Reggio Calabria, un ponte di solidarietà con Messina per i dializzati: due centri pronti ad accogliere i pazienti con navette gratuite

Dopo la protesta dei malati costretti a sottoporsi alla dialisi fino all'una di notte, arriva una possibile soluzione dall'altra sponda dello Stretto. L'associazione AINIgA annuncia la disponibilità di due strutture NephroCare di Messina ad assistere i pazienti reggini, garantendo gratuitamente anche il trasporto dalle abitazioni ai centri e ritorno. Il presidente Francesco Torre lancia un appello alle istituzioni calabresi e siciliane: “Vogliamo lanciare un concreto ponte di solidarietà tra Reggio Calabria e Messina”

Dalla protesta davanti all’ASP di Reggio Calabria a una possibile soluzione che attraversa lo Stretto di Messina. Per gli oltre 30 pazienti dializzati costretti da settimane a sottoporsi a trattamenti salvavita in orari notturni, arriva una proposta concreta di solidarietà e collaborazione sanitaria tra Calabria e Sicilia. Due centri specializzati di Messina si sono dichiarati disponibili ad accogliere i malati reggini e a garantire un servizio di trasporto completamente gratuito, dalle loro abitazioni fino alle strutture sanitarie siciliane e ritorno.

La novità arriva dall’Associazione Italiana Nefropatia da IgA A.P.S. (AINIgA), attraverso il suo presidente, l’avvocato Francesco Torre, che è intervenuto sulla difficile situazione dei pazienti nefropatici di Reggio Calabria, denunciando le conseguenze di un’organizzazione emergenziale che obbliga persone affette da patologie croniche a ricevere cure fino all’una di notte.

L’iniziativa rappresenta un possibile sviluppo nella vicenda che negli ultimi giorni ha provocato proteste e richieste di intervento immediato alle istituzioni sanitarie calabresi. Dopo settimane di disagi, l’attenzione si sposta ora sulla disponibilità manifestata da due strutture messinesi e sulla necessità di individuare rapidamente le modalità organizzative per consentire ai pazienti di usufruire di questa opportunità.

Dializzati di Reggio Calabria, l’intervento dell’associazione AINIgA sull’emergenza sanitaria

A intervenire direttamente sulla vicenda è l’avvocato Francesco Torre, presidente dell’Associazione Italiana Nefropatia da IgA A.P.S., che attraverso una nota esprime forte preoccupazione per le condizioni dei pazienti reggini e annuncia l’iniziativa avviata per individuare soluzioni alternative. “L’ Associazione Italiana Nefropatia da IgA A.P.S. – AINIgA attraverso la voce del suo Presidente, Avv. Francesco Torre, interviene con fermezza sulla grave emergenza sanità che sta colpendo oltre 30 pazienti dializzati a Reggio Calabria, costretti da settimane a massacranti turni notturni (dalle ore 21:00 all’1:00) presso il GOM a causa dell’inagibilità logistica del centro di riferimento sul territorio reggino. A fronte del persistere dei disagi e ritenendo inaccettabile che malati cronici fragili debbano sostenere orari notturni per un trattamento salvavita, AINIgA si è attivata per individuare soluzioni pratiche e immediate di supporto transfrontaliero tra le sponde dello Stretto”.

La posizione espressa dall’associazione pone al centro una questione che va oltre la disponibilità materiale dei posti dialisi: la necessità di assicurare cure compatibili con le condizioni fisiche e le esigenze quotidiane delle persone che devono sottoporsi ai trattamenti. Per i pazienti affetti da insufficienza renale che necessitano di emodialisi, infatti, la regolarità delle sedute è un elemento fondamentale dell’assistenza. La possibilità di ricevere il trattamento in orari sostenibili e con modalità organizzative adeguate assume quindi un’importanza particolare.

La protesta dei dializzati a Reggio Calabria: cure fino all’una di notte e pazienti esasperati

La proposta proveniente da Messina arriva dopo la protesta organizzata venerdì 6 novembre davanti alla sede dell’ASP di Reggio Calabria, dove pazienti e familiari hanno manifestato per chiedere una soluzione alle difficoltà che stanno affrontando. Come raccontato da StrettoWeb nell’approfondimento dedicato al dramma dei dializzati, la mobilitazione ha portato all’attenzione pubblica una situazione di grave disagio per decine di persone costrette a modificare radicalmente la propria quotidianità per continuare a ricevere trattamenti indispensabili.

