Aumentano le famiglie che non riescono ad arrivare a fine mese, cresce la solitudine e la povertà assume forme sempre più complesse a Lamezia Terme. È il quadro che emerge dalle prime anticipazioni del rapporto sulla povertà della Diocesi di Lamezia Terme, i cui dati completi saranno resi noti nei prossimi giorni. Le difficoltà economiche colpiscono in particolare le famiglie monoreddito, sempre più spesso costrette a scegliere quali spese affrontare, mentre ai bisogni materiali si accompagnano disorientamento, isolamento e perdita di fiducia nel futuro. Il tema è stato al centro del convegno organizzato dalla Caritas diocesana in preparazione alla decima Giornata mondiale dei poveri, che ha visto la partecipazione del direttore di Caritas Italiana, don Marco Pagniello, e del vescovo di Lamezia Terme, vicepresidente della Conferenza episcopale calabra, monsignor Serafino Parisi. L’incontro, coordinato dal direttore della Caritas diocesana, don Fabio Stanizzo, ha posto al centro la necessità di superare una risposta limitata all’assistenza immediata, per accompagnare le persone in percorsi concreti di autonomia, dignità e inclusione sociale.
Povertà a Lamezia Terme, aumentano le famiglie in difficoltà e la solitudine
Le prime indicazioni sul rapporto diocesano sono state illustrate da Alessandra Cugnetto, referente dell’Osservatorio povertà e Risorse (Ospo), che ha descritto i cambiamenti registrati attraverso i servizi della Caritas. La situazione evidenzia un ampliamento delle difficoltà economiche e sociali, con un numero crescente di famiglie che faticano a sostenere le spese quotidiane e persone sole che manifestano un disagio non soltanto materiale. “i dati generali raccolti e analizzati presso i servizi della Caritas Diocesana mettono in evidenza come il volto dei poveri stia cambiando nella nostra Diocesi. Sono aumentate le famiglie, che a causa della crisi economica generale fanno fatica ad arrivare a fine mese, e sono costrette a fare delle ‘scelte’ nelle spese da affrontare. Accanto alle richieste di natura materiale si è registrato un aumentato del malcontento generale, che spesso suscita sentimenti di disorientamento e perdita di fiducia verso il futuro. Le famiglie, soprattutto quelle monoreddito restano ‘schiacciate’ nella gestione delle spese quotidiane. È in aumento il senso di solitudine, soprattutto tra gli utenti uomini singoli che usufruiscono del servizio della mensa”. Un quadro che restituisce la complessità delle situazioni incontrate quotidianamente nei centri di ascolto e nei servizi di assistenza, dove le richieste di aiuto economico si intrecciano sempre più spesso con difficoltà relazionali, fragilità familiari e problemi di integrazione sociale.
Il rapporto Caritas: la povertà non è più soltanto una questione economica
Secondo quanto anticipato durante il convegno, le difficoltà registrate nel territorio della Diocesi di Lamezia Terme riflettono tendenze che interessano anche il contesto regionale e nazionale. La povertà viene descritta come un fenomeno sempre più multidimensionale, nel quale l’insufficienza delle risorse economiche rappresenta soltanto uno degli elementi di disagio. Dietro la richiesta di un pacco alimentare o di un contributo per acquistare medicinali possono infatti nascondersi problemi di disoccupazione, bassi livelli di istruzione, precarietà delle condizioni giuridiche dei migranti, isolamento e carichi familiari crescenti. “La fotografia della povertà nella Diocesi di Lamezia Terme”, ha concluso Cugnetto, “conferma quanto si sta verificando a livello regionale e nazionale: la povertà non è più solo povertà materiale ma si presenta sempre più complessa e multidimensionale. Dietro una richiesta di natura materiale, come il pacco spesa, o l’acquisto di farmaci si celano disagi, povertà di relazioni e fragilità sociali come la disoccupazione, redditi insufficienti, una bassa scolarizzazione, o l’irregolarità giuridica per i migranti, l’isolamento e l’aumento carichi familiari. Ogni bisogno espresso, raccontato nei centri di ascolto, nasconde una pluralità di difficoltà che le persone affrontano nella loro quotidianità”. Le anticipazioni del rapporto richiamano quindi l’attenzione sulla necessità di affrontare il disagio sociale attraverso interventi capaci di considerare l’insieme delle condizioni personali e familiari, non soltanto le esigenze economiche immediate.
