La suggestiva forma delle rocce e il panorama mozzafiato: l’Altopiano dell’Argimusco, dove si mischiano storia, arte e astronomia [FOTO]

altopiano dell'argimusco
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L’Altopiano dell’Argimusco è uno dei siti più affascinanti e suggestivi della Sicilia: la storia del sito archeologico in provincia di Messina

Il fascino delle forme, il panorama mozzafiato, il cielo che “ti guarda da vicino”: tutto questo è l’Altopiano dell’Argimusco, lo spettacolare sito archeologico presente in Sicilia, in provincia di Messina, più precisamente a nord dell’Etna, al confine tra i monti Nebrodi e Peloritani. Proprio la sua posizione strategica e panoramica permette di osservare da vicino lo stesso vulcano, le isole Eolie ma anche le montagne Rocca Salvatesta e Montagna di Vernà, capo Tindari, capo Calavà e capo Milazzo. Sorge a ridosso della Riserva Naturale del Bosco di Malabotta, immerso nel Territorio Abacenino, sui borghi di Montalbano Elicona, Novara di Sicilia e Tripi.

Altopiano dell’Argimusco, la forma affascinante e suggestiva delle rocce e l’osservazione del cielo: è il “Marcahuasi siciliano”

Questo luogo è diventato nel corso degli anni meta turistica da ogni angolo del mondo proprio grazie alla forma curiosa e suggestiva delle enormi rocce di arenaria quarzosa, la vera “attrazione” del posto. L’aspetto dei roccioni, antropomorfi e zooomorfi, non sarebbe dovuto all’opera dell’uomo, ma è stato modellato nel corso dei secoli dall’azione degli agenti atmosferici, in particolare da acqua e vento. Oltre alla presenza di queste pietre, nel tempo l’Altopiano è diventato meta turistica anche per il ruolo strategico giocato dal cielo. Da questo luogo, infatti, è possibile osservarlo con l’occhio di un appassionato o studioso di astronomia e tantissime sono state negli anni le persone giunte sul posto per praticare astronomia. Proprio per il ruolo del cielo e per la presenza delle rocce, l’Altopiano dell’Argimusco è stato da molti definito lo “Stonehenge siciliano”, in richiamo alla forte somiglianza con il sito inglese. Un paragone, però, errato, perché non siamo davanti a dei veri e propri megaliti ritoccati dall’uomo ma a delle pietre naturali modificatesi nel corso del tempo in maniera naturale, come sopra spiegato. Per questo sarebbe più corretto parlare, se proprio si vuole portare avanti un paragone, di “Marcahuasi siciliano”, in nome dell’imponente altopiano a est di Lima, in Perù.

I roccioni dell’Altopiano dell’Argimusco: i nomi e la storia

La roccia L’Aquila

Seguendo il sentiero principale del sito, percorrendo il tragitto è possibile osservare ad uno ad uno tutte le rocce presenti, ognuna di questa contrassegnata da un nome e da una personalissima storia.

  • L’Aquila, riconoscibile dal becco puntato vero l’Etna;
  • Il Maschile e il Femminile, che rappresenterebbero i due organi sessuali umani. Secondo altri raffigurerebbero invece una civetta o un leone e pellicano;
  • Il Sacerdote o Varco del Leone, che da nord ricorda molto un viso umano;
  • L’Orante o Rupe dell’Acqua, roccia che ricopre le sembianze di una figura femminile che prega con le mani rivolte verso est;
  • La Vasca;
  • Il Babbuino;
  • La Torre o Grande Sedile;
  • L’Elefantino.
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