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Coronavirus a Reggio Calabria, la denuncia dei sindacati: “i dipendenti AVR sono umiliati, costretti ad operare senza o con inidonei mezzi di protezione”

Coronavirus a Reggio Calabria, la denuncia dei sindacati: “i dipendenti AVR sono umiliati, costretti ad operare senza o con inidonei mezzi di protezione e sottoposti a minacce di ritorsioni lavorative. Siamo pronti a denunciare”

“Piccola riflessione ai tempi dell’auto quarantena impostaci dal temibile COVID 19: pur nel momento difficile che stiamo attraversando e che costringe tanti lavoratori allo stop forzato, il lato positivo della cosa è che si ha il tempo per riappropriarsi di alcune delle proprie passioni. Così mentre molti di noi guardano intere stagioni delle proprie serie televisive preferite o ne approfittano per svagarsi alla play station o leggere un libro, comodamente ed al sicuro, esiste un popolo silenzioso che tutti i giorni H24 garantisce la popolazione rinchiusa dentro le proprie abitazioni. Pensiamo in primis agli operatori sanitari (medici, infermieri od o. s. s.) cui andrebbe tributato un monumento per il loro sacrificio ed abnegazione, ancora, alle forze dell’ordine che rappresentano il baluardo posto a limitare il diffondersi del virus tramite comportamenti sociali sbagliati, o, ancora, ai lavoratori della grande distribuzione che, nonostante tutto sono costretti a lavorare per garantire a chi resta a casa gli idonei rifornimenti”. E’ quanto scrivono in una nota Francesco Callea, Fp Cgil, Domenico Giordano, Fit Cisl, Domenico Lombardo, Uil Trasporti, Giuseppe Triglia, Fiadel. “Vi è poi una particolare categoria -prosegue la nota- spesso bistrattata od ignorata, che indossa pur sempre una divisa, non bella e magari neanche profumata, ma che svolge una funzione fondamentale per il nostro vivere quotidiano: i lavoratori dell’igiene ambientale. Coloro che giorno e notte, in un periodo di piena emergenza, che alle nostre latitudini era già tale da un pezzo per il comparto, anche senza il “corona virus”, garantiscono, o almeno ci provano, che i nostri rifiuti vengano raccolti, che le nostre strade, piazze, uffici, vengano igienizzati. Certo, non è il caso di ricordare che questi lavoratori devono ancora percepire dalle 3 alle 5 mensilità (per alcuni comuni minori) stipendiali, “rischieremmo” di urtare la suscettibilità di qualcuno, o che chi svolge questa tipologia di lavoro corre giornalmente un rischio elevato di contagio, trattando rifiuti di ogni genere”.

“Ecco -aggiunge la nota- dalla vostra confortevole poltrona, pensate ad un padre di famiglia, magari ultracinquantenne, che va a svolgere, di notte, il proprio servizio, già con un grado di apprensione notevole per ciò che potrebbe prendersi o, peggio, che potrebbe riportare a casa, che chiede all’ azienda per la quale lavora gli strumenti necessari a svolgere il proprio lavoro in una condizione decente di sicurezza (i famosi D.p.i., che, sia chiaro, vengono espressamente previsti da una norma di Legge il D.lgs. 81/2008, che all’art. 18,comma 1, lett. d ed m stabilisce che il datore di lavoro deve fornire al lavoratore i DPI adeguati e non può obbligarlo a lavorare in una situazione di pericolo per la sua salute/sicurezza), e che si vede rispondere che la singola mascherina ,monouso, consegnatagli nei giorni precedenti doveva bastargli per un periodo di tempo indefinito, che i guanti monouso non sono disponibili e che i mezzi per la raccolta, vecchi, inefficienti e sporchi, pur non essendo stati sanificati , risultano idonei per lo svolgimento del servizio. E fin qui è lecito pensare che ok, non è giusto ma il nostro è un Paese particolare e bisogna arrangiarsi pur di mantenere il proprio posto di lavoro, se non fosse che l’asticella della compromissione dei diritti viene ulteriormente alzata, i responsabili ai quali venivano richiesti i dpi per poter svolgere in sicurezza il proprio compito, rispondono che mascherine e guanti non erano più disponibili, che bisognava arrangiarsi con ciò che si aveva, oppure non indossarne, e che chi non era d’accordo e chiedeva solo di veder tutelati i propri diritti di Uomo prima che di lavoratore, era libero di spogliarsi della divisa infilarla in una busta e andare via con tanto di garanzia di sospensione dal servizio per almeno 20 giorni. Trambusto, urla, tensione sindacalisti in fibrillazione, chi di presenza, chi per via telefonica, sino all’arrivo della polizia alla quale gli stessi lavoratori chiedevano di poter sporgere denuncia per quanto accaduto.

Certo qualcuno sarà sempre pronto ad addurre le solite scusanti quali “l’elevato numero di assenze dei lavoratori in questo periodo”, oppure “non si possono consentire episodi di ammutinamento….”, a costoro rispondiamo dicendo che è semplice pontificare o sputare sentenze dalla tastiera di un pc, magari all’interno di un ufficio igienizzato con cospicue quantità di amuchina, altra cosa è continuare a prestare il proprio lavoro anche senza avere i fondi per poter far scorta di generi alimentari come chiunque altro, o, ancora, raccogliere quintali di rifiuti senza guanti o mascherine, anche da terra e travasarli su camion più grandi, liberando una volta di più tutti i miasmi velenosi tra i quali puoi solo sperare che non si nasconda il terribile COVID 19. L’increscioso episodio si è concluso, dopo che anche la polizia era andata via, con i lavoratori “ammutinati” che hanno risposto una volta di più “presente” ed hanno svolto regolarmente il loro turno, provvedendo, con tutti i loro limiti, a tentare di rendere più pulita la nostra città. Pensateci quando raccoglierete i vostri mastelli vuoti e non infierite su questi lavoratori se qualche zona non è stata coperta, la responsabilità va ricercata altrove. Gli scriventi, ovviamente, oltre a portare a conoscenza i cittadini della situazione attuale, provvederanno, nella loro qualità di Sindacalisti, a sporgere le necessarie denunce a chi di competenza e a vigilare sull’operato dell’A.V.R. in maniera certosina”, concludono.