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Pensioni: e ora cosa succede?

Ogni due o tre anni in Italia si apre il dibattito sulle pensioni. Sembra incredibile ma in questo Paese non si riesce a fare una legge che possa durare almeno dieci/quindici anni e che dia certezza del diritto ai cittadini.

Ma andiamo con ordine.

Non sto qui ad annoiarvi con tutte le riforme che ci sono state sulle pensioni dagli anni 70 in poi ma bisogna almeno ricordare che nell’anno 2011 con l’Italia in piena crisi finanziaria e con lo spread (cioè il differenziale tra i bund tedeschi e i titoli di Stato Italiani) a 575 punti e le conseguenti dimissioni di Berlusconi, il capo dello Stato Napolitano (nonostante le vibranti proteste del Centro/Destra) prima nomina Monti senatore a vita e poi gli assegna l’incarico di formare il Governo.

E’ il famoso governo dei tecnici e Mario Monti conosciutissimo e stimatissimo economista, molto ben visto in Europa assegna l’incarico di Ministro del Lavoro alla professoressa universitaria Elsa Fornero che in un mese prepara la sua legge molto drastica sulle pensioni che l’Europa ci chiede.

La nuova legge sulle pensioni viene votata praticamente da tutti i partiti dell’arco costituzionale e ha i suoi effetti dal 1 gennaio 2012.

In quel periodo l’Italia dal punto di vista finanziario era messa molto male e si pensò che affidando l’incarico a un economista di fama internazionale si potessero attuare delle riforme drastiche per assestare i conti dello Stato. In effetti lo spread in pochi mesi quasi si dimezzò ma con il senno di poi bisogna dire che questa scelta non è stata certo risolutiva.

Sostanzialmente cosa dice la Legge Fornero?  Che da quell’anno le pensioni saranno calcolate per tutti con il metodo cosiddetto contributivo. Cioè la pensione non ti viene più calcolata in base al tuo stipendio ma in base a quanto hai effettivamente versato all’Erario. In più si ancora la pensione all’aspettativa di vita (unico Stato al mondo). Più aumenta l’aspettativa di vita (e in Italia per fortuna questa aumenta ogni anno) più bisogna aspettare per poter andare in pensione. Si arriva cioè alla tragicomica situazione che le persone raggiungono a fatica gli anni per poter uscire dal mondo del lavoro ma non possono farlo perché contemporaneamente proprio a causa dell’aumento dell’aspettativa di vita questa aumenta di tre, quattro cinque mesi ogni due anni. Per assurdo se tra vent’anni l’aspettativa di vita in Italia sarà di 95 anni secondo la Legge Fornero bisognerebbe lavorare fino quasi a 80 anni!!!

Ora appare evidente che se dal punto di vista dei conti dello Stato questa legge è assolutamente meravigliosa per i poveri lavoratori è un disastro. Questa legge poi fatta in venti in giorni e approvata a tempo di record per poter essere operativa dal 1 gennaio 2012 aveva delle carenze evidenti. La carenza forse più eclatante era rappresentata dai cosiddetti esodati. Persone cioè che per accordi con la propria azienda o per scelte personali avevano deciso di interrompere la vita lavorativa e per effetto dell’aumento dell’età pensionabile magari dopo aver lavorato per oltre 40 anni si sono trovate addirittura per uno, due o tre anni senza alcun sostentamento. Senza stipendio e senza pensione!!

Tra poco più di un anno poi va a finire la Legge su quota 100. Questa Legge infatti varata dal governo Giallo/Verde a titolo sperimentale conclude i suoi effetti alla fine dell’anno 2021.

Ora, se non si vuole che la legge Fornero dal 1/1/2022 riprenda i suoi effetti (infatti non è mai stata abolita) bisogna urgentemente scrivere una nuova (ennesima) Legge sulle pensioni. Proprio in questi giorni sono cominciati gli incontri governo-parti sociali, sono partiti i tavoli tecnici, sono al lavoro gli economisti e i burocrati ministeriali. Bisogna trovare i giusti compromessi per tutelare i lavoratori che dopo oltre 42 anni di lavoro sono allo stremo (soprattutto per certi lavori usuranti) e le necessità dei conti pubblici dal momento che il peso della previdenza in Italia è altissimo. Incide infatti per oltre un terzo sul bilancio annuale dello Stato.

Le ipotesi sul tappeto sono tantissime c’è chi dice che bisogna continuare con quota 100 ma con penalizzazioni, chi parla di quota 41 (puoi uscire dal lavoro con 41 anni di contribuzione a prescindere dall’età), chi propone quota 102, (64 anni di età + 38 di contribuzione), chi addirittura dice che 40 anni devono essere sufficienti per una meritata pensione.

Molto probabilmente alla fine si opterà per una flessibilità in uscita in cambio però di penalizzazioni nell’ordine del 2% per ogni anno di anticipo. Ma bisognerà fare in fretta perché al 1/1/2022 ritorna la Legge Fornero e si rischia che in una notte persone che con quota 100 potevano andare in pensione a 62 anni siano costretti ad aspettare addirittura cinque anni.