Don Marco Pagniello: “Rimettere al centro la persona e le risorse per la persona”
Il convegno è stato costruito attorno al messaggio di papa Leone XIV per la decima Giornata mondiale dei poveri, intitolato “Il Signore è rifugio del povero”. Un tema che il direttore nazionale della Caritas, don Marco Pagniello, ha collegato alla necessità di ripensare le politiche di sostegno e l’impegno delle comunità ecclesiali, mettendo al centro la persona e le risorse necessarie per accompagnarla. Il principio richiamato durante l’incontro è quello di “Rimettere al centro la persona per rimettere al centro le risorse per la persona”. Don Pagniello ha quindi approfondito il significato del messaggio pontificio, soffermandosi sulle responsabilità della Chiesa di fronte alle forme contemporanee di povertà ed esclusione. “Papa Leone XIV”, ha spiegato, “sottolinea che questa espressione è un criterio di giudizio per l’esistenza cristiana che rivela il volto di Dio in un’epoca di miseria materiale e morale. Il Pontefice denuncia con forza una ‘corruzione tracotante’ e la perdita del senso della trascendenza, che portano le persone a porsi ‘una sopra l’altra nel segno del dominio e della sopraffazione’. Questa giornata deve essere un invito a trasformare la Chiesa in un rifugio dove, come insegna san Francesco, tutto sia ‘ripensato dal basso, nell’umiltà e nella fraternità’ per riparare un mondo ferito. In questo cammino, la fede deve farsi ‘autorità della prossimità’, capace di toccare la carne sofferente del povero per incontrarvi realmente il volto di Gesù. Noi, però, non siamo per l’assistenzialismo”. Il direttore di Caritas Italiana ha infine richiamato un possibile cambiamento nell’organizzazione degli aiuti alimentari: “Gradualmente, ad esempio, vorremmo dare la metà di ottomila pasti a Lamezia”.
Il vescovo Parisi: “La Caritas deve aiutare le persone a liberarsi dalle forme di schiavitù”
Al centro dell’intervento del vescovo Serafino Parisi è stato il significato biblico del rifugio, interpretato non soltanto come protezione immediata, ma anche come punto di partenza di un percorso di liberazione e crescita. Il presule ha richiamato l’immagine dell’aquila, presente nella tradizione biblica, per descrivere il compito di chi accoglie e accompagna le persone più fragili. “nella tradizione biblica il rifugio è affidato all’idea dell’aquila che, da un lato veglia la sua nidiata, protegge i propri pulcini, e dall’altra le viene riservato il compito di prendere gli schiavi dall’Egitto e portarli dall’altra parte”. Un’immagine che, secondo Parisi, permette di comprendere come la solidarietà debba andare oltre l’assistenza immediata. “Il Signore, riprendendo questa esperienza”, ha aggiunto il vescovo, “dice ‘io vi ho condotti come su ali di aquila’ dalla terra della schiavitù alla terra della libertà. Quindi, l’aquila non indica semplicemente un rifugio ma avvia anche un processo di liberazione, perché nella Bibbia c’è questa grande idea della liberazione. Ed in riferimento al tema dei poveri, credo che questa idea di rifugio debba essere costantemente richiamata”. Il riferimento alla liberazione diventa così la chiave per interpretare il ruolo della Caritas, chiamata a offrire sostegno ma anche a creare le condizioni affinché le persone possano progressivamente superare le situazioni di dipendenza e fragilità.