L’emergenza si è determinata dopo l’interruzione dell’accoglienza dei pazienti presso il centro dialisi San Giorgio di Pellaro, con il conseguente trasferimento di numerosi malati al Grande Ospedale Metropolitano di Reggio Calabria. La necessità di garantire la continuità delle prestazioni ha comportato l’organizzazione di turni aggiuntivi, alcuni dei quali collocati nella fascia serale e notturna. Una soluzione emergenziale che ha permesso di assicurare le terapie, ma che ha determinato crescenti difficoltà per i pazienti e per le loro famiglie. Durante la protesta, i dializzati hanno raccontato la fatica di affrontare cure particolarmente impegnative in una fascia oraria normalmente destinata al riposo. Una condizione che si ripete più volte alla settimana e che incide sull’organizzazione familiare e sulla qualità della vita.

Da Messina la disponibilità di due centri NephroCare: il tentativo dopo il Policlinico

L’associazione AINIgA ha ricostruito il percorso seguito per individuare possibili strutture disponibili ad accogliere i pazienti reggini. Il primo tentativo ha riguardato il Policlinico Universitario di Messina, attraverso un’interlocuzione con il professor Domenico Santoro. La verifica ha evidenziato l’impossibilità di accogliere ulteriori pazienti presso il reparto, a causa della saturazione dei posti disponibili. L’associazione ha quindi individuato una possibile alternativa attraverso due strutture accreditate presenti nella città dello Stretto. Nel comunicato, l’associazione spiega testualmente: “Dopo aver verificato l’impossibilità di accoglimento presso il Policlinico Universitario di Messina il cui reparto risulta saturo – tramite interlocuzione diretta con il Prof. Domenico Santoro che ringraziamo come sempre per la consueta disponibilità – AINIgA ha riscontrato la piena disponibilità dei due centri accreditati NephroCare di Messina:

• Il Centro Nefrologico di Via Marco Polo;

• Il Centro Omega di Via Conca d’Oro (SS. Annunziata).

Le due strutture si sono rese disponibili ad accogliere i pazienti reggini in sofferenza, mettendo a disposizione un servizio di trasporto navetta totalmente gratuito per accompagnare i pazienti dalle proprie abitazioni a Reggio Calabria fino ai centri di dialisi messinesi e ritorno. Di fronte a una condizione così gravosa per i pazienti, non possono esserci ostacoli burocratici o di confine. Vogliamo lanciare un concreto ponte di solidarietà tra Reggio Calabria e Messina per restituire a queste persone il diritto a cure tempestive e ad orari dignitosi. Auspichiamo che le istituzioni locali e regionali siciliane e calabresi agevolino subito i raccordi necessari per garantire il diritto di curarsi con dignità”.

La disponibilità dichiarata dai due centri rappresenta il risultato di una ricerca di alternative avviata dall’associazione per alleggerire la situazione dei pazienti reggini. Non sono stati ancora comunicati il numero preciso dei posti eventualmente utilizzabili, le fasce orarie delle possibili sedute o le modalità di attivazione del servizio. Si tratta di aspetti che dovranno essere definiti prima dell’eventuale trasferimento dei trattamenti.

Navette gratuite tra Reggio Calabria e Messina: un aiuto concreto anche per le famiglie

L’elemento che rende particolarmente significativa la disponibilità delle strutture siciliane è la previsione di un trasporto gratuito tra le abitazioni dei pazienti reggini e i centri di dialisi messinesi. Secondo quanto annunciato da AINIgA, il servizio comprenderebbe sia il viaggio di andata sia quello di ritorno, senza costi di trasporto a carico dei pazienti. Si tratta di un aspetto tutt’altro che secondario. La dialisi è un trattamento che viene generalmente ripetuto più volte alla settimana e che richiede una programmazione rigorosa delle sedute, dei trasferimenti e dell’assistenza.

