Il commissariamento del Comune di Riace scatena un nuovo confronto politico sulle responsabilità che hanno portato alla conclusione dell’esperienza amministrativa guidata da Mimmo Lucano. A confrontarsi sono l’ex presidente della Regione Calabria, Mario Oliverio, e Francesco Salerno, ex consigliere comunale e capogruppo di Riace Protagonista. Al centro dello scontro c’è la mancata sostituzione di un consigliere dimissionario, una vicenda sulla quale emergono ricostruzioni e valutazioni profondamente differenti. Oliverio denuncia quella che considera una forzatura ai danni del Comune e dell’amministrazione Lucano, sostenendo che il Consiglio avrebbe dovuto essere ricomposto prima di affrontare gli adempimenti finanziari. Salerno respinge questa interpretazione e sostiene che la mancata approvazione della surroga fosse legata a carenze nella documentazione e alla necessità di verificare i requisiti del consigliere subentrante.
Oliverio difende Lucano: “una forzatura contro la volontà popolare”
L’ex governatore interviene sulla sospensione del Consiglio comunale con parole particolarmente dure, mettendo in discussione il percorso amministrativo che ha portato alla gestione commissariale. Secondo Oliverio, quanto accaduto rappresenterebbe un ulteriore tentativo di interrompere l’esperienza politica di Mimmo Lucano alla guida di Riace. “Ritengo doveroso denunciare una inammissibile forzatura ed un palese abuso ai danni del Comune di Riace e dell’Amministrazione Comunale guidata da Mimmo Lucano. Dopo il fallimento dei precedenti tentativi di scioglimento legati all’applicazione della legge Severino — frenati dall’intervento della Corte di Cassazione — assistiamo oggi a un nuovo, incredibile tentativo di utilizzare le funzioni di potere per raggiungere il medesimo risultato: azzerare la volontà popolare che ha riportato Mimmo Lucano alla guida del Comune di Riace. Siamo in presenza di una chiara ed evidente forzatura della realtà. Veniamo ai fatti. A seguito delle dimissioni di un Consigliere, il Consiglio Comunale di Riace si trova attualmente privo del suo plenum. Sarebbe necessaria una semplice presa d’atto del Consiglio Comunale e procedere alla surroga del Consigliere dimissionario con il primo dei non eletti nella stessa lista”, evidenzia.
Il nodo della surroga e degli atti finanziari del Comune
Secondo la ricostruzione di Oliverio, la Prefettura di Reggio Calabria avrebbe dovuto intervenire per consentire il ripristino della composizione del Consiglio comunale, prima di procedere con gli interventi sostitutivi relativi agli atti finanziari. L’ex presidente della Regione richiama il Testo Unico degli Enti Locali, facendo riferimento alle disposizioni sulla surroga dei consiglieri dimissionari e all’articolo 136, relativo all’intervento sostitutivo in caso di mancata adozione di atti obbligatori. Nel suo intervento cita anche il precedente del Comune di Taurianova. “Mi permetto di chiedere pubblicamente al Prefetto di Reggio Calabria: perché tutto questo a Riace non è avvenuto? Per quale motivo non si è provveduto a reintegrare il consigliere dimissionario?”. Oliverio collega la mancata surroga all’impossibilità del Consiglio di esprimersi sul rendiconto 2025 e sul riequilibrio finanziario, sostenendo che il mancato completamento dell’assemblea abbia contribuito a determinare le condizioni per lo scioglimento. “Non procedere alla surroga in presenza di un organo incapace di deliberare significa di fatto provocare lo scioglimento del Consiglio per la mancata approvazione del rendiconto. Tutto ciò costituisce una forzatura e un oggettivo evidente travisamento della legalità”.
La replica di Francesco Salerno: “le nostre scelte non erano ostruzionistiche”
Alle dichiarazioni dell’ex governatore risponde Francesco Salerno, ex consigliere comunale e capogruppo di Riace Protagonista, che contesta la ricostruzione di Oliverio e rivendica la correttezza delle decisioni assunte dal proprio gruppo durante i lavori consiliari. Salerno respinge l’idea che la mancata surroga sia stata determinata da una volontà politica di ostacolare l’amministrazione Lucano, sostenendo invece che il voto fosse motivato dalla necessità di garantire la regolarità delle procedure. “In qualità di ex consigliere comunale e capogruppo di Riace Protagonista, preso atto dell’avvenuto scioglimento del Consiglio comunale, respingo con fermezza le ricostruzioni e le considerazioni formulate dall’ex presidente Oliverio, che considero infondate, strumentali e lontane dalla reale dinamica dei fatti e dalle motivazioni che hanno accompagnato le nostre decisioni. Prima di lanciare accuse e parlare di presunte forzature istituzionali, Oliverio avrebbe dovuto avere l’accortezza di approfondire gli atti e conoscere fino in fondo le ragioni del nostro voto”, puntualizza.
