Reggio, intervista all’ing. Filardo: “l’Atam non può e non deve morire”. Appello a Comune e Regione

E’ il Direttore Generale dell’Atam dal 1999, quindi dell’Azienda dei Trasporti per l’Area metropolitana di Reggio Calabria conosce tutto: dal presente al passato fino a immaginarne il futuro. Tra problemi e speranze, ansie e auspici, progetti concreti e difficoltà quotidiane. L’ing. Vincenzo Filardo è diventato Amministratore Unico dell’azienda nell’aprile 2010, quando Demi Arena s’è candidato a Sindaco. Ma, ci tiene subito a precisare, “ho mantenuto sempre e solo un emolumento, quello di direttore generale“. Dell’azienda ci spiega subito che si tratta di una Società per Azioni ma che in realtà è un ibrido, perchè è una società partecipata al 100% dal comune, quindi da un ente pubblico. “Abbiamo regole e responsabilità di una società di capitale ma al tempo stesso svolgiamo un servizio pubblico essenziale, quindi non possiamo fallire. Se io fossi l’amministratore di un’azienda privata avrei dovuto portare i libri in tribunale, non avrei avuto altra scelta, ma non posso farlo perché il mio proprietario è un ente pubblico. In altre città ci sono situazioni in cui le aziende pubbliche hanno dichiarato il default e sono state poste sotto amministrazione controllata, però non è il nostro caso” ci spiega Filardo.
Insomma, la situazione è difficile ma non critica. A portare alla ribalta mediatica i problemi dell’Atam è stata la sospensione, all’inizio della scorsa settimana, di alcune corse per l’Università: una scelta “dolorosa ma inevitabile” che ha mandato su tutte le furie gli studenti ma che è stata prontamente risolta grazie all’intervento del rettore e del commissario Panico. A tal proposito, l’ing. Filardo ci confida di “aver letto le lettere degli studenti pubblicate sul vostro sito; vorrei incontrare gli studenti e i loro rappresentanti per analizzare il problema e la situazione, più di una settimana fa ho chiesto quest’incontro al rettore ma non ho ancora avuto risposta“. Dopotutto è un classico di questa città, stracciarsi le vesti nel momento in cui sussiste il problema ma mai sedersi a tavolino e ragionare sulla situazione in tempi ordinari per prevenire eventuali difficoltà future e lavorare per evitarle. Infatti  se oggi le navette per l’Università funzionano regolarmente, non significa che tutti i problemi dell’Atam sono stati risolti e allora abbiamo sentito l’ing. Filardo proprio per fare il punto della situazione su un’azienda così importante per la città di Reggio Calabria.

 Quali sono i problemi dell’Atam oggi?
L’Atam sta vivendo un paradosso, e oggi si trova di fronte a un bivio: o continuare a crescere, oppure tornare indietro e andare verso il declino. Ci troviamo di fronte a un’azienda che dispone di un patrimonio di risorse umane e materiali ragguardevole e importante, costruito in almeno 12-13 anni di intenso lavoro, con buone pratiche al suo interno e buone relazioni con il sistema trasportistico regionale e nazionale, però non abbiamo liquidità, cioè ci troviamo di fronte a un grave e serio problema di gestione quotidiana dei servizi e delle attività connesse ai servizi“.
E senza denaro non si cantano messe.

La mancanza di liquidità crea ritardi nel pagamento degli stipendi, crea difficoltà nell’approvvigionamento delle materie prime, quindi dei ricambi per i mezzi, del gasolio, dei servizi assicurativi per i mezzi stessi, e quindi si trova a rischio lo svolgimento dei servizi“.

Ma come si è arrivati a una situazione così difficile?

Nel momento in cui io sono diventato Amministratore Unico, nell’aprile 2010, ho preso in mano la situazione finanziaria dell’azienda. Ho concordato con le organizzazioni sindacali un piano industriale finalizzato al pareggio tra costi e ricavi. Queste aziende, che vengono da un passato pubblicistico e producono servizi pubblici, negli anni hanno visto aumentare nettamente la forbice tra entrate dirette (sempre minori) e costi di produzione (sempre maggiori), per motivi strutturali di crescita della stessa azienda. Tra i costi di produzione, la voce più importante è il costo del personale (tra il 60 e il 65% dei costi complessivi), quindi abbiamo puntato al contenimento del costo del personale, attraverso lo strumento della cassa integrazione in deroga, reiterando per il 2° anno la cassa integrazione per circa 20 addetti su un totale di 320 addetti, e aumentando la produttività del lavoro, cioè facendo lavorare di più e meglio i dipendenti. L’Atam ha buoni indici di produttività soprattutto tra gli autisti; non ha buoni indici di produttività sul versante dei servizi amministrativi, ed è lì che dobbiamo recuperare i costi“.

Qual è il percorso da attuare per risanare l’azienda?