Per una persona che deve affrontare una terapia prolungata, l’organizzazione degli spostamenti può rappresentare un problema concreto. Lo stesso vale per i familiari, spesso chiamati ad accompagnare i malati e a riorganizzare impegni personali e lavorativi. Un eventuale servizio dedicato potrebbe ridurre queste difficoltà, fermo restando che gli spostamenti tra Calabria e Sicilia richiederebbero un’attenta pianificazione degli orari e delle necessità assistenziali individuali. La possibilità di raggiungere Messina direttamente dalla propria abitazione, senza dover organizzare autonomamente il trasporto, costituisce quindi uno degli elementi centrali della proposta.

Un ponte di solidarietà tra Reggio Calabria e Messina: l’appello alle istituzioni

Il riferimento al ponte di solidarietà tra Reggio Calabria e Messina, contenuto nelle dichiarazioni del presidente Francesco Torre, assume un significato particolarmente concreto in una vicenda che riguarda due città separate dal mare, ma unite da rapporti quotidiani e da una stretta prossimità territoriale. L’iniziativa propone di utilizzare questa vicinanza per affrontare un problema sanitario che, secondo l’associazione, non può attendere i tempi di una riorganizzazione strutturale della rete dialitica. La questione principale diventa ora la possibilità di costruire una collaborazione operativa tra le istituzioni sanitarie calabresi e quelle siciliane, verificando le condizioni per consentire ai pazienti interessati di accedere alle prestazioni offerte dai centri messinesi. L’appello riguarda la necessità di agevolare rapidamente i raccordi amministrativi e sanitari, affinché la disponibilità delle strutture non rimanga soltanto una manifestazione di solidarietà, ma possa tradursi in una risposta effettiva alle difficoltà dei malati.

La Regione Calabria ha autorizzato 10 nuovi posti dialisi: resta il problema dei tempi

La proposta di AINIgA si inserisce in un quadro nel quale sono già stati avviati interventi istituzionali per fronteggiare la carenza di posti dialisi nel territorio reggino. Il 19 ottobre 2026, la Giunta regionale della Calabria, su proposta del presidente Roberto Occhiuto, ha autorizzato, con la deliberazione n. 683, un incremento straordinario di 10 posti rene da assegnare all’ASP di Reggio Calabria. Il provvedimento prevede che le nuove postazioni siano attivate nel territorio comunale per assicurare la continuità assistenziale e favorire la prossimità delle cure.

Si tratta di una decisione importante nell’ambito della gestione dell’emergenza, ma che non ha ancora risolto concretamente le difficoltà affrontate dai pazienti inseriti nei turni notturni. Il problema principale, come emerso anche durante la protesta del 6 novembre, riguarda infatti i tempi necessari per rendere effettivamente disponibili le nuove postazioni. La possibilità di trasferire temporaneamente alcuni trattamenti nei centri messinesi potrebbe rappresentare un’opzione da valutare proprio durante questa fase di attesa. La disponibilità dei centri di Messina e l’attivazione dei nuovi posti dialisi a Reggio Calabria non sono necessariamente soluzioni alternative: la prima potrebbe essere esaminata come risposta all’emergenza, mentre il potenziamento della rete territoriale calabrese resta fondamentale per offrire ai pazienti cure vicine alla propria residenza.

L’incontro tra i rappresentanti dei dializzati e l’ASP di Reggio Calabria

La mobilitazione dei dializzati ha già prodotto un primo confronto istituzionale. Venerdì 6 novembre, i rappresentanti dei pazienti hanno incontrato i vertici dell’ASP di Reggio Calabria dopo la manifestazione organizzata davanti alla sede dell’Azienda sanitaria. Il confronto ha consentito di affrontare il problema dei turni notturni e di discutere le possibili risposte all’emergenza, confermando la necessità di individuare soluzioni capaci di garantire la continuità delle prestazioni sanitarie senza prolungare ulteriormente i disagi. Restano tuttavia da definire tempi e modalità concrete degli interventi. La disponibilità manifestata dalle strutture di Messina introduce adesso un’ulteriore possibilità nel confronto già aperto tra pazienti, associazioni e istituzioni sanitarie.

