Un aumento del 37% dall’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca, con il prezzo della benzina che continua a pesare sui bilanci delle famiglie americane proprio alla vigilia delle elezioni Midterm del 3 novembre 2026. Negli Stati Uniti il costo medio nazionale della benzina regular ha raggiunto 4,27 dollari al gallone, secondo l’ultima rilevazione settimanale disponibile della Energy Information Administration (EIA), riferita al 26 ottobre. Si tratta di un incremento di circa 1,16 dollari al gallone rispetto ai 3,11 dollari registrati il 20 gennaio 2025, giorno dell’inizio del secondo mandato presidenziale di Trump. Un rincaro particolarmente significativo, che riflette soprattutto gli effetti delle tensioni internazionali sul mercato dell’energia e delle interruzioni alle forniture petrolifere provocate dalla guerra con l’Iran.
Prezzi della benzina negli USA, dal 2025 a oggi un aumento del 37%
I numeri descrivono chiaramente la dimensione dell’aumento. Quando Donald Trump è tornato alla Casa Bianca, il 20 gennaio 2025, il prezzo medio di un gallone di benzina regular negli Stati Uniti era di 3,109 dollari. L’ultima media settimanale disponibile, quella del 26 ottobre 2026, indica invece 4,269 dollari, con una crescita del 37,3%.
Il confronto evidenzia un rincaro considerevole per gli automobilisti americani, che devono sostenere costi più elevati per i rifornimenti rispetto all’inizio dell’attuale mandato presidenziale. L’aumento dei prezzi alla pompa assume inoltre un’importanza economica più ampia, perché il costo dei carburanti incide anche sulle spese di trasporto e distribuzione delle merci, contribuendo alle pressioni sui bilanci familiari e sulle attività produttive.
Il dato del 37% rappresenta una variazione nominale tra due momenti precisi e non significa che l’intero aumento sia direttamente attribuibile alle decisioni del presidente. Il mercato della benzina dipende infatti da diversi fattori, tra cui il prezzo internazionale del petrolio, i costi della raffinazione, la disponibilità delle forniture e gli eventi geopolitici. Nel corso del 2026, proprio questi ultimi hanno avuto un ruolo determinante nell’andamento dei prezzi.
La guerra con l’Iran ha fatto impennare il prezzo della benzina: il picco di maggio
Il principale fattore di instabilità è stato il conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran, iniziato il 28 febbraio 2026 con gli attacchi americani e israeliani contro obiettivi iraniani. L’escalation militare ha prodotto conseguenze immediate sui mercati energetici internazionali, alimentando i timori di una riduzione delle forniture di petrolio e di un’interruzione delle principali rotte commerciali del Golfo Persico.
Particolarmente importante è stata la situazione nello Stretto di Hormuz, uno dei passaggi marittimi più strategici del mondo per il trasporto di petrolio e gas. Prima dell’inizio del conflitto, attraverso questa rotta transitava circa un quinto dei flussi mondiali di petrolio e gas. Le restrizioni alla navigazione, gli attacchi alle imbarcazioni e le difficoltà nei trasporti hanno contribuito a rendere più costoso e incerto l’approvvigionamento energetico.
Gli effetti sono stati evidenti anche nei distributori americani. Dopo l’inizio della guerra, il prezzo medio della benzina ha registrato una rapida accelerazione nel mese di marzo, superando i quattro dollari al gallone all’inizio di aprile e arrivando fino a 4,50 dollari nella settimana dell’11 maggio 2026, il valore massimo registrato dall’inizio del secondo mandato di Trump.
Dalla tregua di giugno alla nuova escalation: perché i carburanti sono rimasti cari
Nel corso di giugno, i tentativi diplomatici di ridurre le ostilità tra Washington e Teheran avevano favorito un temporaneo allentamento delle tensioni sui mercati. Il 17 giugno, Stati Uniti e Iran avevano sottoscritto un memorandum d’intesa che formalizzava il cessate il fuoco e prevedeva un percorso negoziale, affrontando anche il problema della libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz.
