Reggio Calabria, il dramma dei dializzati: “non ce la facciamo più, ci incateniamo in piazza” | FOTO E VIDEO

Circa 30 pazienti costretti a sottoporsi alla dialisi fino all’una di notte. Dopo il sit-in davanti all’ASP, FINTRED incontra i vertici dell’Azienda sanitaria: primi segnali di apertura, ma resta il nodo dei tempi. La Regione ha autorizzato 10 nuovi posti rene, i malati chiedono risposte immediate

Foto di Salvatore Dato / StrettoWeb
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Entrano in ospedale quando per molti è già ora di cena e tornano a casa nel cuore della notte, spesso debilitati da un trattamento sanitario indispensabile per continuare a vivere. È la difficile quotidianità di circa 30 pazienti dializzati di Reggio Calabria, costretti da settimane a sottoporsi alle terapie in orario notturno, con sedute che terminano intorno all’una. Una situazione che ha portato questa mattina, venerdì 6 novembre, alla protesta davanti alla sede dell’ASP di Reggio Calabria, in via Diana, dove pazienti e familiari si sono ritrovati per chiedere una soluzione immediata.

Una mobilitazione promossa da FINTRED Calabria, coordinata a livello regionale da Francesco Puntillo, che ha portato anche a un confronto di oltre un’ora con i vertici dell’Azienda sanitaria. Un incontro nel corso del quale sono emerse le differenti posizioni sui tempi necessari per superare l’emergenza. Al termine, l’associazione ha registrato un primo segnale di apertura, ma senza che sia stata ancora individuata e comunicata una soluzione operativa definitiva.

Dialisi a Reggio Calabria, la protesta dei pazienti: cure fino all’una di notte

Dietro la vicenda dei posti dialisi mancanti a Reggio Calabria ci sono persone che devono affrontare più volte alla settimana trattamenti lunghi e impegnativi, ai quali si aggiungono gli spostamenti notturni e le difficoltà di organizzazione familiare. Molti pazienti sono anziani, altri convivono con ulteriori patologie o condizioni di disabilità. La situazione è precipitata dopo l’interruzione dell’accoglienza dei pazienti presso il centro dialisi San Giorgio di Pellaro. Secondo la ricostruzione fornita da FINTRED, delle 36 persone precedentemente assistite nella struttura, due sono state trasferite a Melito Porto Salvo e Scilla, mentre 34 sono state indirizzate al Grande Ospedale Metropolitano di Reggio Calabria. Quattro hanno trovato collocazione nei turni diurni e trenta sono stati inseriti nei turni notturni.

Il GOM ha così garantito la continuità delle cure, ma l’organizzazione emergenziale sta determinando disagi sempre più difficili da sostenere. Le sedute cominciano intorno alle 20 e si concludono all’una di notte, con conseguenze sulla quotidianità dei malati e delle loro famiglie. Durante il sit-in, i manifestanti hanno mostrato cartelli con richieste di aiuto e messaggi che raccontano la loro condizione. Tra questi anche una frase particolarmente significativa: “Dialisi è vita, non punizione”. Poche parole che riassumono il senso della mobilitazione: chiedere che una terapia salvavita possa essere effettuata in condizioni compatibili con la fragilità di chi deve affrontarla.

La testimonianza dei malati: la battaglia per tornare a curarsi in condizioni dignitose

Le testimonianze raccolte durante la manifestazione restituiscono la dimensione umana dell’emergenza. C’è chi racconta di aver trovato nel centro San Giorgio di Pellaro una risposta assistenziale adeguata e chi, dopo l’interruzione del servizio, ha dovuto modificare completamente le proprie abitudini per continuare a ricevere le cure. I pazienti presenti hanno descritto le difficoltà legate ai trattamenti notturni, evidenziando la stanchezza dei malati e degli operatori sanitari impegnati nell’assistenza. Una condizione che, secondo le testimonianze, sta diventando sempre più pesante con il passare delle settimane. La protesta non è rivolta contro il personale del Grande Ospedale Metropolitano, che ha garantito una risposta nella fase di emergenza, ma punta a ottenere un’organizzazione delle cure sostenibile nel tempo, senza costringere i pazienti a trascorrere sistematicamente la notte in ospedale. I dializzati esasperati affermano: “non ce la facciamo più, ci incateniamo in piazza“.

Emergenza dialisi, incontro tra FINTRED e ASP: primi segnali di apertura ma nessuna soluzione definitiva

La novità della giornata è rappresentata dall’incontro tra i rappresentanti di FINTRED Calabria e i vertici dell’ASP di Reggio Calabria, arrivato dopo la richiesta di confronto urgente inviata il 27 ottobre alla direttrice generale Maddalena Berardi. Il colloquio è durato oltre un’ora e ha consentito di affrontare direttamente le difficoltà dei dializzati. Secondo quanto riferito da Puntillo, il confronto è diventato particolarmente serrato quando la discussione si è concentrata sulle scadenze e sui tempi di intervento. Da una parte la necessità dell’Azienda sanitaria di individuare un percorso organizzativo, dall’altra l’urgenza espressa dai pazienti, che chiedono provvedimenti capaci di incidere sulle loro condizioni nell’arco di pochi giorni.

