Ponte sullo Stretto, chi sono i buoni e chi i cattivi? La provocazione social: “15 mesi persi per colpa dei professionisti del blocco”

La pagina Strait of Messina Bridge pubblica una grafica che divide in due schieramenti protagonisti e responsabilità dei ritardi dell'opera: da una parte Governo e Stretto di Messina, dall'altra opposizione e magistratura

Chi sono i buoni e chi sono i cattivi nella lunga e travagliata vicenda del Ponte sullo Stretto? La domanda sembra uscita direttamente dall’album di Vasco Rossi, ma questa volta non riguarda le contraddizioni della vita o i giudizi sulle persone. Riguarda una delle opere pubbliche più discusse della storia italiana e un interrogativo che continua ad accompagnarne il percorso: di chi è la responsabilità dei ritardi che stanno rinviando l’apertura dei cantieri? A proporre una risposta decisamente netta è la pagina social Strait of Messina Bridge, da tempo impegnata nel seguire e raccontare gli sviluppi del progetto di collegamento stabile tra Calabria e Sicilia. Attraverso un lungo intervento accompagnato da una grafica intitolata “Buoni e cattivi”, la pagina ricostruisce la propria interpretazione degli ostacoli incontrati dall’opera, distinguendo chi avrebbe lavorato per sbloccarla da chi, secondo gli autori, ne avrebbe rallentato l’iter attraverso contestazioni politiche e richieste procedurali. Una lettura fortemente critica nei confronti degli oppositori del Ponte e di alcuni interventi della magistratura contabile, che torna a porre al centro del confronto pubblico il rapporto tra decisioni politiche, controlli istituzionali e tempi di realizzazione dell’infrastruttura.

La provocazione di Strait of Messina Bridge: i buoni, i cattivi e i 15 mesi di attesa

La grafica pubblicata dalla pagina è costruita come un confronto tra due schieramenti. Nella colonna verde, quella dei “buoni”, compaiono il Governo italiano e la società Stretto di Messina, ai quali viene riconosciuto il lavoro svolto per portare avanti il progetto e arrivare all’approvazione della delibera CIPESS. Nella colonna rossa, dedicata ai “cattivi”, vengono invece collocati l’opposizione di sinistra e quella che gli autori definiscono “magistratura ideologizzata”, accusate di avere contribuito allo stallo attraverso ostacoli burocratici considerati strumentali. Il riferimento temporale è ai circa quindici mesi trascorsi dall’approvazione del progetto definitivo da parte del CIPESS nell’agosto 2025, un periodo durante il quale il procedimento ha dovuto affrontare nuovi passaggi amministrativi e tecnici. Nella ricostruzione della pagina, il Governo e la società concessionaria avrebbero rispettato i tempi necessari a predisporre una delibera ritenuta valida, mentre i successivi rallentamenti sarebbero riconducibili alle contestazioni e alle verifiche intervenute dopo quel passaggio. È una distinzione volutamente provocatoria, che attribuisce responsabilità politiche precise e invita anche i sostenitori del Ponte a non confondere, secondo gli autori, chi sta lavorando alla sua realizzazione con chi ne contesta le modalità o la legittimità.

Il Ponte e il “teatrino” dei ritardi: la critica anche ai sostenitori dell’opera

La riflessione parte da un’osservazione che riguarda proprio il dibattito tra quanti auspicano la costruzione del Ponte. Secondo Strait of Messina Bridge, anche tra gli amici e i sostenitori dell’infrastruttura sarebbe diventato frequente parlare di “teatrino” o di ritardi ingiustificati attribuendoli genericamente a chi deve realizzare l’opera. Un atteggiamento che la pagina ritiene sbagliato, perché non distinguerebbe le responsabilità dei diversi soggetti coinvolti nel procedimento. Gli autori invitano infatti a non scambiare le responsabilità, sostenendo che il Governo e Stretto di Messina abbiano lavorato per completare gli adempimenti necessari e che i ritardi successivi siano invece legati alle richieste avanzate durante i controlli. La delibera CIPESS dell’agosto 2025 aveva approvato il progetto definitivo, ma nell’ottobre dello stesso anno la Corte dei conti aveva negato il visto e la registrazione dell’atto, impedendone l’efficacia. Si tratta di un passaggio fondamentale per comprendere la vicenda: l’approvazione politica e amministrativa del progetto non coincide automaticamente con il completamento dell’intero percorso autorizzativo, che comprende anche verifiche di legittimità previste dall’ordinamento. È proprio sul significato e sulla necessità di queste verifiche che si concentra la contestazione.

Dall’IROPI al Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici: i quattro ostacoli indicati nella grafica

Strait of Messina Bridge individua quattro principali passaggi che, nella propria interpretazione, avrebbero contribuito a prolungare l’attesa. Il primo riguarda la richiesta di una nuova informativa IROPI, relativa ai motivi imperativi di rilevante interesse pubblico, procedura collegata alla normativa europea sulla tutela degli habitat naturali. Il secondo è l’acquisizione di un ulteriore parere del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, nonostante il progetto avesse già ricevuto in passato valutazioni tecniche. Il terzo riguarda il coinvolgimento dell’Autorità di Regolazione dei Trasporti (ART), chiamata a esprimersi sugli aspetti di propria competenza, mentre il quarto concerne i richiami alla normativa europea sulle gare d’appalto e sulla compatibilità delle procedure adottate. La pagina considera queste richieste ridondanti o strumentali, accusando i soggetti contrari all’opera di averle utilizzate per rinviarne l’avvio.

Il Governo e Stretto di Messina hanno lavorato per superare i rilievi: il punto sull’iter

Al di là della contrapposizione tra buoni e cattivi, un elemento concreto emerge dal percorso seguito negli ultimi mesi: il Ministero delle Infrastrutture e Stretto di Messina hanno proseguito il lavoro per rispondere alle osservazioni della Corte dei conti e completare gli adempimenti necessari a una nuova valutazione del progetto. Nel maggio 2026 è arrivato il parere dell’Autorità di Regolazione dei Trasporti, mentre ad agosto il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici ha espresso una valutazione favorevole sulla prosecuzione dell’iter, accompagnata da prescrizioni e raccomandazioni tecniche. Successivamente, l’attenzione si è concentrata sulla predisposizione della nuova delibera CIPESS e sul controllo preventivo di legittimità.

“Il Ponte si farà”: l’affondo contro i professionisti del blocco

La parte più dura dell’intervento social riguarda l’attribuzione delle responsabilità politiche e istituzionali. Secondo Strait of Messina Bridge, il tempo trascorso dall’approvazione del progetto non dovrebbe essere imputato all’incapacità di chi vuole realizzare il collegamento stabile, ma a quello che la pagina definisce “accanimento politico e giudiziario” di quanti avrebbero fatto del “NO a prescindere” la propria posizione. Gli autori sostengono che da una parte vi siano soggetti impegnati a sbloccare l’infrastruttura e favorire lo sviluppo del Mezzogiorno, mentre dall’altra opererebbero coloro che utilizzano i passaggi burocratici come strumenti di opposizione. Una lettura che sfocia nella conclusione più decisa del messaggio: “Il Ponte si farà, a dispetto dei professionisti del blocco!”.

grafica buoni e cattivi ponte sullo stretto (1)