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Le mani della mafia sui terreni dei Nebrodi e delle Madonie: sfilze di arresti, indagato anche un notaio

Colpo ai clan, Cosa Nostra gestiva parchi e terreni dei Nebrodi e delle Madonie: 11 arresti

Truffe sui terreni dei parchi dei Nebrodi e delle Madonie. È quanto emerge dall’inchiesta Terre Nostre della procura nissena. Gli inquirenti hanno portato alla luce l’utilizzo con metodi mafiosi dei terreni da parte della famiglia Di Dio, residente a Enna, ma originaria di Capizzi (Messina). Cinque gli arresti in totale per concorso esterno in associazione mafiosa. La famiglia Di Dio avrebbe intrattenuto rapporti con numerosi esponenti di famiglia mafiose, tra cui anche quella dei fratelli Virga, del mandamento di San Mauro Castelverde. L’operazione ha condotto al sequestro di 900 ettari di terreni, fabbricati, beni, 9 aziende agricole per un valore complessivo di circa 6,5 milioni di euro ed e’ stato effettuato il sequestro per equivalente su disponibilità finanziarie degli indagati per un totale di circa 430 mila euro.

Le indagini hanno coinvolto anche un notaio catanese, che si sarebbe prestato a stipulare ripetuti atti falsi per consentire truffe ai danni dell’Agea e consentendo alla famiglia Di Dio di accaparrarsi di circa 600 ettari di terreno all’interno del Parco delle Madonie, di proprietà del demanio. “Il modus operandi utilizzato- riferiscono gli investigatori – rispondeva ad un ben preciso canovaccio: gli indagati utilizzavano aziende agricole intestate a loro o a loro congiunti al fine di concludere contratti fittizi di compravendita o di locazione di terreni, in realta’, direttamente riconducibili a soggetti mafiosi, consentendo mediante detto meccanismo di interposizione fittizia di dissimulare l’effettiva disponibilita’ dei cespiti in capo ai coindagati al fine di sottrarli alla possibile emissione di provvedimenti di sequestro o a misure di prevenzione patrimoniali”.

L’obiettivo era ottenere i contributi comunitari a sostegno dell’agricoltura, utilizzando anche terreni di proprietà del demanio  e versando parte dei corrispettivi ottenuti ai componenti del sodalizio mafioso.

Gli inquirenti hanno scoperto che in alcuni casi i terreni demaniali venivano sfruttati dagli indagati e rivenduti, pur senza alcun titolo  all’Ismea (Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare),ricorrendo all’utilizzo di atti falsi e consentendo l’illecita riscossione di ingenti somme di denaro. I beni erano sottratti fraudolentemente allo Stato: venivano ricomprati da altri membri della famiglia Di Dio, che hanno continuato a sfruttarli fino ad oggi risultando quali legittimi proprietari di beni che, in realtà, rientrano nel patrimonio dello Stato.

Antoci: “Grazie alla DDA di Caltanissetta e alla Guardia di Finanza”

Sono centinai di migliaia di euro i fondi europei per l’agricoltura finiti nelle casse delle famiglie mafiose e anche oggi, grazie alla Distrettuale Antimafia di Caltanissetta e alla Guardia di Finanza, un altro duro colpo viene inferto alla mafia proprio su questo fronte. L’attività della Guardia di Finanza e dei Sostituti della  DDA di Caltanissetta, Pasquale Pacifico, Nadia Caruso e Gabriele Paci coordinati dal Procuratore Amedeo Bertone, ha portato all’arresto di 11 persone accusate a vario titolo di aver gestito terreni nel Parco delle Madonie e dei Nebrodi ricevendo finanziamenti comunitari per la gestione di imprese agricole riconducibili a esponenti di Cosa Nostra.

Ancora conferme sul business milionario rinveniente dai Fondi Europei in mano alle famiglie mafiose. Questa operazione della Procura Distrettuale Antimafia di Caltanissetta e della Guardia di Finanza ha dimostrato ancora una volta l’importanza del tema” – lo afferma Giuseppe Antoci ex Presidente del Parco dei Nebrodi e Presidente Onorario della Fondazione Nazionale Caponnetto, scampato ad un attentato mafioso nel maggio 2016 proprio a causa del suo impegno sul fronte dei Fondi Europei in mano alle mafie, commentando l’operazione odierna.

Da anni tutti i capi mafia siciliani e non solo, incassavano milioni di euro di Fondi Europei per l’agricoltura senza colpo ferire – continua Antoci – e mentre gli agricoltori venivano intimiditi, affinché non partecipassero ai bandi pubblici per l’affitto dei terreni, mentre magistrati e uomini dello Stato cadevano sotto i colpi di cosa nostra, mentre si piangevano i morti delle stragi, mentre accadeva tutto questo, loro incassavano fondi pubblici con rendimenti che superavano anche il 2000%, neanche il mercato delle droga” – dichiara Antoci.

Eravamo convinti che la problematica fosse nazionale tanto che abbiamo fatto di tutto per far diventare legge il Protocollo di Legalità sottoscritto nel 2015 in Sicilia, cosa avvenuta a settembre 2017 ed oggi, dunque, Legge dello Stato” – continua Antoci.

Con l’applicazione del Protocollo di Legalità inserito nel Nuovo Codice Antimafia, questo giochino viene definitivamente smantellato e le risorse comunitarie dedicate solo ad agricoltori ed allevatori per bene e non più ai mafiosi” – continua Antoci.

“Il mio grazie alla Guardia di Finanza e alla Procura di Caltanissetta, grazie a loro oggi, ancora una volta, si è dato valore al sacrificio di tutti e si è affermata la forza dello Stato – conclude Antoci.

Corrao (M5S): “Contrasto alla mafia rurale al centro della mia battaglia”

L’indagine della magistratura di Caltanissetta e della Guardia di finanza dimostra inequivocabilmente ancora una volta che l’interesse della mafia sui parchi e sulle terre agricole è più forte che mai e che è presente su tutto il territorio siciliano, comprese le Madonie. Grazie al contributo delle forze dell’ordine e all’impegno personale di uomini come Giuseppe Antoci, in questi anni si è dato un grosso colpo alla mafia rurale, ma questa indagine rende evidente che ci sono ancora pentoloni da scoperchiare e milioni di euro da recuperare”. A dichiararlo è l’europarlamentare del Movimento 5 Stelle Ignazio Corrao a proposito della maxi truffa sui fondi europei ad opera della criminalità organizzata  per la gestione di aziende agricole. “Alle forze dell’ordine di Caltanissetta giunga il mio plauso personale. l contrasto alla mafia rurale – conclude Corrao – continuerà ad essere al centro della mia battaglia anche per il prossimo mandato”.