia da Sindaco che da Governatore, ha sempre partecipato alle mie iniziative contro la criminalità, e poi ha proposto di intitolare a mio padre il nuovo Palazzo di Giustizia di Reggio Calabria, una struttura bellissima che ormai è quasi completata e che spero venga presto inaugurata. Sarebbe molto bello se davvero quel palazzo si chiamasse Palazzo Antonino Scopelliti, sarebbe un segno tangibile che la città non ha dimenticato chi era mio padre, e mi farebbe molto piacere vederlo al più presto completato e funzionale“.

Cosa vuoi fare in parlamento, con quali idee e proposte di presenterai alla Camera dei Deputati dopo le elezioni?

Sto raccogliendo molte proposte da parte dei cittadini, oltre a quelle che sono le linee guida del partito che sarà il progetto che sposeremo. Sulla mia pagina facebook e andando in giro con il camper sto raccogliendo molte istanze dei cittadini; quello che io porterò in parlamento saranno senza dubbio i miei valori e la battaglia che ho portato avanti fino ad oggi, cioè la legalità e ogni forma di contrasto alla criminalità organizzata, una battaglia che si fa su diversi temi e su diversi fronti. Sicurezza, aiuto ai magistrati impegnati in questo campo e anche altri temi come il lavoro, il merito, la buona politica, i servizi, lo sviluppo, la cultura, per cercare di sottrarre spazio alle mafie. Il lavoro non devono darlo i mafiosi, non si può andare avanti per furbizia e non per merito, non è possibile che non ci sia sviluppo, che non ci siano servizi, infrastrutture e strade. Sto cercando di raccogliere quelle che sono le istanze dei calabresi e portarle in parlamento. Non voglio essere un candidato messo dall’alto dal partito, ma un candidato che vuole mettersi al servizio di questa terra dal basso, infatti non intendo chiudermi tra le mura del palazzo ma voglio rimanere in Calabria anche dopo la campagna elettorale a parlare con la gente e a farmi portavoce dei calabresi, è importante che loro ritrovino fiducia nelle istituzioni e si sentano rappresentati, io spero di riuscire a farlo nel modo migliore possibile“.