Parisi contro l’assistenzialismo: “I diritti negoziati come favori sono una forma di povertà”
Il vescovo ha quindi approfondito la necessità di costruire percorsi di accompagnamento che non si esauriscano nella risposta a un bisogno immediato, ma che abbiano come obiettivo la crescita personale e sociale di chi vive condizioni di disagio. Un impegno che richiede continuità e responsabilità, nella consapevolezza che il superamento della povertà non può essere affidato esclusivamente a interventi occasionali. “il nostro vero problema è quello di poter avviare dei percorsi, mettendo in atto tante dinamiche che non si esauriscono in un momento ma devono essere declinate giorno per giorno: non finiscono subito ma richiedono un avanzamento. Noi non siamo chiamati all’assistenzialismo. Noi facciamo un’opera di supplenza che è necessaria. La Caritas deve poter liberare da queste forme di schiavitù, come l’aquila che porta dall’Egitto alla Terra promessa, per una crescita personale e sociale, per una liberazione storica, concreta, dalle pastoie che, a volte, ci rendono poveri. I diritti negoziati come favori è una grande forma di povertà e schiavitù. Di questo si fa carico la Caritas”, ha sottolineato monsignor Parisi, concludendo: “si prende cura dell’uomo e prendersi cura dell’uomo significa assicurarsi responsabilmente del futuro dell’altro, dargli la possibilità di diventare garante del suo avvenire”. Le parole del presule richiamano il valore dell’autonomia delle persone e la necessità di accompagnarle verso condizioni di maggiore libertà e partecipazione alla vita sociale.
Don Fabio Stanizzo: “Da una Caritas che fa per i poveri a una Caritas che cammina con i poveri”
Il direttore della Caritas diocesana, don Fabio Stanizzo, che ha coordinato l’incontro, ha richiamato l’importanza di trasformare la solidarietà in un impegno quotidiano e condiviso, capace di affrontare anche le cause profonde dell’esclusione sociale. L’obiettivo indicato è quello di superare una concezione della carità limitata alla distribuzione di aiuti, per promuovere percorsi nei quali le persone in difficoltà possano essere ascoltate, riconosciute e accompagnate. Stanizzo ha auspicato “che questa giornata ci aiuti a passare sempre più da una solidarietà occasionale a una fraternità concreta, da una semplice risposta ai bisogni a un impegno condiviso per la giustizia sociale, da una Caritas che fa per i poveri a una Caritas che cammina con i poveri. Essere Caritas significa non limitarci a rispondere ai bisogni immediati, ma cercare di riconoscere le persone, accompagnarle nei loro percorsi e contribuire a rimuovere le cause che generano povertà ed esclusione ed essere profetici. La giornata mondiale dei poveri”, ha concluso, “non può essere soltanto una ricorrenza da celebrare, ma deve diventare un’occasione per rinnovare il nostro impegno quotidiano. Perché i poveri non sono destinatari occasionali della nostra attenzione, ma fratelli e sorelle con i quali siamo chiamati a camminare e dai quali abbiamo anche molto da imparare”. Un messaggio che si collega direttamente alle criticità emerse dalle anticipazioni del rapporto diocesano, evidenziando la necessità di risposte capaci di tenere insieme sostegno materiale, relazioni umane e inclusione sociale.
Il convegno della Caritas di Lamezia e l’attesa per il rapporto sulla povertà
L’incontro, organizzato dalla Caritas di Lamezia Terme in preparazione alla decima Giornata mondiale dei poveri, ha visto anche la partecipazione di rappresentanti delle istituzioni. Tra gli altri, hanno portato i propri saluti il prefetto di Catanzaro, Clemente Di Nuzzo, e il sindaco di Lamezia Terme, Mario Murone. Il confronto ha permesso di approfondire il significato del messaggio di papa Leone XIV e di collegarlo alle condizioni di disagio registrate nel territorio diocesano, attraverso le prime informazioni raccolte dall’Osservatorio povertà e Risorse. I dati completi del nuovo rapporto saranno resi pubblici nei prossimi giorni e consentiranno di approfondire ulteriormente l’evoluzione delle fragilità economiche e sociali nell’area lametina. La manifestazione è stata accompagnata da intermezzi musicali curati dal Polo Liceale “Campanella – Fiorentino” di Lamezia Terme, che hanno contribuito ad animare i diversi momenti dell’incontro. Dalle riflessioni del direttore nazionale della Caritas, del vescovo e dei rappresentanti della struttura diocesana emerge un messaggio comune: la risposta alla povertà deve partire dall’ascolto delle persone e dalla conoscenza delle loro difficoltà, per trasformare l’assistenza immediata in percorsi di autonomia, dignità e partecipazione. Un impegno che assume particolare rilievo alla luce dell’aumento delle difficoltà economiche delle famiglie e delle nuove forme di solitudine e disagio sociale segnalate dai servizi della Caritas nel territorio di Lamezia Terme.