La diminuzione dei rischi immediati per le forniture petrolifere aveva accompagnato una progressiva discesa delle quotazioni della benzina. Alla fine di giugno, infatti, la media nazionale americana era scesa a circa 3,83 dollari al gallone, sensibilmente al di sotto del massimo registrato in maggio.
La tregua si è però rivelata fragile. Nuovi attacchi e tensioni nella regione hanno ostacolato il processo diplomatico, mantenendo elevata l’incertezza sull’accessibilità delle rotte petrolifere. Le conseguenze sui mercati sono tornate a manifestarsi nei mesi successivi, con una nuova accelerazione dei prezzi durante settembre, quando la benzina regular ha raggiunto nuovamente valori prossimi ai 4,50 dollari al gallone.
Nel mese di ottobre si è registrata una moderata diminuzione, ma i prezzi sono rimasti su livelli elevati. Secondo l’American Automobile Association (AAA), il passaggio alle miscele invernali di benzina, generalmente meno costose da produrre, ha contribuito al calo, mentre le elevate quotazioni del greggio hanno impedito una riduzione più consistente.
Midterm USA 2026, il caro benzina pesa sul dibattito politico alla vigilia del voto
La questione energetica arriva in un momento particolarmente delicato per la politica americana. Martedì 3 novembre 2026 gli elettori degli Stati Uniti saranno chiamati alle urne per le elezioni Midterm, che rinnoveranno l’intera Camera dei rappresentanti e 35 seggi del Senato, determinando gli equilibri del Congresso per i prossimi due anni.
Il caro benzina è diventato uno dei temi del confronto sull’economia e sul costo della vita, anche perché durante la campagna presidenziale Trump aveva sostenuto la necessità di ridurre i prezzi dell’energia e dei carburanti.
Un’analisi pubblicata da Reuters il 26 ottobre ha evidenziato che il prezzo medio della benzina durante il secondo mandato di Trump aveva raggiunto circa 3,472 dollari al gallone, superando di pochissimo i 3,471 dollari registrati mediamente durante la presidenza di Joe Biden. Si tratta di un confronto tra le medie di periodi di durata diversa, che richiede quindi cautela nell’interpretazione, ma che evidenzia quanto il mercato energetico sia cambiato rispetto alle aspettative iniziali.
Per gli elettori americani, il prezzo del carburante rappresenta una delle voci di spesa più visibili e frequenti. Il rincaro può incidere sulle valutazioni economiche delle famiglie, anche se non è possibile stabilire automaticamente quanto questo singolo elemento determinerà le scelte di voto.
Benzina a 4,27 dollari: lo Stretto di Hormuz resta decisivo per l’andamento dei prezzi
Alla vigilia delle Midterm 2026, il prezzo medio nazionale della benzina rimane dunque superiore di oltre un dollaro rispetto a quello registrato il giorno dell’insediamento di Trump. L’ultima rilevazione settimanale ufficiale disponibile, pubblicata il 27 ottobre e riferita alla settimana del 26, colloca il costo a 4,27 dollari al gallone, mentre il successivo aggiornamento della EIA è previsto per il 3 novembre.
Le prospettive dei carburanti restano strettamente legate agli sviluppi della guerra in Iran, alla sicurezza della navigazione nel Golfo Persico e alla capacità delle forniture internazionali di soddisfare la domanda. Un miglioramento delle condizioni geopolitiche potrebbe favorire una diminuzione delle quotazioni, mentre ulteriori interruzioni dei flussi petroliferi continuerebbero a rappresentare un rischio per i prezzi.
Per Donald Trump, l’appuntamento elettorale arriva quindi con un dato economico difficile da ignorare: la benzina negli Stati Uniti costa oggi circa il 37% in più rispetto all’inizio della sua seconda presidenza. Un aumento che si intreccia con la crisi mediorientale e che contribuisce a rendere il costo della vita uno dei temi centrali della vigilia elettorale americana.