Salerno: “nelle tre sedute consiliari mancavano verifiche sui requisiti del subentrante”
Il punto centrale della risposta di Salerno riguarda la documentazione presentata al Consiglio comunale per procedere alla sostituzione del consigliere dimissionario. L’ex capogruppo sostiene che, nelle tre sedute convocate per affrontare la questione, sarebbero emerse carenze istruttorie tali da richiedere ulteriori approfondimenti. “La nostra posizione non è mai stata dettata da pregiudizi politici, né tantomeno da volontà ostruzionistiche. Abbiamo semplicemente esercitato il nostro ruolo di consiglieri comunali con senso di responsabilità, nell’interesse della comunità e nel pieno rispetto delle istituzioni e delle norme che disciplinano il funzionamento degli enti locali. Come abbiamo già avuto modo di spiegare pubblicamente e di mettere formalmente a verbale, la documentazione sottoposta al Consiglio comunale, in ben tre sedute convocate per affrontare la questione, presentava, a nostro avviso, evidenti carenze istruttorie. Mancavano, soprattutto, le necessarie verifiche amministrative in ordine ai requisiti del consigliere subentrante”, sottolinea.
Il caso dei debiti comunali: la questione sollevata da Riace Protagonista
Nella replica emerge anche un ulteriore elemento relativo alla posizione del consigliere che avrebbe dovuto subentrare. Secondo quanto afferma Salerno, l’interessato avrebbe inizialmente dichiarato di non avere debiti nei confronti del Comune, presentando successivamente una richiesta di rateizzazione relativa a debiti comunali. “C’è poi una questione che non può essere liquidata con superficialità e che merita risposte precise: il consigliere interessato alla surroga aveva inizialmente dichiarato di non avere debiti nei confronti del Comune, salvo successivamente presentare una richiesta di rateizzazione proprio in relazione a debiti comunali. Una contraddizione evidente che solleva interrogativi legittimi e che avrebbe richiesto approfondimenti e verifiche prima di procedere a qualsiasi decisione. Delle due l’una: o la dichiarazione iniziale non corrispondeva alla situazione reale, oppure è stata la successiva richiesta di rateizzazione a far emergere una situazione che meritava di essere chiarita. Non si tratta di polemica politica, ma di trasparenza amministrativa e rispetto delle regole”, aggiunge.
Oliverio chiede l’intervento delle istituzioni, Salerno: “non accettiamo lezioni”
Le due posizioni divergono anche sul significato istituzionale della vicenda. Oliverio considera la procedura seguita una questione che coinvolge il rispetto del voto dei cittadini e chiede un approfondimento da parte della Prefettura e delle istituzioni parlamentari. “È fondamentale che il voto dei cittadini che ha sancito il ritorno di Mimmo Lucano sia rispettato e tutelato, scongiurando il rischio che interpretazioni burocratiche finiscano per alterare la volontà popolare. La difesa del Comune di Riace è oggi una battaglia di principio in tutela della democrazia e dello Stato di diritto”. Salerno risponde sostenendo che il rispetto della democrazia non possa prescindere dalle verifiche documentali e dal ruolo di controllo esercitato dai consiglieri comunali. “La democrazia non si difende pretendendo che i consiglieri comunali votino senza le necessarie garanzie documentali. Si difende rispettando le regole, garantendo la trasparenza amministrativa e riconoscendo il ruolo e le responsabilità di ciascun componente dell’assemblea”. L’ex capogruppo di Riace Protagonista invita inoltre Oliverio a non mettere in discussione le motivazioni del voto espresso in Consiglio, ribadendo che la posizione del gruppo sarebbe stata chiarita pubblicamente e verbalizzata nelle sedi istituzionali. “Non accettiamo lezioni da nessuno, tantomeno da chi pretende di giudicare il comportamento altrui senza prima approfondire i fatti e la documentazione. La nostra posizione è agli atti, le nostre motivazioni sono pubbliche e verificabili. Non abbiamo nulla da nascondere e non intendiamo arretrare di un millimetro rispetto al dovere di vigilare sulla correttezza degli atti amministrativi. Noi abbiamo scelto di rispettare le regole. E continueremo a farlo, senza condizionamenti e senza timore di dire la verità”, prosegue.
Riace, due ricostruzioni opposte sulla fine dell’amministrazione Lucano
Il confronto tra Mario Oliverio e Francesco Salerno mette in evidenza due interpretazioni contrapposte degli eventi che hanno preceduto il commissariamento di Riace. Per l’ex presidente della Regione, la mancata sostituzione del consigliere dimissionario avrebbe impedito all’assemblea di tornare pienamente operativa, contribuendo alla conclusione dell’esperienza amministrativa di Mimmo Lucano. Per l’ex capogruppo di Riace Protagonista, invece, il mancato via libera alla surroga sarebbe stato motivato da questioni documentali e amministrative che richiedevano chiarimenti. Salerno respinge quindi le accuse di ostruzionismo e sostiene di aver agito nell’esercizio delle proprie prerogative consiliari. Resta così al centro della discussione la surroga del consigliere dimissionario, insieme alle conseguenze della mancata adozione degli atti finanziari e alle procedure seguite prima del commissariamento. Una vicenda sulla quale Oliverio chiede ulteriori verifiche istituzionali e Salerno rivendica la legittimità delle decisioni assunte dal proprio gruppo.