Al termine dell’incontro, Puntillo ha parlato di un “primo segnale di apertura”. L’ASP, secondo quanto riferito dal coordinatore di FINTRED, si è impegnata a ricercare insieme al Dipartimento Tutela della Salute una risposta emergenziale, da affiancare successivamente a un intervento strutturale. Resta tuttavia il problema principale: non sono ancora stati comunicati tempi certi e modalità operative per superare i turni notturni. Ed è proprio su questo punto che si concentra la richiesta dell’associazione.

Il nodo del 31 dicembre: per i dializzati di Reggio Calabria è troppo lontano

Nel corso del confronto è emersa anche la questione della disponibilità del GOM di Reggio Calabria a proseguire con l’attuale organizzazione delle dialisi fino al 31 dicembre 2026. Un termine che, secondo quanto riportato dopo l’incontro, è stato indicato come limite dal nefrologo dell’ospedale, dottor Catalano. Ma per chi deve affrontare tre trattamenti alla settimana, con rientri a casa nel cuore della notte, attendere fino alla fine dell’anno rappresenta una prospettiva estremamente difficile.

FINTRED continua a chiedere una risposta urgente, distinguendo l’intervento necessario per fronteggiare l’attuale emergenza dalla successiva riorganizzazione della rete dialitica. La richiesta è quella di evitare che una soluzione temporanea si prolunghi per settimane senza un’alternativa concretamente praticabile. Il problema riguarda anche il personale sanitario. Per garantire le prestazioni, l’ASP ha messo a disposizione professionisti provenienti da altri centri del territorio, tra cui Palmi, Scilla e Taurianova. Uno sforzo organizzativo che contribuisce ad assicurare le cure, ma che non elimina la necessità di individuare una sistemazione più stabile per i pazienti.

La Regione Calabria ha autorizzato 10 nuovi posti rene: cosa manca per attivarli?

Al centro della vicenda c’è la decisione assunta dalla Regione Calabria il 19 ottobre 2026, quando la Giunta regionale, su proposta del presidente Roberto Occhiuto, ha autorizzato l’incremento straordinario di 10 posti rene da assegnare all’ASP di Reggio Calabria. Il provvedimento, adottato attraverso la D.G.R. n. 683, prevede che i nuovi posti siano attivati nel Comune di Reggio Calabria per garantire la continuità assistenziale e favorire la prossimità delle cure ai pazienti nefropatici dell’area metropolitana. La Regione ha inoltre chiarito che l’incremento non comporta la riduzione o la soppressione dei posti già programmati negli altri centri dialisi pubblici e privati della rete territoriale.

Per FINTRED si tratta di un riconoscimento istituzionale della carenza assistenziale denunciata da tempo. Una decisione importante, che però deve ancora tradursi in una risposta concreta per i malati coinvolti nell’emergenza. La questione fondamentale resta quindi quella dell’attuazione del provvedimento: dove saranno attivati i dieci nuovi posti dialisi, con quali modalità e soprattutto entro quando?

Il centro dialisi di Pellaro e le possibili soluzioni all’emergenza

Tra le questioni sollevate durante la mobilitazione figura anche la situazione del centro San Giorgio di Pellaro, dove numerosi pazienti avevano ricevuto assistenza prima dell’interruzione del servizio che li riguardava. Alcuni manifestanti hanno chiesto di valutare la possibilità di ripristinare le cure nella struttura, richiamando l’importanza di una sede vicina alla propria abitazione e di turni compatibili con le esigenze sanitarie e familiari.

Il tema dell’accreditamento del centro non avrebbe tuttavia registrato novità nel confronto odierno con l’ASP. FINTRED ha ribadito che la priorità è individuare una soluzione immediata, indipendentemente dalla struttura nella quale verrà concretamente realizzata. Resta inoltre aperto il problema più ampio del fabbisogno di posti dialisi nell’area reggina. L’associazione aveva inizialmente chiesto 29 postazioni aggiuntive, una richiesta successivamente rimodulata a 19, fino ai 10 posti autorizzati dalla Regione nella fase attuale. Un incremento che costituisce un primo intervento, mentre l’eventuale ulteriore potenziamento dovrà essere affrontato nell’ambito della revisione complessiva della rete nefrologica e dialitica calabrese.

Sanità a Reggio Calabria, la richiesta dei pazienti: cure vicine a casa e risposte immediate

La vicenda dei dializzati solleva una questione che va oltre il numero delle postazioni disponibili. Riguarda il diritto alla continuità assistenziale, l’appropriatezza delle cure e la possibilità di accedere ai trattamenti in strutture il più possibile vicine alla propria residenza. Sono principi richiamati anche nel provvedimento regionale e nella mobilitazione di FINTRED, che ha evidenziato le difficoltà affrontate dai pazienti più fragili e dalle persone con disabilità.

L’associazione ha inoltre richiamato l’intervento del Garante regionale per i diritti delle persone con disabilità, che ha sollecitato un percorso condiviso per ridurre i disagi e tutelare le persone coinvolte. La giornata di protesta si conclude dunque con un primo risultato sul piano del dialogo istituzionale, ma senza una soluzione definitiva. Dopo settimane di trattamenti notturni, la richiesta dei pazienti resta quella di conoscere tempi e interventi concreti.

La Regione Calabria ha autorizzato dieci nuovi posti rene, l’ASP ha avviato il confronto con i rappresentanti dei dializzati. Ora il passaggio decisivo sarà trasformare questi atti in un’assistenza effettiva, capace di restituire ai pazienti condizioni di cura sostenibili.

Reggio Calabria, sit-in dei dializzati davanti alla sede dell’ASP. Lo sfogo dei malati