Il primo passo è stato quello di mettere in pareggio il conto economico aziendale, poi abbiamo consolidato il debito accumulato che ha due voci, quello degli investimenti effettuati per rinnovare e potenziare il parco, e i contributi previdenziali nei confronti dei dipendenti (Inps e Inail). Abbiamo rateizzato questo debito, ma il carico di questo debito è così alto che non ci consente di avere liquidità. Abbiamo detto ai nostri interlocutori istituzionali, Regione e Comune, che dopo che noi abbiamo fatto la nostra parte, loro devono venirci incontro, perchè da soli il debito non riusciamo ad assorbirlo. Abbiamo chiesto alla Regione compensazione su investimenti fatti per i nuovi autobus, e abbiamo chiesto al comune di progettare una ricapitalizzazione. Questo debito, che abbiamo rateizzato, viene da lontano ed è di natura strutturale del settore trasporti, ma serve il contributo delle istituzioni per poterci consentire di superare questa fase difficile“.

E Regione e Comune come si stanno comportando?

Oggi c’è un serio problema di credibilità delle istituzioni; bisogna recuperare al più presto questa credibilità, nel senso che le istituzioni devono dare risposte efficaci in tempi brevi. Nonostante lo sforzo della prefettura, sia la Regione che il Comune non sono stati nelle condizioni, fino ad ora, di rispondere positivamente a delle proposte di soluzione che l’azienda aveva avanzato. Il tavolo tecnico costituito in prefettura su iniziativa del prefetto Piscitelli che ha seguito con attenzione tutta la vicenda Atam, non ha avuto risposte alle proposte avanzate dall’Atam, soluzioni volte ad affrontare e risolvere il problema che è quello della liquidità“.

Che atmosfera si respira all’interno dell’azienda?

Nell’Atam c’è un patrimonio fondamentale che sono le persone, la loro professionalità, il loro senso di appartenenza, la loro responsabilità. E’ un patrimonio immateriale ma di grande valore soprattutto nei momenti di crisi. In mezzo a questo patrimonio immateriale, nelle aziende di questa natura ci sono le relazioni industriale e l’efficacia delle relazioni industriali. Nell’Atam nel tempo s’è creato un sistema di relazione industriale molto affidabile e credibile da entrambe le parti, ed è da questa risorsa che dobbiamo ripartire“.

Intanto, però, l’azienda è in difficoltà.

Sì, ma noi siamo qui dentro anche per pensare al futuro e allo sviluppo. Non ci siamo fatti catturare dall’emergenza, nonostante viviamo quotidianamente una situazione di emergenza, ma ci riserviamo uno spazio prima di tutto mentale per pensare allo sviluppo e progettare il futuro dell’azienda e soprattutto dei suoi servizi. Sviluppo per l’Atam vuol dire l’integrazione tra modalità di trasporto pubblico, su gomma, su ferro e via mare. Reggio è in una posizione in cui questo obiettivo diventa fondamentale (area dello Stretto, città metropolitana) e di recente posso citare lo studio dell’università chiamato “Mettiamo l’Autobus sul Mare”, volto a coordinare meglio orari e servizi tra Messina, Reggio e Villa San Giovanni che sono attualmente completamente scoordinate, come modello. Stiamo facendo un buon servizio di collegamento tra il porto e l’Aeroporto dello Stretto, per l’utenza messinese che usa lo scalo reggino, ma il nostro sviluppo passa dall’utilizzo delle risorse regionali che riguardano il piano della mobilità sostenibile, i famosi 120 milioni di euro annunciati da Scopelliti prima da Sindaco e poi da Governatore. Lì ci sono una serie di progetti che potrebbero essere attivati in presenza di queste risorse che oggi rischiano di essere perdute a causa di questioni burocratiche nei rapporti tra Regione e Comune, dove purtroppo i commissari hanno dovuto trascurare questo aspetto perché si sono dovuti per forza di cose concentrare su altro, più urgente. Ma per noi, purtroppo, i tempi delle risposte condizionano fortemente sia la socialità che l’economia di un’azienda impegnata sul territorio. Ma nonostante tutto, pur con un allarme che rimane alto, quest’azienda ha le risorse umane capaci di farla uscire dall’attuale situazione. Non siamo in crisi come altre aziende dei trasporti di altre città che hanno vissuto e vivono situazioni tragiche e drammatiche“.

Reggio di Calabria

Come l’ATM di Messina.

Esatto, come Messina ad esempio, ma anche molte altre. A Reggio forniamo un servizio valido, ci rivolgiamo a 35.000 utenti che quotidianamente prendono l’autobus, a 900 famiglie che affidano anche loro giornalmente i propri bambini ai nostri scuolabus. Oggi possiamo dire di trovarci di fronte un’azienda economicamente risanata, a meno del debito pregresso che non possiamo assorbire da soli a fronte di crediti che non riusciamo a riscuotere. Ci rendiamo conto di non essere “l’ombelico del mondo”, ci sono realtà pubbliche e private in città e in Calabria che stanno molto peggio. Ma per uscire da questo momento difficile serve l’aiuto delle istituzioni. L’Atam non può e non deve morire, costituisce una risorsa per la città e per la Regione. Lo è grazie all’impegno del suo personale, al senso di responsabilità delle rappresentanze sindacali e al progetto di risanamento che ha già raggiunto l’obiettivo del pareggio tra costi e ricavi, ma che non dispone della liquidità necessaria per la gestione in quanto soffocata dal debito pregresso. Sarebbe un vero peccato, in questo momento mettere la testa sotto la sabbia ed abbandonarla a se stessa“.