Dialisi tra Calabria e Sicilia: cosa serve per rendere operativo il trasferimento dei pazienti

La disponibilità manifestata dai due centri NephroCare rappresenta un primo passaggio, ma l’eventuale organizzazione dei trattamenti a Messina richiede ulteriori verifiche. Andrà innanzitutto chiarito quanti pazienti potranno essere accolti, in quali fasce orarie e con quali modalità di programmazione delle sedute. Sarà necessario inoltre definire il coordinamento sanitario per assicurare la continuità delle terapie e la corretta gestione delle informazioni cliniche dei malati interessati. Un ulteriore aspetto riguarda l’organizzazione del servizio di navetta gratuita tra le due sponde dello Stretto, che dovrà essere compatibile con gli orari dei trattamenti e con le condizioni dei pazienti.

Dovranno infine essere affrontate le questioni amministrative e organizzative legate all’erogazione delle prestazioni in strutture accreditate situate in un’altra regione. La richiesta dell’associazione è che gli enti competenti collaborino per verificare rapidamente la praticabilità di questa soluzione, evitando che eventuali difficoltà procedurali prolunghino ulteriormente la situazione di disagio. Al momento non è stata annunciata una data per l’avvio dei trasferimenti, né è stato comunicato un accordo operativo definitivo tra le istituzioni interessate.

Il dramma dei dializzati, oltre 30 persone chiedono di tornare a una vita normale

Dietro la questione dei posti disponibili, dei turni e delle autorizzazioni ci sono persone che devono convivere con una patologia cronica e con la necessità di sottoporsi regolarmente a trattamenti salvavita. La dialisi comporta già di per sé un impegno significativo nella vita dei pazienti. Quando alle sedute si aggiungono orari notturni prolungati, spostamenti difficili e incertezze organizzative, il peso della terapia può diventare ancora più gravoso. È questa la condizione denunciata dai malati di Reggio Calabria, che hanno chiesto pubblicamente di poter ricevere le cure in orari maggiormente compatibili con le proprie esigenze.

La protesta ha richiamato la necessità di trovare un’organizzazione assistenziale sostenibile, pur riconoscendo l’importanza della continuità delle prestazioni assicurata dal GOM nella fase emergenziale. Anche per questo la disponibilità manifestata dalle strutture di Messina assume particolare rilievo. La proposta di AINIgA non risolve automaticamente tutte le criticità, ma introduce una possibilità concreta che le autorità sanitarie possono valutare per alleggerire le difficoltà dei pazienti.

Un ponte sanitario sullo Stretto, ora la parola passa alle istituzioni

La vicenda dei dializzati reggini entra dunque in una nuova fase. Dopo la protesta davanti all’ASP, l’incontro tra i rappresentanti dei malati e i vertici aziendali e l’autorizzazione regionale dei nuovi posti dialisi, arriva la disponibilità di due centri messinesi ad accogliere i pazienti con un servizio di trasporto gratuito. È una proposta che sposta il confronto anche sulla possibilità di una collaborazione sanitaria tra Calabria e Sicilia. I punti ancora da chiarire sono concreti: quanti pazienti potranno effettivamente essere assistiti nelle strutture messinesi, quando potrebbero iniziare gli eventuali trasferimenti, quali procedure saranno necessarie e come sarà coordinato il servizio tra le due sponde.

La soluzione prospettata da AINIgA dovrà essere valutata dalle istituzioni competenti, mentre resta aperta la questione dell’attivazione delle nuove postazioni dialisi autorizzate dalla Regione Calabria. L’auspicio dell’associazione è che questa disponibilità possa trasformarsi rapidamente in un sostegno effettivo per le persone coinvolte nell’emergenza. Reggio Calabria e Messina potrebbero così costruire un ponte di solidarietà sanitaria, capace di offrire una risposta alle difficoltà dei pazienti in attesa di una soluzione stabile sul territorio reggino. Per oltre 30 persone che da settimane affrontano trattamenti fino all’una di notte, il risultato più importante non sarebbe soltanto cambiare centro dialisi, ma poter tornare a conciliare una terapia indispensabile con condizioni di vita più sostenibili e dignitose.